“ Merletto di Teneriffe, soles, rueda, ñanduti, soles de Maracaibo, polka spider web”

 

 

 

Il merletto di Teneriffe è un merletto eseguito ad ago,  prende il nome dal suo luogo di origine cioè l’isola di Tenerife, la più grande isola delle Canarie. Qui viene chiamato “ Roseta”, e viene realizzato sopra un piccolo cuscino che porta il nome ”piquè o pelota ”. A Vilaflor è una lavorazione particolare di lunga tradizione, dove le rosette vengono unite insieme, questa particolare trina ha preso il nome “merletto di Vilaflor”. Si è diffuso nel XVI e XVII secolo in Spagna con il nome di “Soles” (merletto- sole), e poi si è sparso nelle isole da parte delle mogli dei conquistatori. Era una attività femminile svolta in ambito domestico e con il passare del tempo acquisì delle particolarità attraverso la creazione di nuovi modelli, sviluppando una tecnica originale usando anche filati di seta, lino o cotone. Altre zone dove si è sviluppata questa lavorazione sono: Arona, Granadilla, San Miguel, Orotava e nelle isole Lanzarote, Gran Canaria e Fuerteventura. In queste due isole si è praticato per tanto tempo ma con il tempo ha perso la sua rilevanza. Nel XIX secolo la manifattura della roseta ha smesso di essere una attività locale per iniziare la produzione in larga scala che impegnava manodopera salariata. La sua esportazione era effettuata da commercianti per lo più provenienti dall’Inghilterra, Francia e Germania. Questi commercianti controllavano l’esportazione della roseta e importavano il materiale necessario per la sua realizzazione. All’interno di questo processo c’era l’intermediario incaricato a ritirare il prodotto finito e rifornire all’artigiana il filato e altri materiali per continuare la produzione.

 

 

Con il tempo la roseta si diffuse in diverse parti del mondo, attraverso l’emigrazione dalle Canarie. Con la scoperta dell’America e la posizione strategica delle Canarie, porto obbligato per affrontare la traversata atlantica, fece in modo che molti canari partissero per il nuovo mondo. Con questi emigranti, migrarono anche gli usi e costumi e anche il saper fare il merletto che con il tempo diventò in alcuni paesi un simbolo nazionale adottando un nome proprio come il “Nanduti” in Paraguay o “soles de Maracaibo” in Venezuela. Anche nell’isola di Chios, in Grecia, si è visto del merletto con questa tecnica.

 

Frammento di merletto con tecnica “Teneriffe”, XVI secolo, The Nuttall Collection, donato al Museo da Magdalena Nuttall nel 1908. © Metropolitan Museum, New York

 

     

 

 

Balza di merletto ad ago con tecnica “Teneriffe”e bordo in pizzo a tombolo tecnica torchon, realizzata alla fine del XVII secolo. V&A Museum, Londra

 

 

Merletto antico eseguito in modo grossolano, nell’unione dei motivi a stella  e specialmente nei due quadrati a sinistra tagliati o eseguiti a metà e poi uniti al lavoro. Potrebbe anche essere stata una modifica in seguito a uno strappo o usura del centrotavola, visto che il quadrato sulla sinistra presenta un’ imperfezione.

 

 

 “ Lavorazione della Roseta di Tenerifefe

 

         

Supporti brevettati dalla ditta K&K di Chicago nel 1938

 

    

 

La lavorazione è molto semplice, su un supporto rigido di cartone, caucciù, celluloide, plastica, legno o metallo, si creano dei moduli che possono essere rotondi o quadrati tramite il passaggio dei fili sui dentini che sporgono. Successivamente i fili vengono fermati con l’ago nei più svariati modi, dipende dalla fantasia della merlettaia. Anticamente si usava come supporto anche un cuscinetto realizzato come un puntaspilli rotondo, la copertura superiore era in cuoio o pelle molto spessa e la circonferenza era attorniata da spilli puntati uno vicino all’altro, dove si sarebbero agganciati i fili tesi. Esitono 2 tipi di roseta: la roseta principale e la roseta di unione.

Varie fasi durante la lavorazione*

 

 

Moduli quadrati*

 

     

La roseta principale è quella grande e le rosetas sono quelle più piccole che servono da unione.

