Campania

 

in questa regione il merletto nacque e si diffuse come guarnizione per abiti e paramenti sacri. Presso le corti dei nobili uno stuolo di abili merlettaie lavoravano giorno e notte per realizzare capolavori e creare nuovi disegni, talvolta anche le nobildonne si dilettavano in questa arte. In molti paesi dell'Irpinia e del salernitano si è sviluppata questa forma di artigianato e i paesi dove oggi si continua tale lavorazione sono : Santa Paolina, Tufo, Montefusco, Battipaglia, Positano, dove viene praticata presso nuclei familiari o piccole botteghe artigianali; la tradizione è infatti tramandata di madre in figlia.

 Si pensa che le origini di quest'arte siano da ricercare in Abruzzo; in Campania, comunque, era già diffusa all'epoca di Giovanna d'Aragona. Da tempi lontani, quindi, questi eleganti merletti impreziosiscono i corredi.

Napoli

Tramezzo in lavorazione (courtesy Maria Rosa, Napoli)

Cesare Vecellio sul suo libro” Degli abiti antichi e Moderni di diverse parti del mondo” ( Venezia 1590) scrisse riferendosi all’abbigliamento delle donne napoletane:” Le nobili Citelle napoletane portano una veste semplice serrata al collo, chiusa dinnanzi fino a terra per il più di panno colorato, sono attorniate con pizetti”.

Davies, chirurgo-barbiere (professione medica dell’epoca) londinese visitò Napoli nel 1597 scrisse: “………Il merletto di tutti i tipi e le giarrettiere sono tra il traffico di questa città”

Fynes Moryson contemporaneamente scrisse: “Gli italiani portano collari di lino delle Fiandre ricamato con un punto tagliato (forato, trasparente), molto in uso qui, portano merletti non in oro o argento ma di colore nero”. Lassel invece scrisse : ……. Tutti ci tengono nel portare una giacca: ”…..I punti Venezia e i merletti in oro ornano le loro livree da cavallo”.

Di questo merletto troviamo una citazione nel conto del sarto di Sir Timothy Hutton; un allievo della università di Cambridge trascrivendone i conti scrisse “…quattro once e, mezzo quarto di dram di merletto napoletano”.*

Nel 1612 nell’inventario dei merletti portati in dote da una principessa si certificò: “ stretto merletto nero di Napoli, lavorato da entrambi i lati*.

Il punto di Napoli è un merletto a fuselli similare al punto Milano ma si distingue per avere una rete di fondo meno raffinata.*

Pozzuoli (NA)

Nel 2011 è nata a Pozzuoli l’associazione “Tombolo Napoletano” capitanato da Filomena Renzi. L’associazione oltre alla divulgazione della tecnica del merletto a fuselli si prefigge l’intento di recuperare la lavorazione del merletto napoletano, le socie fondatrici dell’associazione stanno lavorando con filato di seta italiana sui disegni delle Tavole di “Merletto napoletano” di Gioacchino Toma.

Ischia (NA)

Nella fine del ‘500 a Pozzuoli e nell’isola d’Ischia si producevano dei merletti a fuselli di foggia rustica. Cesare Vecellio sul suo libro” Degli abiti antichi e Moderni di diverse parti del mondo” ( Venezia 1590) scrisse riferendosi all’abbigliamento delle donne di Ischia “ Le donne dell’isola d’Ischia sono ordinariamente belle e graziose, la loro arte è il filare, ordinariamente portano veste di tela di lino sottile, lunghe fino a terra”. Osservando bene il disegno le ampie maniche e il fondo del grembiule sono smerlati quasi a sembrare un merletto.

Agli inizi del 1900 si poteva ancora vedere del bel merletto su tovaglie tende ecc. anche realizzati a filet. Ad Ischia veniva fatto anche del Torchon con dei bei disegni, ma ne veniva prodotto e venduto per le strade di comune e scadente.*

Attualmente in questa bellissima isola si producono cestini lavorati come i merletti, una originale idea che le donne dell’isola hanno saputo trasportare dal filo di un tempo, alla rafia. Oltre alle signore anziane anche le giovani si cimentano in questa pregevole manifattura.

