“ Il Filet “

 La lavorazione della sola rete è molto antica, solo nei primi del XVI secolo iniziò la sua diffusione con i punti di riempitura, per continuare fino alla metà del XVII secolo dove sparì dagli inventari, ma in Germania venne riproposto nei modellari, fino al 1750.

II merletto con la tecnica a “ filet “ o rete ricamata, è una autentica rete da pesca: la tecnica più diffusa che viene usata ancora oggi è quella creata con un ago particolare che si chiama modano.

    

Esecuzione della rete a modano#

Rete in lavorazione, in alto l’ago a due teste, chiamato modano(  courtesy, Rachele Milano)

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Lavorazione del filet a telaio sulla rete a modano (courtesy Rachele Milano)

La rete, una volta portata a termine secondo la misura desiderata, viene sistemata su di un telaio e trasformata in merletto con l’ago: tramite vari punti di ricamo vengono riempiti gli spazi sulla rete, seguendo un disegno. Un tempo, anche la rete veniva realizzata sul telaio, questa tecnica oggi, è poco diffusa.

Libro di 26 pagine datato 1690 contenente disegni fatti a mano per il filet.

 

      

     

     

Alcuni esempi di punti che riempiono la rete a modano

Il risultato è una trina leggera e impalpabile.

 

Reti ricamate da Rachele Milano: la seconda immagine è il particolare di una tovaglietta da tè

La lavorazione del filet a modano ha tradizioni antiche ed è caratteristica di certe zone d’Italia, dove nel passato si sono aperte alcune scuole e oggi la tradizione ancora continua. Come testimonianza di una esistenza remota del filet troviamo in un inventario veneziano del XVI secolo§ “ Una vesta de burato negro vechia…” Il buratto, era in realtà, una rete realizzata togliendo i fili della trama di un tessuto, questo comunque conferma l’esistenza e il piacere di possedere questo tipo di trine, già a quel tempo.

Ritratto possibile di Veronica Franco attribuito al Tintoretto XVI secolo Worcester Art Museum, Stati Uniti

Sul lato sinistro di questo ritratto si può notare un drappeggio di merletto a filet. E’ rarissimo trovare un dipinto che evidenzi questo tipo di lavorazione e senza dubbio chi l’ha eseguito era molto attento ai particolari.

Un ritratto di Marietta Robusti detta la Tintoretta, pittrice veneziana figlia del Tintoretto. Il suo décolleté è velato da un merletto filet.

Rete ricamata a punto tela o rammendo

Una vera opera d’arte realizzata con il filet e il ricamo#

tenda con intarsi e bordo a filet

  

Particolare dell’intarsio e dello schema del bordo

Cuscino in filet e reticello antico 

Colli a Filet

La tradizione del filet è radicata in Toscana , Umbria,  Sicilia , Sardegna e Venezia. Attualmente per velocizzare il lavoro si ricama su rete meccanica, ma il risultato e il pregio non sono paragonabili. Si realizza il filet anche con l’uncinetto, ma questa è tutt’altra tecnica e risultato.

Chioggia (Venezia)

Merlettaie al lavoro lungo una strada di Chioggia ( Anderson)*

rifatta   

Tovaglietta da tè, 1950 ca.

 In questa isola venne aperta una scuola da Michelangelo Jesurum a partire dal 1904, “ La scuola delle reti ricamate”, presso l’Istituto S. Caterina delle suore Canossiane. Presso il museo del merletto di Burano c’è un documento che attesta la convenzione fatta tra Jesurum e l’istituto, per 9 anni. Ancora oggi molte signore continuano a creare e ricamare la rete a modano con  vera perizia e precisione. Attualmente l’Associazione degli Amici del Santo Volto opera da trent’anni sostenendo le missioni nel mondo anche con la realizzazione e vendita di lavori a filet, a testimonianza di ciò possiamo legger questo articolo di Giovanna Bellemo.