 

 

 

Camicia in lino con inserti di rosetas

     

Camicette con sprone e inserti in merletto Teneriffe, proposte come novità dalla rivista “Tissus et nouveauts” nel 1904.

 

Inserto pubblicitario trovato nella rivista “The Modern Priscilla” del 1906

 

Libri

 

dmcTeneriffeLacec1900sm

Libro della DMC edito nel 1900, Therese de Dillmont

 

 

tenerife5

 

Libro del 1904

 

Libro pubblicato nel 1909 dalla scuola di ricamo di Manchester

 

 

La ditta K&K di Chicago nel 1941 ha pubblicato questo manuale.

 

 

 

 

 

 

 

La ditta K&K di Chicago nel 1941 inviava il necessario per eseguire il soles con i supporti e le indicazioni per eseguirlo.

 

 

Merletto con inserti di Tenerife

 

 

Lavorazione con punto a giorno e inserti di Tenerife§

 

Il merletto Tenerife in Italia

Questa lavorazione era diffusa ovunque, anche se oggi non è molto praticata. Attualmente in Italia, per questa tecnica, si distingue Anna Castagnetti da Verona, che lo assembla con altre tecniche con un gradevole e armonioso risultato; si è presentata al Terzo Forum Internazionale del Merletto di Rimini con questa tecnica.

 

Anna ha mescolato la tecnica dell’ “hedebo” con il Tenerife

 

 

Particolare del Tenerife

 particolari dell’ hedebo

      

Tenerife realizzato da Maria Rosaria Apicella, Nocera Inferiore (Salerno) e da Rachele

 Per capire come si procede con questa tecnica, mi ha aiutato Mariella, che l’ha insegnata anche ai suoi bambini dell’asilo.

Biglietto di auguri per la festa della mamma, il fiore è realizzato da bambini di 5 anni con la tecnica del Tenerife ( courtesy Mariella )

Metodo di esecuzione by Mariella

Per lavorare il merletto Teneriffa è necessario avere un apposito telaietto, in mancanza del quale si può ovviare costruendosene uno in cartoncino.

1.   Si prende un cartoncino abbastanza resistente sul quale viene imbastita una tela chiara;

2.   Con la matita si segna il centro del cerchio che si verrà a tracciare con il compasso si traccia il cerchio che avrà il diametro a seconda della misura del pizzo che si vorrà realizzare  (fig1)

3.   Si divide la circonferenza in tante parti quanti sono I raggi che si vogliono ottenere

4.   Con un punteruolo si fanno dei buchetti a distanza di 5, 6 mm sulla circonferenza

5.   Con un filo resistente si fa una sfilza da un buchetto all’altro e si torna indietro per coprire tutta la circonferenza.

A questo punto inizia la lavorazione con il tracciare I raggi…….

Tagliare una gugliata lunga circa la misura che risulta moltiplicando il diametro per il numero dei fori della circonferenza ed aggiungendo ad esso un terzo del  risultato (diametro=5cm. Buchetti=18  18x5=90; 90:3=30; 90+30=120)

Per lanciare I raggi si fa uscire l’ago al centro del cerchio e si porta il filo dal centro l’alto facendolo passare sotto un punto della sfilza e rientrando nel punto vicino lo si porta dall’altra parte del cerchio, facendolo passare sotto un punto della sfilza e rientrando in quello vicino (fig3)

 

Mariella conserva dei vecchi telaietti, in varie forme appartenenti a una anziana zia, una vera reliquia.

foto, courtesy Mariella

 

 

 

I moduli rotondi sono stati realizzati alla fine del 1800, quelli quadrati nella seconda metà dell’800 ( collezione privata Rita Sciamanna, Verona)

 

 

Il merletto Tenerife in Svizzera

 

Carla Guzzi conserva con tanto amore, alcuni merletti appartenuti a due signore non più in vita, Angelica e Savina. Tra queste trine si trova un cartoncino tondo con dei fili lanciati………….Carla non era a conoscenza di questa lavorazione ed ora ha scoperto cos’è questo cerchio magico di cartone!

Il cartone misura cm. 35 di diametro.

 

        

Inizio della lavorazione

 

 

 

spagna

 

Plasencia estrema dura    https://planvex.es/web/2022/05/rosetones-de-encajes/

 

 

 

 

                       .