 

Portici (NA)

Teresa Franza: “Il Giardino di Teresa”, 2004

Teresa Franza “ La Grande Dea Madre”, Medaglia d’argento, XI Biennale Sansepolcro

La grande Dea Madre (spiegazione dell’opera)

Il mito della Dea Madre affonda le sue radici nella cultura millenaria dei
diversi popoli della Terra.
E' la parte femminile del Creato. E' Voce, grazia, bellezza, prosperità,
abbondanza.
Tutto parte da lei e torna a lei.
Così, in questo merletto, una spirale di energia creatrice parte dal suo
ventre fecondo e torna a lei dopo aver avvolto tutto l'universo da lei
stessa generato.(Teresa Franza)

 

A Napoli non c’è una vera e propria tradizione del merletto, ma una nota scuola di ricamo milanese, diede dei corsi in questa città e una signora da Portici, Teresa, vi partecipò. Teresa è diventata abile e possiamo ammirare due sue opere: la prima  ha partecipato al II Concorso Internazionale organizzato dall’Associazione” Bolsena Ricama”.

Nel settembre del 2004, Teresa si è aggiudicata la medaglia d’argento all’XI Biennale di Sansepolcro con “ La Dea Madre”: il tema era “Il Cosmo: Materia e Poesia “. Nel settembre del 2005 ha vinto il 1° concorso organizzato dall’Associazione Merlettando di Cervaro. Teresa ed altre appassionate hanno formato un gruppo, “ Il Fil’Armonico del Miglio d’Oro“, attualmente coltiva la sua passione come una traversata oceanica in solitaria.

 

Tufo (Avellino)

 

Già da tempi lontani le abili merlettaie lavoravano molto per realizzare capolavori di ineguagliabile pregio. La scuola del merletto di Tufo non è seconda a nessuno e le merlettaie si sono unite in cooperativa per poter meglio vendere i loro manufatti.

 

Santa Paolina (Avellino)

Santa Paolina è un piccolo comune irpino dove si coltiva il Greco di Tufo Doc e si lavora il Tombolo.

L'intreccio dei tommarielli eseguito da abili mani forma il "pizzillo", seguendo con precisione il tracciato del disegno su cartone.Un tempo, la lavorazione del tombolo veniva tramandata da madre in figlia. Dal 1989, invece, è la Pro-Loco che provvede ogni anno, nel periodo estivo, ad organizzare la Scuola di Tombolo.Il tombolo di Santa Paolina è molto pregiato, richiede grande abilità, impegno e conoscenza dei "segreti" di lavorazione.

La "foglia d'uva" è tra le più difficili al mondo: si lavora con ben 238 "tommarielli". Si deve ringraziare la signora Aurora Ricciardelli, che da oltre ottanta anni in passato ha insegnato alle nuove generazioni, se questa lavorazione non è andata dispersa.

La foglia d'uva richiama l'altro prodotto forte di Santa Paolina, che è il Greco di Tufo Doc.

Altra caratteristica lavorazione, molto apprezzata, è la "spina di pesce". Molti sono i "pizzi antichi" contraddistinti da nomi locali quali il rummulillo (piccolo rombo), la via storta, la mennola.

I tre tipi di lavorazione "la foglia d'uva, la spina di pesce e i pizzi antichi" sono insegnati nel corso di tombolo antico.

Oltre all'esposizione dei lavori della scuola di tombolo e alla dimostrazione pratica, potete ammirare i lavori delle "pizzillare" di Santa Paolina alla Mostra dell'Artigianato Tipico Irpino, del Greco di Tufo e degli Artisti Irpini che si svolge ogni anno a Santa Paolina.

La Pro-Loco intrattiene rapporti nazionali e internazionali con associazioni di tombolo

 

Il 25 agosto 2007, in occasione del gran galà nazionale dei Sosia, è stato consegnato il “ Tommariello d’oro” al capo della Polizia , Antonio Manganelli, che con il suo impegno e lavoro ha portato alla ribaltà nazionale la provincia di Avellino. Il premio è stato ritirato dal questore di Avellino, Antonio de Jesu.

 

Calitri ( Avellino)

Calitri fa parte dell’Associazione Italiana  città del Merletto, del Ricamo e del Tessuto d’Arte.

