Aemilia Ars

Capo d’abbigliamento femminile con inserti di merletto “Aemilia Ars”

 

 

Particolare di un copriletto realizzato con la tecnica dell’Aemilia-Ars. (Il ritorno del merletto ad ago- Elisa Ricci)

 

 

Due merletti su disegni del XVI secolo realizzati dalla società “Aemilia Ars”

 

Merletto su disegno moderno, immagine tratta dalla rivista “Emporium”del 1895

Con questo merletto presentato all’Esposizione Internazionale di Liegi nel 1905, Aemilia Ars si aggiudicò la medaglia d’oro.

 

 

Particolare di una “tovaglia dei pavoni”, realizzata per la facoltosa famiglia newyorkese Vanderbilt con il classici motivi fitomorfi soprattutto la ghianda il melograno e con i volatili, il pavone per eccellenza che veniva realizzato dalle mani sapienti delle ricamatrici dell’Aemilia Ars. Nell’angolo in basso a destra e su tutti e quattro gli angoli della tovaglia è stato inserita la lettera “V”, il monogramma della famiglia Vanderbilt.

 

Parte della gonna di un abito realizzato nel 1905 interamente di merletto per la Signora Marsaglia Balduino di Genova. Il progetto è dell’architetto Carlo Rubbiani e del pittore Achille Casanova. Elisa Ricci lo descriveva così: “Vi erano 15 sorta di uccelli differenti, fra fiori, frutti ed ornati. Il bordo era formato da penne di pavone, tutte distaccate l’una dall’altra, così da riuscir ricco e insieme leggero”.

 

       

 

         

 

 

Merletto realizzato dall’Associazione “ I merletti di Antonilla

 

La storia

 

Oggi, “Aemilia Ars” è il nome del merletto di Bologna nato grazie alla tenacia della contessa Lina Bianconcini Cavazza, sostenitrice dell'insegnamento del reticello e del “punto in aria”. Quest'arte così elaborata, produceva un merletto di stile antico per adornare corredi e capi di biancheria con soggetti romantici rappresentati da fiori, stelle, uccelli e frutti.

 

Nel passato “Aemilia Ars” era il nome di una società che fu fondata nel 1898 per iniziativa di un gruppo di persone composto da nobili (tra i quali il conte Francesco Cavazza), imprenditori e artisti riuniti tutti insieme grazie al carisma e alle conoscenze dall'architetto-restauratore Alfonso Rubbiani.  Lo scopo dell'associazione era quello di proteggere le arti e industrie decorative della regione emiliana e di dar vita ad un rinnovamento nelle arti decorative, applicate sugli oggetti di uso quotidiano.

Direttore artistico dell'impresa era Alfonso Rubbiani, singolare figura di artista, acceso sostenitore del recupero dell'arte medioevale e rinascimentale, che credeva fermamente nella natura come fonte di ispirazione.

L'Aemilia Ars, attraverso i suoi artisti (citiamo: Achille Casanova, Giuseppe de Col, Edoardo Collamarini, Augusto Sezanne e Alfredo Tartarini), forniva modelli e nuovi disegni alle varie industrie e ai laboratori artigiani della regione che si sarebbero occupati della realizzazione. L'attività copriva tutti i settori delle arti applicate: dai mobili alla ceramica, dai vetri ai ferri battuti, dalle rilegature in cuoio ai gioielli, al ricamo; attività quest'ultima forse più conosciuta, non trascurando gli interventi decorativi su edifici pubblici e privati: tesi al recupero ed al miglioramento della qualità artistica. Il ricamo della fiorente industria era completo, tanto dal lato artistico che dal lato commerciale, così le valorose patronesse che con instancabile zelo attesero allo sviluppo, potevanoessere soddisfatte dell’obbiettivo raggiunto.

Il successo e la notorietà dell’ Aemilia Ars sul mercato nazionale ed estero furono sanciti dalla sua partecipazione a diverse esposizioni internazionali (Torino 1902, Liegi 1905, Milano 1906, Bruxelles 1910) e dai numerosi riconoscimenti e premi ottenuti.