 

 

 

Il merletto Tenerife in  Paraguay, Brasile, Venezuela, Bolivia

 

Gli spagnoli lo hanno esportato anche in Paraguay, dove oggi è conosciuto con il nome di “nanduti”, che significa “ tela del ragno”, Brasile e Venezuela (el sol de Maracaibo).

 

Paraguay

 

 

 

 

 

Merletti di Cluny, facenti parte nel 1903 della collezione del Museo della Scuola Industriale di Paluen, Germania.

 

 

In Paraguay, la comparsa del “nanduti”, risale al XVIII secolo,  gli indigeni lo acquisirono dagli spagnoli dell’isola di Tenerife, ne variarono il modo di esecuzione,  lo elaborarono nella foggia e nei colori, per poi ornare i loro abiti. In questo paese è riconosciuto come un elemento rappresentativo dell’artigianato paraguaiano. Nel dicembre 2002, si è inaugurato a Itaguà (30 Km. da Asunción) il primo Museo Comunitario dei prodotti fatti a mano del Paraguay: qui si trova anche il merletto “nanduti”. Come tutte le altre forme artigianali anche questa si tramanda di generazione in generazione tramite il filo della memoria.

Nell’Esposizione universale di Barcellona del 1888 il Paraguay presentò diversi merletti nanduti, Doña Carmen Gill De Cordal presentò un ventaglio, un davantino, alcuni centrotavola e una mantiglia. Molti altri oggetti in merletto vennero presentati da altre persone.

All’Esposizione internazionale di Bruxelles del 1896 il governo del Paraguay presentò diversi oggetti in merletto nanduti tra cui: quattro ventagli di filo, otto ventagli di seta, un davantino, diversi centrotavola in filo e in seta.

 

Nanduti, un’arte indigena Paraguaiana, articolo di Edgard Roquette- Pinto, 1927

Il mio interesse per i nanduti risale al 1911, quando sono stato in Paraguay per la prima volta. Questo pizzo paraguaiano è tanto delicato nella trama quanto è meraviglioso nel simbolismo dei suoi disegni. A prima vista alcuni minuziosi dettagli di interpretazione sfuggono all'osservatore che è incline a considerarlo come mero prodotto artistico di notevole valore commerciale. In realtà, tuttavia, nanduti è considerato da tutti coloro che ne hanno familiarità, come manifestazione del colore locale, in cui si intrecciano le fantasie sognanti e i motivi altamente artistici sviluppati dalle donne paraguaiane. Nel 1920, soggiornai diversi mesi in Paraguay, e attraverso la buona volontà delle amicizie locali ho avuto la fortuna di poter conoscere l’interpretazione della delicata simbologia dei disegni e arabeschi di questo artigianato indigeno assolutamente unico. Perché è un fatto che la maggior parte, se non tutti, i disegni di nanduti sono la rappresentazione ideografica di vari elementi indigeni, inclusi in alcuni casi i gesti e gli atteggiamenti e attitudini delle persone. La caratteristica peculiare del pizzo paraguaiano risiede nel fatto che le linee di tutti i suoi modelli fondamentalmente tipici sono circolari. Infatti tutti i disegni nanduti appaiono come tanti soggetti catturati in una ragnatela. Le donne paraguaiane ora usano quasi esclusivamente cotone e seta nella lavorazione del merletto. In precedenza, veniva impiegato il filo di bromelia (fibra ricavata dalle foglie di agave o ananas) per questo scopo e mi dicono che viene ancora usato all'interno del paese dove scarseggia il filo importato. Personalmente, tuttavia, ho visto solo pizzi nanduti di lino, cotone e seta. Il merletto è realizzato su un telaio di legno quadrato, su questo viene steso un pezzo di mussola e con l'aiuto di un bicchiere o di una tazza si traccia a matita il contorno dei cerchi che serviranno da guida per i dischi finiti, chiamati dejados de nanduti. Questi dischi, dopo essere stati lavorati vengono uniti mediante punti speciali per realizzare merletti di grandi dimensioni. La base del merletto per gli schemi circolari, è solitamente composta da “filete, o fili tesi che formano dei raggi. I raggi posso essere anche 140 e sono raccolti in gruppi che formano delle traccie su cui poi lavorare i punti caratteristici che sono chiamati: Apytè, Aramaje e Pasasinta. Ci sono due modelli di nanduti che sono eccezioni a questa regola in quanto non contengono Apytè, e sono chiamati “filigree cioè filigrana e “guava flower”.

 

           

Punto filigree e punto guava flower, fiore di Guava

 

Credo, tuttavia, che questi due disegni ornamentali non appartengono veramente alla primitiva famiglia dei nanduti, ma siano punti decorativi introdotti successivamente. Questa convinzione è rafforzata dalla mancanza in entrambi questi disegni della caratteristica finitura a cimosa della circonferenza, che è presente in ciascuno e in tutti i numerosi campioni esposti nel Museo Nazionale a Rio de Janeiro. Nanduti è fatto esclusivamente da giovani donne istruite nella complessità di questa delicata arte. Le donne anziane custodiscono gelosamente certe segreti della tecnica necessari per il successo di alcuni disegni. Ma la più difficile di tutte le informazioni da cui ottenere dalle merlettaie più anziane è il significato simbolico ideografico degli arabeschi. Non credo che nessuno fino ad oggi sia riuscito perfettamente a decifrare il significato segreto contenuto in ciascuno dei motivi nanduti, però Nicholas Aymot publicò su “El Orden”, (Asuncion, Paraguay, March 12, 1927), la seguente leggenda che aveva sentito da una centenaria indiana Guaranì, vicino a Piribebui.

Molto tempo fa, nella tribù Guaranì si stavano facendo i preparativi per il matrimonio del figlio del capo con una fanciulla indiana. Il giovane, volendo aggiungere una pelle di giaguaro ai regali che erano stati preparati per la sua sposa, uscì verso il bosco. Durante la notte si trovò in mezzo a una fitta foresta, raccolse alcuni rami intorno al tronco di un albero e, impreparato ad accamparsi in un ambiente così pericoloso, si addormentò sul suo letto improvvisato. Non tornò mai alla sua tribù e tutti i tentativi per trovarlo furono inutili. Molti anni dopo un cacciatore appartenente alla stessa tribù trovò, sdraiato fianco a fianco sotto un grande albero della foresta, lo scheletro di un uomo e lo scheletro di una tigre. Nelle vicinanze c'erano l'arco e le frecce e altri oggetti che erano appartenuti al figlio del capo. I ragni avevano preso dimora tra le ossa del giovane e, come per preparare un degno sudario per uno che era morto nel tentativo di compiacere la sua amata, nascosero completamente i resti del giovane con un rivestimento di pizzo finemente intrecciato. Vedendo ciò, la sposa vedova, il cui dolore non era mai stato alleviato, divenne gelosa dei ragni. Non poteva sopportare di pensare che qualcuno oltre a lei avesse protetto i resti del suo amato defunto. Quindi per molto tempo andò ogni giorno nella foresta per imparare a filare dai ragni, e quando il sudario dell’amato veniva consumato dal tempo, lei lo sostituiva con un suo merletto come avevano fatto i ragni e e nel tempo diventò sempre più fine e più bello. Così nell'amore e nel dolore è stata concepita nel cervello di questa donna indiana del Paraguay l'idea di nanduti.

Le forme ideografiche del nanduti  si possono classificare in quattro gruppi:

 

Collezione del Museo Nazionale di Rio de Janeiro

Motivi fitomorfi

 

 

   Guava Flower                               

 

    

Yvirayty Yovay

 

  

Boyacà, Acrocomia sp.                    Rosemary, rosmarino

 

Motivi zoomorfi

 

  

                                      Parrot’s beak, becco di pappagallo                             

 

  

                Scorpione                                    Tartaruga

  

Ibis

Figure skiagrafiche

 

Oven, forno                                              Dew, rugiada

Miscellanea

 

Orma

 

 

lacemaker

In Paraguay la lavorazione del Nanduti viene praticata direttamente sul tessuto teso sul telaio (courtesy Rose Allen)°

 

lace_garments

Tovaglie con inserti di nanduti (courtesy Rose Allen°)

 

Istituto Paraguayo de Artesania

 

   

 

Nel 2004 tramite una legge nacque l’Istituto Paraguayo de Artesania con lo scopo di promuovere lo sviluppo dell'artigianato nazionale, stimolare e proteggere l'artigiano, cercare canali di marketing e incoraggiare la formazione degli artigiani. Le merlettaie di nanduti sono un “museo vivente”, essendo le depositarie di un patrimonio appartenente al passato della loro comunità. In rete si possono vedere tutti i passaggi per realizzare il nanduti: https://www.youtube.com/watch?v=W4fnCkht6Ss

 

La direttrice con le sue allieve

 

nanduti  lace_dress

Abiti folkloristici paraguaiani

 

 

Silvana López Moreira, first lady del Paraguay, e il prezioso abito “ñanduti

 

                

Silvana López Moreira, first lady del Paraguay, in occasione della cerimonia per l’insediamento presidenziale del marito, ha indossato un abito interamente realizzato con il merletto nanduti, dimostrazione ufficiale delle tradizioni del suo paese. La first lady, anche in altre rappresentazioni istituzionali non perde l’occasione di sfoggiare uno dei simboli dell’artigianato paraguaiano. Estefana Benegas è l’artigiana che ha realizzato questo abito.

L’ufficio istituzionale di Silvana López Moreira ha come distintivo un disegno basato sul merletto nanduti con al centro l’effige della bandiera paraguaiana. In questa immagine il merletto in originale si trova nel supporto  in primo piano di fronte alla first lady.

 

                                                         

                                                         

 

Ogni anno, il 15 di agosto a Itiuguà si festeggia la giornata nazionale del merletto paraguaiano con sfilate di carri ed elezione di miss ñanduti. Tutto è all’insegna del merletto e le giovani partecipanti al concorso portano abiti ornati di ñanduti. Per il paese è un orgoglio nazionale, una festa gioiosa, colma di colori, sorrisi, allegria.

 

 

 

 

 

Tomasa Coronel, Clara Meza, Cándida Ramírez, Estéfana Benegas e Basiliza Florentín sono le cinque artigiane che sono state omaggiate per essersi distinte nell’arte del merletto.

 

 

 

Eliodora Ramos De Martinez, scomparsa nel 2020 all’età di 74 anni, ha scritto questo libro sul merletto paraguaiano

 

Albina Gonzales di 84 anni, nel 2019 è stata eletta Miss merlettaia di ñanduti per la sua abilità di lavorare con il filo sottile

 

 

 

   

Zinilda Britez, lavora con colori delicati, tutto il suo lavoro è romantico e lieve, dalla miscellanea dei colori ai punti ben studiati.

 

Elsa Silva Martinez

 

Elsa punta sui colori di contrasto d’impronta moderna, su una struttura di filo nero ricama con colori decisi e dice che ultimamente si sta valorizzando il nanduti e ribadisce che non vive solo di merletto, ma in momenti economici difficili, il nanduti aiuta.

 

 

Gilda Gaona

 

  Gilda ha 78 anni e ha appreso l’arte del nanduti da sua madre, lavora sia con filo sottile che grosso.

 

 

Mayra Godoy ha partecipato nel 2016 a “Miss Teen Mundial Paraguay” sfoggiando questo abito di nanduti applicato su tulle. Lo stilsta che ha disegnato l’abito è Alfredo Gaona.

 

  

 

 

 

Bandiere del Paraguay eseguite con svariati punti della tacnicaNanduti

 

  

In occasione dell’ottantesimo anno dell’immigrazione giapponese in Paraguay le merlettaie paraguaiane hanno assemblato la loro arte con la trdizione centenaria del kimono. L’incanto del nanduti paraguaiano si integra armoniosamente con la sobrietà del kimono giapponese. Il risultato è un’amalgama di culture.

 

Guadalupe Quiñones direttice della casa di moda Morena Toro, disegna capi di abbigliamento e accessori in modo innovativo, moderno ma sempre e rigorosamente fatto a mano. Questo abito ne è un esempio, nella scelta dei colori, dei punti, delle simmetrie e geometrie. Il risultato eccellente è dato dalla mano fatata della merlettaia, colei che interpreta il disegno con la sua esperienza, passione e maestria.

 

Grazie alla grande disponibilità e cortesia del poliedrico Giorgio Boccia, possiamo vedere alcune opere  paraguaiane che ha acquistato ad Asunciòn e Itagua, le ha fotografate e ne ha permesso la pubblicazione; queste opere sono realizzate con grande maestria e fantasia di colori e motivi.

     

         Tovaglie ricche di colori,  motivi di varie forme sparsi al centro

 

Le danze folkloristiche si intrecciano con il Nanduti

 

 

 

 

 

 

 

 

Brasile

 

    

Fazzoletto proveniente dal Brasile del XIX secolo, donato al “The Met” da Samuel S. Howland nel 1906. Il disegno ha un effetto ottico di rilievo, i mezzi cerchi e i cerchi pieni, realizzati con vari punti e modi di intreccio, danno l’idea di una sovrapposizione di cerchi. © Metropolitan Museum, New York

In Brasile, il nhanduti è legato ad una leggenda: “Si narra che una indigena non si dava pace per la scomparsa del suo amato, egli era un guerriero e quando venne ritrovato, il suo corpo era coperto da una ragnatela tessuta in un modo da sembrare un prezioso velo. La donna immediatamente cercò di copiarlo con ago e filo. Così nacque il primo merletto nhanduti in Brasile”.

 

 

A San Paolo del Brasile si trova il Museo “Casa das Culturas Indigena”^, oltre al merletto a fuselli (renda de Bilros) , ai ricami a fili tirati (renda de crivo), al rinascimento e al macramè (renda de abrolhos) viene conservato anche questo tipo di merletto.

In Venezuela porta il nome “Bordado de soles de Maracaibo” e presso l’Università di Zulia a Maracaibo, si vorrebbe creare un corso, per non perdere le tracce di una tradizione remota, a tal proposito è stato scritto anche un libro.

Già nel  1894 Tina Frauberger scrisse un libro “Spitzenkunde “ dove dà la spiegazione su come si esegue il “soles del Brasile”, si può vedere la foto di un grande lavoro realizzato con questa tecnica(pag.123).

 

Ecco alcuni motivi caratteristici brasiliani:

   

Argentina

 

Fàtima Lopez e Aletta Lopez, ballerine argentine con i loro abiti flolkloristici fatti di merletto nanduti, nelle ampie maniche ci sono anche degli inserti a filet.

JUANA DE ARCOS 

Juana de Arcos è una delle linee di abbigliamento più originali ed artistiche prodotte a Buenos Aires. Il marchio è stato creato da Mariana Cortés, nelle sue collezioni ha inserito il merletto nanduti sia nella stampa che nella versione originale fatta a mano, tra esplosioni di colore e fantasia.

     

Alcuni modelli di Mariana Cortés

 

Bolivia

 

Anche la Bolivia ha la sua bandiera in “Nanduti

 

 

 

Venezuela e il “Sol de Maracaibo”

 

 

In Venezuela, secondo un’esperta americana, le origini di questo merletto hanno avuto inizio nella città che oggi si chiama La Villa del Rosario de Perijà. Il primo insediamento era formato da 40 famiglie di coloni che si stabilirono nella Sierra del basso Perijà al comando di Don Juan de Chourio. Questo manufatto oggi porta il nome “Bordado de sol de Maracaibo” e qui nella capitale venne portato dai coloni spagnoli che si erano insediati nella Villa del Rosario di  Perijá

presso l’Università di Zulia a Maracaibo, si vorrebbe creare un corso, per non perdere le tracce di una tradizione remota, a tal proposito è stato scritto anche un libro.

 

  

 

 

    

Arelis Martinez, Venezuela

 

 

 Gloria Barrientos, ha realizzato questo merletto con un disegno originale e innovativo, sono cinque bamboline che si tengono per mano

 

Un originale esecuzione del sol di Maracaibo, creato con i fili di tessitura solo in verticale e non nel classico modo circolare, Zulema Alcala

 

  

 

Josemir Urdaneta, non usa solo il classico telaietto di legno ma anche quello di silicone e altri supporti usati negli altri paesi

 

La maestra Elba Graciela Montero de Rondón con il mantello della Vergine di Nostra Signora di Chiquinquirá, patrona della città, composto da più di 500 Soles de Maracaibo realizzati con le sue allieve.