L’Istituto d’Arte di Calitri, grazie all’impegno di alcuni docenti, ha allestito un Museo, che apre le sue porte il sabato e la domenica. Sono raccolte testimonianze storiche della scuola e dei manufatti, realizzati dagli alunni e dagli insegnanti. Tra sculture, pitture e moltissime opere pregevoli si trova anche la sezione di merletti a tombolo e ricami, a testimoniare che un tempo le donne del luogo si dedicavano a questa attività.

Un libro edito nel 1960 ci racconta che la Scuola a quel tempo era articolata in tre sezioni dedicate alla ceramica, lòegno, ricamo e merletto.°

Montefusco ( Avellino)

Anche a Montefusco il merletto a fuselli è un’arte antica, secondo alcuni storici risale all’epoca degli aragonesi, ma c’è un’altra ipotesi che lo lega al periodo svevo. Per non perdere la tradizione questo paese ha anche una scuola di merletto, per le giovani ragazze. Durante la Fiera di Sant’Egidio ( agosto 2007) un padiglione era interamente dedicato alla “ Mostra del Tombolo). Il merletto di Montefusco è stato presentato anche oltre i confini italiani: nella Fiere internazionali di ToKio, Montreal e Londra.

Adelina Egidio, ricamatrice e merlettaia, ha aperto un laboratorio, si tratta della prima iniziativa in assoluto, nella provincia di Avellino.

Presso il Carcere Borbonico c’è una esposizione e si possono vedere delle dimostrazioni delle abili merlettaie.  Nell’ottobre del 2005 si è svolto presso il carcere , un incontro dal titolo”Il tombolo di Montefusco e Santa Paolina: promozione e tutela delle sue produzioni”. Una giornata di confronto e studio organizzato dal “G.A.L. (Gruppo di Azione Locale) Partenio – Taburno”che ha approfondito la materia con un laboratorio pratico presso l’Oratorio San Giacomo. L’intento è stato quello di proporre ai giovani una alternativa di lavoro, sfruttando le risorse che fanno parte di una tradizione e che sarebbe bene non abbandonare.

Positano (Salerno)

Negli anni '50 le Suore della Carità avviarono le bambine alla lavorazione del merletto .

John Steinbeck, Nobel per la letteratura, ha scritto sulle bambine di Postano: "Le dita agili delle bimbe che lavorano con centinaia di rocchetti fanno venire le vertigini, ma esse alzano la testa tranquille, e ridono e chiacchierano come se non avessero la minima consapevolezza delle loro magiche dita, Alcuni lavori sono di incredibile bellezza. Ho visto una tovaglia, una tela di ragno intricata come un pensiero. Cinquanta ragazze ci avevano lavorato per un anno."

Mercato S. Severino (Salerno)

A Mercato S. Severino si respira aria di bel merletto con Lello di Prizio, artista poliedrico, ricercatore della perfezione della bellezza e di tutto ciò che si può creare con il filo.

Gallo Matese (Caserta)

Gallo Matese è un piccolo paese di circa 1000 abitanti dove la tradizione del merletto a tombolo è coltivata da un buon numero di signore.

Questa lavorazione si manifesta anche nel costume femminile che veniva  portato dalle giovani spose per 8 giorni dopo il matrimonio: la camicia bianca "cammisia" e la cuffia bianca "r't'cattsono arricchite di preziosi merletti a fuselli.

 

Altavilla Irpina ( Benevento)

Durante il periodo natalizio del 1998, presso il Museo civico di Altavilla, si è svolta una mostra di merletti risalenti al '500  fino al '900.