Nel 1902, la giornalista e scrittrice Maria Majocchi Plattis (pseudonimo Jolanda), scrisse sulla rivista “Natura ed Arte”, un articolo sulla condizione della donna e dei bambini abbandonati citando l’Aemilia Ars come esempio per un futuro moderno di imprenditoria al femminile: “Se le donne raffinate e facoltose d’Italia, in ogni regione, patrocinassero l’arte e l’industria locale con sereno intelletto e alacrità, come, lo noto qui con compiacenza, a Bologna s'occupano le dame dell’ Aemilia Ars, non v’ha dubbio che si noterebbe un progresso non lieve nella produzione nazionale. Ma per oggi, o signore, vi lascio, lieta e paga, se sarò riuscita a farvi intendere ed approvare il motivo che mi anima a scrivere questa rubrica ove io m'auguro d’aver a sviluppare col vostro prezioso aiuto, idee, fatti, notizie, che facciano vivamente rifulgere il cuore e l’ingegno della moderna femminilità italiana.” Successivamente scrisse un altro articolo: “Qualche tempo addietro, uno dei più accreditati e diffusi giornali parigini ebbe la gentile idea di bandire un concorso in Francia, d’ Arte femminile. Le donne risposero numerose al cortese appello, e da tutte le regioni, dalla pia Brettagna, dalla soleggiata Provenza, dalla severa Normandia, dalla gaia Guascogna, dalla florida Linguadoca, dall’Alvernia, dalla Sciampagna, dalla Picardia, dalla Borgogna, dagli storici castelli dal suggestivo nome, come dagli hotels civettuoli dei Boulevards di Parigi, ogni sorta di opere squisite, sbocciate da piccole mani industri, sono giunte nel grande hall della Galleria Georges Petit destinata all’ esposizione aperta in questi giorni. E a seguire ancora; “Con estrema compiacenza v'invito oggi, o amabili amiche, a rallegrarvi meco del trionfo che ha ottenuto recentemente all’estero una delle più gentili industrie del nostro paese: un'industria che è piuttosto un’arte, rifiorita, per merito di qualche eletto spirito femminile, su un passato storico di tradizioni gloriose : quella dei merletti. La splendida esposizione dell’ Aemilia Ars aperta all'Hotel Chatam a Parigi è stata visitata da tutte le dame del faubourg Saint-Germain, la principessa Matilde alla testa; e ciascuna di queste signore si partì ammiratissima, desiderando possedere per qualche ricco capo d’ opera uscito dalle mani delle esperte operaie bolognesi; mentre parecchi noti negozianti di Parigi già chiesero l’esclusivo deposito dei ricami a punto e a reticella. E giacchè siamo tra merletti e ricami, aggiungerò che anche a Londra i ricami della Aemilia Ars hanno ottenuto un lusinghiero successo in una mostra di lavori femminili italiani aperta nel centro di Londra per cura della contessa Cora di Savorgnan Brazzà nell'intento di far meglio conoscere nella grande metropoli i progressi dell’arte nostra muliebre specialmente in graziose industrie artistiche.”

In occasione dell’Espsizione internazionale di Milano, nel 1906 Ugo Ojetti scrisse, riguardo la provenienza dei merlettu esposti: “Qui a Milano, infatti, l’Aemilia Ars espone, fra altri pezzi la copia d’un copricalice quattrocentesco di casa Piccolomini apparso alla mostra d’arte antica di Siena due anni fa; in un piccolo rettangolo, di telai le figurine minuscole delle Quattro Stagioni copiate da un disegno del Vecellio del 1605; un altro velo da calice copiato da uno, esistente nel museo di Cluny, a Parigi; due saggi di trine tolte dall’album del Passerotti; tutto l’arredo d’una culla imitato da un quadro cinquecentesco della pinacoteca bolognese. Ma accanto a questi ricordi che l’A’emilia Ars fa rivivere per la nostra delizia, anche qualche invenzione moderna essa espone degna della nobile compagnia: fra le altre, la veste per la signora Balduino Marsaglia e una trina con un fregio di pavoni, disegnate tutt’e due dal Casanova. L’Aemilia Ars, che ormai ha emporii di ricca vendita in Francia, in Inghilterra e in America, dà lavoro a più di mille operaie, un lavoro ben retribuito ch’esse eseguiscono nella propria casa fuori dalla prigione del laboratorio. E anche in questa quieta solitudine può ritrovarsi un po’ del segreto di questi miracoli....”.

 

libertyPur ottenendo significativi successi in sede di esposizioni nazionali e pur avendo sviluppato l'aspetto commerciale della produzione con l'apertura di un negozio-galleria in via Ugo Bassi a Bologna, la società decise nel 1903 di sospendere l'attività per mancanza di fondi. I costi di produzione erano troppo alti  e la clientela si ridusse di numero. Si decise comunque di mantenere in attività la manifattura di merletti e ricami a punto antico, fondata dalla contessa Lina Bianconcini Cavazza, questa attività continuò fino al 1936 e raggiunse un alto livello di organizzazione coinvolgendo negli utili anche le lavoratrici e dando loro una formazione gratuitamente. Quando l’attività venne messa in liquidazione, il suo fondo di disegni e campionari di pizzi e ricami fu acquistato dal comune di Bologna e andò a formare il fondo Aemilia Ars dei Musei Civici d’Arte Antica.