Le donne che ricamano per beneficenza

La grande tradizione del filet chioggiotto e del ricamo rivive per sostenere le missioni. E’ la semplice iniziativa solidale attorno alla quale si è costituito 14 anni fa il gruppo degli Amici del Santo Volto. Un’associazione nata con lo scopo di aiutare le missioni attraverso le arti popolari femminili tradizionali che ha dato vita anche ad una piccola scuola di ricamo.
“Abbiamo iniziato a trovarci dopo aver conosciuto un’esperienza simile a Bologna. Alcune signore si trovavano per ricamare assieme e offrivano il ricavato delle vendite dei lavori alle missioni — spiega Mariuccia Ranzato Varisco coordinatrice dell’associazione — D’accordo con l’ex superiora di allora dell’istituto delle Madri del Santo Volto, presente in Tombola, abbiamo costituito l’associazione degli Amici del Santo Volto. Noi tutte avevamo imparato e lavorato dalle Canossiane e questa iniziativa ci è sembrata una bella modalità per ritrovarci, per chiacchierare e allo stesso modo per fare qualcosa di buono”.
Oggi l’associazione degli Amici del Santo Volto è composta da una quarantina di signore dai cinquanta ai novant’anni. Per venti giorni di maggio dal 1 al 20, il gruppo organizza una mostra missionaria con i lavori di ricamo, filet e pizzi nella Chiesa di San Pieretto. Solo per quest’anno l’esposizione si trasferirà nella vicina Chiesa di San Martino. Il ricavato viene per intero devoluto alle missioni.
“La nostra attività e il nostro lavoro è fatto di piccole cose, ma abbiamo delle grandi soddisfazioni. — dice Nilva Monaro tra le coordinatrici del gruppo — E’ una piccola goccia nel grande mare.”
Gli Amici del Santo Volto hanno in questi anni aiutato bambini e famiglie in Brasile e in Indonesia. Le signore sono in contatto con le famiglie grazie alle religiose missionarie presenti in loco che tengono una fitta corrispondenza epistolare. “Sosteniamo i bambini di strada del Brasile e le famiglie in Indonesia — continua Mariuccia Ranzato — Le madri dell’Istituto del Santo Volto provvedono a seconda delle esigenze a comperare beni di prima necessità, per la prima infanzia e per la scolarizzazione. Uno dei momenti più commoventi per il gruppo è stato durante le beatificazione di madre Bakita a Roma, l’incontro e l’abbraccio con un sacerdote brasiliano che abbiamo aiutato fin da piccolo negli studi.”
Oltre all’attività sociale, l’associazione ha dato vita ad una vera e propria scuola di ricamo per il recupero di un’arte, quella del filet chioggiotto, che sta pian piano scomparendo. Adesioni alla scuola sono arrivate anche da Pellestrina e dalla vicina frazione di Sant’Anna.°

Copertina di un libro dedicato al filet#

Album francese contenete 166 modelli da realizzare con la rete filet, datato 1923

    

Lavorazione a filet di Vincenza Pipia

Curiosità

·        I principi De la Tour d’Auvergne e Lauraguais, possedevano un copriletto a filet, una vera opera d’arte che si trova a Parigi nel Museo delle Arti Decorative. Questo capolavoro è in lino, di forma quadrata, al centro c’è una imbarcazione a vele ammainate in un mare agitato, la circondano sirene vanitose che pettinano i loro lunghi capelli ammirandosi allo specchio.  Attorno c’è un alto bordo con : scene di caccia al cervo con l’elefante, caccia al cinghiale, suonatori d’arpa, grifoni, castelli. Nei quattro angoli ci sono dei rosoni formati da 4 tulipani, il bordo di rifinitura è uno smerlo a punte. Completa il tutto una data (1588) e una scritta: ” vertut pas tout”( la virtù non è tutto).

·        Caterina de Medici, si dice, amasse dedicarsi al filet e nel suo inventario sono stati trovati quasi un migliaio di quadrati con motivi a rosoni floreali. C’è un “filo” che lega i Principi De la Tour e Caterina: la madre di Caterina era la contessa Madeleine de la Tour d’Auvergne, l’Auvergne è una zona della Francia dove il merletto si lavora ancora oggi con molta passione.

·        Nel Museo Poldi Pezzoli a Milano, si può ammirare un copriletto appartenuto alla famiglia Poldi Pezzoli, realizzato con quadrati di filet ricamato, assemblati e rifiniti con dei bordi in tessuto lavorati a reticello. Questo prezioso oggetto risale ai primi del XVII secolo.

Libri

The net Work, Therhese de Dillmont (Libro in digitale, formato PDF)

 

Mostra

Mostra di merletto al Museo di Brooklyn

Traduzione di un articolo scritto da Catherine T.D. Fox, 1920 ca.

 

 

Filet nel mondo

 

 

 

 

I testi  sono dell’autrice

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Le foto in bianco e nero sono tratte da: Filet-Guipure,, Th. De Dillmont, 1923 ( DMC)

# Foto tratta da Filetarbejder, O. Oehlenschlägers

§ Un inventario veneziano del XVI secolo, Curzio Mazzi- Rocca S. Casciano 1899 pag. 9

° Articolo apparso su “ LaPiazzaweb.it”, il 2 marzo 2009

*La foto è apparsa su “Immagini di Venezia e della Laguna” edizoni Alinari 1979

Ringraziamenti

 

Si ringrazia Rachele per aver collaborato con le immagini dei suoi lavori.

 

 

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