La mostra, che costituisce una prima introduzione al mondo dei merletti, nasce come idea dalla donazione della raccolta di campioni della gentildonna Elena Orsini, facente parte di un circolo di donne colte che a Perugia si era interessato allo studio di antiche tecniche e moduli decorativi, da far rivivere in una ancora non codificata ricerca delle proprie radici. Queste donne fecero da impulso promotore a manifatture importanti in cui antiche tecniche di tessitura e di ricamo furono rivisitate, fino a creare nuovi punti e nuove tecniche. La baronessa Franchetti, la Haruc, madre adottiva di G. Laiatico Scaravaglio, colta e raffinata studiosa di Storia del Costume (le dobbiamo moltissime voci dell’EI), la marchesa Ranieri di Sorbello, Chiara Bombelli che dettero vita ad importanti laboratori come la tela umbra di Città di Castello, ancora esemplare laboratorio, quello dei Sorbello che crearono l’omonimo punto, vere e proprie piccole industrie che fornivano alle contadine della campagna circostante, la possibilità di guadagni insperati. La mostra perugina del 1908 nasce in questo clima e da queste raccolte i tre preziosi volumi di "Antiche Trine Italiane" di Elisa Ricci. Elena Orsini iniziò la sua raccolta a Perugia; andata sposa prima a Napoli e poi a Roma, continuò ad allargare la sua collezione con quanto poteva offrire sia il mercato che la liberalità di amiche, come la principessa Borghese, che frequentavano il suo salotto anche attirate dalla fama e dalla cultura del marito, il noto pittore della Roma umbertina Giuseppe Cellini, che fra l’altro affrescò la Galleria Sciarpa. Nei reticelli e nei fuselli, il suo interesse si è volto particolarmente a raccogliere le "variazioni su un tema", frutto di mani diverse, che traducevano un modulo noto attraverso i tanti libri di modelli, che nello scorcio dell’800 venivano riscoperti e studiati. Insieme a questo gruppo con esemplari rarissimi, come i due campioni di modano a maglie larghissime, quasi mai presente anche nelle più importanti raccolte museali, viene presentato quanto ancora resta della collezione della prof.ssa Lucia Portoghesi, ceduta al Comune di Spoleto, ma che da dieci anni giace ancora chiusa nelle casse in cui fu consegnata. I frammenti non inseriti nella cessione sono stati riadattati e presentati qui, per completare il quadro di una produzione per la quale l’Italia fu famosa. Nell’Avellinese questa attività fu nota, anche se forse con una tecnica non caratteristica o con moduli altrimenti noti, almeno a quanto finora si è potuto appurare, ma il piccolo buratto proveniente dallo scavo della cripta di Altavilla Irpina, può già dare l’idea al contrario di una produzione peculiare e caratteristica. Ancora molto cammino resta da fare per dare un volto, in prospettiva storica, anche alla produzione di merletti nell’Italia meridionale ; produzione che si vede "a sprazzi" uscire da citazioni in antichi documenti, ma alla quale va dedicato un attento studio perché anch’essa, come i tessuti della Campania, vada man mano uscendo dalle nebbie per offrirci il suo vero volto, e ne siano testimonianza di perfezione tecnica e disegnativa, quanto ne sopravvive in S. Paolina e Montefusco alle cui merlettaie questa mostra è dedicata.

( l’articolo si trova nel sito     http://www.altavilla-biblioteca.it/Appuntamenti_in_corso.htm)

 

Maschera napoletana

Scaramuccia è la maschera della Campania nata nel ‘600. Sul suo costume compare un colletto in merletto, a volte è piatto a volte a gorgiera.

 

Musei e Mostre

·          Carcere Borbonico Montefusco ( è aperto in poche occasioni)

Telefono: 0825 964003
Fax: 0825 964643
E-mail: info@montefusconline.com

 

Esposizione di merletti e manufatti al tombolo, la mostra si svolge in Agosto.

 

·          Mostra del tombolo e dell'artigianato di Greco del Tufo

             S. Paolino  (Avellino)       La mostra si svolge in settembre  

 Esposizione di merletti e manufatti al tombolo

              Montefusco  (Avellino)      La mostra si svolge in Agosto

·          Museo Civico Filangieri

Via Duomo 228 – 80138  Napoli      081.203211 fax 081.203175

Il Museo conserva una preziosa collezione di merletti e ricami siciliani del XVI secolo.

 

 

Ringraziamenti

Per la loro collaborazione, ringrazio Giuseppe Silvestri, Presidente pro loco di Santa Paolina e i siti:

http://www.unpliavellino.it/proloco/santapaolina/DATI/index.htm

  http://www.gallomatese.com/Tradizioni.htm   

  http://www.comunetufo.it/destom.htm   

 http://www.bottegadellemeni.com/Pagine/tombolo.htm

http://www.antoniomonti.it/italiano/cestini/0001-0003.htm

 

·          Tratto da “ Antiche trine “di Elisa Ricci

°Libri e riviste d’Italia volume12,1960