 

mezzanotte

Paolo Mezzanotte scrisse ( Fascicolo N°11 del Luglio 1923- pag.457*) a riguardo della Mostra Internazionale di Arti Visive tenutasi a Monza: “ Molti, moltissimi merletti e ricami; nei quali è però raro qualche abito di novità. “L’Aemilia Ars” si è un poco addormentata sui successi di un ventennio fa: nuoce soprattutto, alle sue trame delicate, la disposizione in una vecchia vetrina di detestabile gusto floreale.”

 

Esecuzione del lavoro

 

L’Aemilia ars viene  eseguito con l’ago ed è chiamato anche punto in aria, perché viene costruito su un supporto temporaneo composto da un cartoncino, dal disegno, e sopra si mette un foglio di carta da lucido per non sporcare il lavoro. Su questo supporto si debbono dare dei "punti di appoggio" che permetteranno di guidare il filo nella realizzazione del merletto. I principali punti usati per questo lavoro sono: il punto festone, il punto chiaro ed il punto cordoncino.

 

 

Mostre

 

 

·        Il merletto De.Co. Aemilia Ars partecipa alla 3° Biennale del Merletto di Venezia, a sostegno della candidatura alla lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell'Umanità UNESCO del "Saper fare il Merletto". Le maestre merlettaie dell’Associazione Il merletto di Bologna - Aemilia Ars sono presenti al Museo di Palazzo Mocenigo per una giornata di dimostrazioni.

 

·        “Aemilia Ars, merletti di Bologna dal 1901 al 2021”, dicembre 2021

Consegnato oggi il riconoscimento De.Co. Bologna (denominazione comunale d’origine) alle rappresentanti dell’associazione Il Merletto di Bologna per il loro impegno nel tramandare e valorizzare il sapere tradizionale del merletto ad ago nato in città e conosciuto come Aemilia Ars. La consegna è avvenuta in occasione dell’inaugurazione della mostra “Aemilia Ars, merletti di Bologna dal 1901 al 2021”, promossa dall’associazione e curata nell’allestimento dall’artista bolognese Flavio Favelli, che resterà aperta nella Manica Lunga di Palazzo d’Accursio tutti i giorni fino al 15 dicembre con ingresso gratuito.

 

“Con la De.Co. Bologna vogliamo valorizzare e promuovere la cultura e i saperi del nostro territorio, salvaguardando tipicità e tradizioni storiche – spiega Elena Di Gioia delegata del Sindaco alla Cultura – È importante tutelare e trasmettere il sapere tradizionale del merletto bolognese incentivandone la ricerca storico artistica, promuovendo professionalità e attività didattiche. Per questo sosteniamo associazioni come Il Merletto di Bologna che svolgono un prezioso lavoro di promozione di quest’arte rivolto alle giovani generazioni.” Nel 1899, all’interno dell’Aemilia Ars “società protettrice di arti e industrie decorative nella Regione emiliana”, la contessa Lina Bianconcini Cavazza promosse quella che fu a tutti gli effetti una prima Cooperativa di lavoro femminile volta alla formazione artistica, artigianale e imprenditoriale delle donne. I merletti in Aemilia Ars venivano confezionati a domicilio da centinaia di ragazze che, nel dedicarsi a quest’arte, contribuivano per la prima volta al bilancio familiare. Nel corso del secolo successivo, le trine ad ago bolognesi furono apprezzate e conosciute in tutto il mondo e grazie all’instancabile opera di trasmissione tra generazioni, la tradizione del merletto Aemilia Ars è tuttora viva e presente nel patrimonio culturale della città. Proprio a Palazzo d’Accursio, presso le Collezioni Comunali d’Arte, è possibile visitare l’importante raccolta del campionario di Ricami e merletti della Società Aemilia Ars.

 

L’associazione Il Merletto di Bologna nasce nel 2010 da un gruppo di appassionate signore, tra loro anche allieve dell’ultima merlettaia bolognese dell’Aemilia Ars, Antonilla Cantelli. Negli anni della propria attività l’associazione ha raccolto un’ampia selezione di merletti alcuni di disegni tradizionali e altri di nuova creazione ma pur sempre fedeli ai canoni dell’Aemilia Ars. Tra le primissime De.Co. approvate dal Comune di Bologna e iscritte nel registro comunale rientrano sia il merletto ad ago con tecnica Aemilia Ars, sia l’associazione il Merletto di Bologna che lo promuove. La Denominazione Comunale d’Origine nasce con l’intento di valorizzare e pubblicizzare le risorse del territorio come patrimonio collettivo, salvaguardare i saperi e le attività tradizionali maggiormente rappresentativi dell’identità bolognese. Per questo è stato istituito un registro pubblico per i saperi e prodotti a denominazione comunale e per le imprese che hanno ottenuto il diritto di utilizzare il riconoscimento Bologna sui loro prodotti o attività. Il logo De.Co., con funzione di attestazione, valorizza la tipicità dei prodotti bolognesi.( www.bologna 24H. it)

 

·        Mostra di Antonilla Cantelli e allieve 13-14-15 Maggio 2005 – Bellaria di Rimini Sala Andromeda del Centro Congressi

 

·        Mostra di Carla D’Alessandro Lollini, allieva di Antonilla Cantelli. La mostra si è svolta nel 2003 a Granarolo

 

    

·        Aemilia Ars, Arts & Craft a Bologna 1898- 1903, 9 marzo-17 giugno 2001, Bologna

La mostra organizzata dai Musei Civici d'Arte Antica di Bologna ha  presentato al grande pubblico una selezione accurata di circa duecento opere tra oggetti, materiali grafici e fotografie storiche pertinenti l'attività della Aemilia Ars. I manufatti più numerosi erano costituiti dalla ricca collezione di trine e merletti e dal fondo di disegni del Museo Davia Bargellini di Bologna, inoltre c’erano mobili ed ebanisterie, oggetti in ferro battuto, cuoio bulinato, gioielli, biancheria ed accessori per l'abbigliamento prodotti dalla società, ed a dipinti, libri e modelli incisori dei secoli XVI-XVII. La mostra è stata curata da Carla Bernardini, Doretta Davanzo Poli, Orsola Ghetti Baldi, Eugenio Riccòmini. Le opere in mostra sono state prestate da privati e da numerose istituzioni pubbliche ed ecclesiastiche. Articolo di Paola Goretti per Gospark (20 Aprile 2001)

 

 Gotocismi del primo Novecento”

Nelle sale delle Collezioni Comunali d'Arte (Bologna, Palazzo Comunale) si è da poco inaugurata la magnifica mostra "Aemila Ars. Arts & Crafts a Bologna. 1898-1903" che ripercorre le alterne vicende del liberty locale mediante una accurata perlustrazione dei differenti manufatti prodotti dall'omonima comunità artistica. L'identità dell'Aemilia Ars -società protettrice di arti e industrie decorative nella regione emiliana sorta nel 1898 e costituita da un piccolo gruppo di gente scelta, artisti e signori dell'aristocrazia e della finanza- è certo vicenda complessa, non esauribile nei caratteri del gusto cittadino né, tantomeno, in un'unica personalità di spicco; piuttosto, essa è senz'altro riconducibile a quell'intricato dibattito sul ruolo delle "arti minori" sostenuto nelle teorizzazioni di William Morris e di John Ruskin, che avevano precocemente intuito la necessità di una concreta applicazione dei principi estetici del nuovo decorativismo proprio nel campo del quotidiano. In un clima fortemente improntato allo storicismo, al recupero degli stili gotici e rinascimentali e al più devoto "sentimento della natura", si inserisce pertanto anche la vicenda bolognese. Ideatore e fondatore del gruppo fu Alfonso Rubbiani -architetto atipico, decoratore, restauratore, giurista, disegnatore, fine connaisseur- il quale, determinato a dare continuità al passato cittadino (che trovava il suo punto culminante proprio nell'urbanistica medievale), si adoperò nella riconversione del gusto per sottrarlo dalle insidie dell'incalzante industrialismo moderno. Accanto a lui, il conte Francesco Cavazza e un'intera schiera di artisti, decoratori, fabbri, orafi, ebanisti, tra i quali spiccano i nomi dei fratelli Achille e Giulio Casanova, Alberto Pasquinelli, Giuseppe de Col, Edoardo Collamarini, Alfredo Tartarini, intensamente impegnati in un'attività a tutto campo. Nonostante il percorso espositivo sia articolato in sole cinque sale, è possibile mettere a fuoco in maniera lucida e approfondita tutte le tipologie artigianali licenziate attraverso il coinvolgimento di intere catene produttive di ideatori, progettisti, disegnatori ed esecutori; in tal senso, uno dei momenti fondanti che vide la partecipazione dell'intero gruppo fu rappresentato dagli interventi di restauro e di reintegrazione nelle 9 cappelle absidali della gotica Chiesa di san Francesco (in mostra sono presenti gli studi preparatori), in cui si sperimentarono soggetti iconografici in bilico tra ritorno all'antico e modernismo Art Nouveau. Altri complessi decorativi in ville suburbane del contado bolognese (tra i quali spiccano i capolavori pittorici di Palazzo Rosso a Bentivoglio) completati qualche anno prima della costituzione della società, sottolineano poi il consapevole allineamento alla matrice neoquattrocentesca -ormai furoreggiante-, riorganizzata in una nuova veste floreale, colma di tripudi vegetativi, naturalistici e organicistici.

Certo, nulla a che vedere con le impennate del gotico d'oltralpe che in tutti i campi applicativi -dal romanzo storico alla riscoperta del misticismo; dal gusto per le rovine diroccate fino a quello vestimentario- aveva già dato vita al diffuso fenomeno della "medioevolatria"; basti, a questo proposito verificarne gli esiti in questa coppia di mobili neogotici italiani del primo quarto del XIX secolo esposti alla Antichità Sibona (www. gosparkcom/sibona) che, proprio nel loro slancio verticale, ripropongono la tipica guglia acuminata degli stilemi decorativi trecenteschi. Il clima bolognese documentato in mostra -pur aggiornato e nutrito sui grandi fenomeni estetici fin de siècle- è senza dubbio meno capriccioso e spericolato, insistendo maggiormente su caratteristiche di maggiore sobrietà. Né i gioielli (magnifico, il rifacimento del Pendente della S. Cecilia di Raffaello) né gli arredi presentano le esangui nervature tipiche di certo Liberty internazionale, né gli echi di un giapponismo incalzante; anzi, recuperano a piene mani il repertorio del passato, ponendosi a metà strada tra innovazione e tradizione.

Le "magnifiche ossessioni" della mostra vanno comunque all'intero repertorio dei pizzi e dei merletti, che l'apposito settore della società produsse fino al 1936, ricevendo premi e onorificenze di merito nell'ambito di numerose expo nazionali e internazionali. Presieduta da una patronessa d'eccezione -Lina Bianconcini Cavazza, gentildonna locale e benemerita sostenitrice di attività filantropiche- la sezione "merletti e ricami" dell'Aemilia Ars poté infatti contare su una attività imprenditoriale particolarmente efficiente, che riuscì a fronteggiare anche i più duri momenti di ristrettezze economiche e le temporanee interruzioni dovute alla guerra.

Gli impeccabili lavori femminili a "punto reticello" ci sfilano così davanti. Il gusto per l'antico si evidenzia in tutto il suo splendore, intrecciandosi magistralmente ai disegni dei libri di merletti cinquecenteschi riprodotti dalle mani delle ricamatrici del tempo (alcune delle quali, come Antonilla Cantelli, continuano ancora oggi a tramandarne la difficile arte). In tal senso, il vero e proprio capolavoro esposto in mostra -interamente rifatto a ricamo- è certo il celeberrimo Libro di lavorieri eseguito da Aurelio Passerotti e stampato per i tipi della Fausto Bonardi nel 1591. Il libro, una sorta di monumento bolognese dell'editoria del XVI secolo, è ormai divenuto un vero e proprio oggetto di culto, sia per la rarità delle copie presenti nei fondi pubblici e privati che per le caratteristiche iconografiche a lui proprie, che lo differenziano così profondamente dalla restante editoria di settore. Infatti, benché la produzione dei cosiddetti "libri di modelli" per ricami -specie di ambito veneziano- si fosse estremamente infittita nel corso dell'ultimo quarto del secolo, anche grazie alla vasta richiesta da parte del nuovo pubblico di "illetterate" (che entrava così in possesso di tali stampe per riprodurle fedelmente nella biancheria e negli abbellimento delle vesti), nessun volume attingeva esplicitamente ai repertori dell'araldica. Nell'esemplare bolognese -composto da 27 tavole, ognuna relativa a una gentildonna che viene indicata con una coppia di cognomi: quello di nascita e quello acquisito mediante le nozze-, spiccano invece i veri e propri stemmi di casata tra loro intrecciati, come Orsini Malvezzi, Alidosi Isolani, