Mostra di merletto al Museo di Brooklyn
Una impressionante attrattiva venne data dal filet.
Circa 25 importanti esemplari erano disposti in una piccola
stanza,;presso la rotonda, una soffice luce appesa, irradiava i merletti
sottostanti e donava ai muri una tonalità color crema. La stanza era
ulteriormente abbellita da “ Danae” di Rodin e da altre due sculture di marmo.

“Danae” di Auguste Rodin
C’era anche una considerevole striscia siciliana del tardo
’400, lunga 7 piedi e larga 2, esposta con il contributo della signora Helen.
Autorevoli fonti pensano che questo pannello per: il suo importante ornamento,
i cavalieri, le figure femminili e maschili, e i riferimenti fantasiosi che non
avevano nessuna relazione l’un l’altro, si possa collegare ai disegni visti nei
manufatti del primo periodo dei ricami siciliani. Un motivo richiamava un
tipico diegno arabo. Questo pannello è stato fatto per uso domestico, non
essendoci simboli ecclesiastici, si esclude l’uso per la Chiesa.
Un altro esemplare, è una striscia verticale composta da due motivi : uno rappresenta S. Giorgio e il drago, l’altro è l’Agnello Pasquale. Entrambi i motivi sono racchiusi in cornici rotonde fatte di foglie e fiori, motivi molto cari ai pittori fiorentini, sebbene il disegno, si ritiene, possa essere portoghese. Dei motivi floreali riempiono i quattro angoli. L’allungamento del disegno in verticale, dimostra una innovazione del disegno, una novità dal solito filet che si sviluppava in origine, in orizzontale.

S. Giorgio
e l’Agnello Pasquale, filet, XVI secolo( portoghese?)
Proprietà
di Frederic B. Pratt (, amante dell’arte,
fece grandi donazioni al museo di Brooklyn)

Orfeo, filet italiano, XVI secolo, proprietà John Reilly
Infine 2 bordi di una coperta di lino tessuto a mano, hanno reso questa mostra, una rassegna molto interessante. I motivi del disegno rappresentano una fontana, dove l’acqua sgorga da teste umane, la fontana è sostenuta ai lati dagli unicorni, poi ci sono dei pavoni, ghiande e foglie di quercia. Un disegno similare è ripetuto in un bordo più stretto che termina alla fine con delle frange. Questo pezzo è stato eseguito dopo il merletto di Orfeo, ma nello stesso secolo: mentre In Orfeo si mira all’essenziale, in questo il disegno è più sofisticato. Con la giusta collocazione delle figure, e l’elaborazione del bordo, mostrava tutta la sontuosità che l’arte rinascimentale poteva ispirare.

Filet italiano, tarda metà del XVI secolo
Insieme a questo pezzo c’era una coperta di tessuto di lino
con un bellissimo bordo che rappresentava leoni araldici all’interno di
pergamene. La coperta era ulteriormente bordata dal “punto Van Dyck” ( merletto ad ago). Il suo effetto, come si può
vedere nella foto, era molto elegante e fantasioso.
.

Filet italiano, bordo merletto ad ago, tarda metà del XVI secolo, proprietà John Reilly
Un altro esemplare del XVI secolo, sempre prestato dallo scrittore, era un pannello verticale, Qui troviamo ancora delle figure, in questo caso un uccello araldico, cavalli, imbarcazioni, e in modo ripetitivo, uomini e donne presi per mano, abbigliati con ricche vesti dell’epoca.
Oltre a questo bianco filet c’erano due coperte di seta: una
blù-azzurro, l’altra rosa-soft e poi su entrambe c’erano dei bordi di filet colorato.
Il punto rammendo era eseguito con una delicata sfumatura di filo di seta e di
lino. Le due coperte erano due bellissimi esempi di lavorazione italiana del
XVII secolo.
La ragione per cui il museo ha dato questa speciale mostra
sul filet, era per trovare la giusta collocazione del merletto nella storia, il
suo uso e le ragioni che lo hanno visto protagonista per diversi secoli. Dal
primo merletto antico che ha avuto successo, sono passati molti anni, se ancora
oggi viene usato per uso domestico e nell’ambito della Chiesa.
Del tutto diverso, per il merletto ad ago, più costoso e
privilegio di pochi.
Il merletto a filet è sempre stato conosciuto dalle masse,
perché prodotto nelle loro case, mettendo a nudo anche nei disegni, la loro
anima. La sua adattabilità alle esigenze della vita moderna è evidente e se la
sua lavorazione fosse incoraggiata in questo paese, riceverebbe grande
considerazione come è successo in Italia, attraverso le Industrie Italiane
Femminili.
Una speciale citazione va fatta per una collezione di
tessuti umbri del XV secolo, specialmente per gli asciugamani con i disegni
caratteristici della regione: il grifone perugino, leone guelfo, draghi e
cervi. Vanno ricordati i ricami di Rodi e della Grecia e dei Balcani, ricchi di
variegati colori e affascinanti fiori. Poi c’era una collezione di tovaglie e
coperte di lino cardato e tessuto a mano, ricamate a reticello con inserti e bordi di filet: tutti i
capi erano italiani e erano del XVIII secolo. Spiccavano altre novità, erano 2
“ lambas”,
(scialli ) provenienti dal Madagascar in seta cruda e tinta con colori
vegetali. Questi 2 capi erano portati in mostra dalla signora Young.
In mezzo ai merletti facevano bella mostra dei gioielli e
alcuni ventagli.
Nel 1915 ( dal 04-04 al 03-05) il Museo di Brooklin portò
nelle sue stanze la collezione di Woodword donata al museo: consiste in 169
pezzi, originariamente messi insieme dal conte dei Besselièvre di Parigi.
Quello che si può ammirare nel museo è ciò che il Colonnello Woodword acquistò
nello stesso anno da Avaray. L’anno d’oro del merletto in Italia, Francia e
Olanda, parte del XVI secolo passando nel XVII
e terminando nel XVIII secolo: in questi tre secoli vengono
rappresentate con grande varietà e ricchezza tutte le tecniche. La collezione
Woodword riassume la storia del merletto nel suo più felice periodo.
I membri del Club, presenti tra gli espositori erano:
Frederic B. Pratt, Luke Vincent Lockwood, William H. Moore, John Reilly, Helen
Foster Barnett, Gertrude Young e William Henry Fox.
Il Pratt Institute, con il quale il museo ha cordiali
relazioni, ha esibito una sua collezione di notevole pregio ed alcuni pezzi
erano stati prestati da alcuni amici.
Si ricorda a tutti che durante l’estate ci sarà un’altra
mostra di merletti al Metropolitan Museum. Ci si chiederà come mai due mostre
di merletto nello stesso periodo, in musei di così tanta importanza, possano
destare un così grande interesse!
Citiamo la giusta espressione di Whistler” Incredibile, il
gusto del pubblico certamente punta in alto!”
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