 

 

 

  

Elba de Rondon insieme a Iria Rojas e Maria Arrieta nel 2016 hanno ricevuto una pergamena di riconoscimento con questa motivazione: ”Per il suo inestimabile apporto alla conservazione e insegnamento del Soles di Maracaibo, per il suo eccezionale impegno ed esperienza  di lavoro trasportato nell’insegnamento della tecnica del Soles di Maracaibo alle nuove generazioni di merlettaie, che rafforzano la permanenza nel tempo del merletto tradizionale di Maracaibo”.

 

 

 

 

 

“La tejedora de nanduti”di Victoriano Emilio Montes, 1892

 

 

 

Graziosa, svelta, pura e modesta

con aleggiare da mainumbí,

al braccio porta l’esigua cesta

la tessitrice di ñandutí.

 

Ha il roseo labbro del fior l’incanto,

fine é la vita come il pirí...

chi le resiste, se bella é tanto

e fa tessuti di ñanduti

 

Carlo I’adora e ode nel sonno

frasi dolcissime in guaraní,

e lo chiama suo caro dono.

la tessitrice di ñandutí.

 

Ieri le disse: — «come sei bella

per te il mio cuore passion sentí!

Se m’ami, insieme farem, donzella,

molti tessuti di ñandutí

 

— «Grazie, rispose, ché sulla riva

sono felice del Tacuarí,

dove è amata come una diva

la tessitrice di ñandutí.

 

Le sue caprette segue l’amante,

mandioca ai solchi dona e maní;

ed é ogni detto suo piú elegante

che i miei tessuti di ñandutì

 

Nella canoa mi porta al lato,

mi fragranti piripotì...

se lo sapessi! l’ho giá legato

con soavi lacci di ñandutì .

 

Chi è piú nobile, piú ricco di lui

che il mio adorato?

e  ha amoreggiato con il suo ventaglio

pieno di stelle di ñandutì.

 

Con un sorriso colse la cesta,

e con la grazia del mainumbì

seguí il cammino, dolce e modesta

la tessitrice di ñandutì.

 

Victoriano Emilio Montes, era un avvocato, educatore e poeta. Nacque l'8 giugno 1855 a Montevideo (Uruguay) morì a Buenos Aires il 31 marzo 1917. Come poeta ha cantato le glorie nazionali, i suoi versi più noti sono la sua poesia immortale, "La tejedora de Ñanduty", che cantata dai trovatori dalla fine del XIX secolo, ha reso famoso il suo nome nella città.

Le parole di questa poesia sono diventate una canzone paraguaiana https://www.youtube.com/watch?v=b8uxf1j5Tfo

La danza della tejedora https://www.youtube.com/watch?v=wLpFvsjLsZU

 

Le danzatrici hanno in mano il telaietto per ricamare il merletto

 

 

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Ringraziamenti

Ringrazio vivamente il Metropolitan Museum of Art di New York, Giorgio Boccia, Rose Allen, Mariella, Maria Rosaria, Carla, Rachele e Rita Sciamanna, Elizabeth Correa, per la loro piena disponibilità, ringrazio ulteriormente i siti:

 #http://www.paraguayhechoamano.org/phamesp.htm

° http://www.capitolviewconsulting.com/

https://www.extra.com.py/actualidad/tejedoras-piden-crear-una-escuela-ensenar-nanduti-n2773620.html

https://www.youtube.com/watch?v=2q-aDEZTOvk

https://www.youtube.com/watch?v=RnDnUrhmQNE

§Biblioteque D.M.C. « Les jours sur toile » II serie, Therese de Dillmont

*Biblioteque D.M.C. « Dentelle Ténériffe » Therese de Dillmont

Questi due libri sono scaricabili in PDF dal sito dell’university Arizona: http://www.cs.arizona.edu/patterns

^ Casa das Culturas Indígenas: rua Augusta 1.371 , loja 07 - Galeria Ouro Velho - São Paulo  http://www.iande.art.br/museu/museuvirtual.htm

 

Thesa Handarbeitenbuch

https://www.antiquepatternlibrary.org/html/warm/B-YS089.htm

 

 

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https://www.youtube.com/watch?v=RnDnUrhmQNE

 

http://nandutilace.com/EL%20LEGADO%20english%20FINAL%20numbers.pdf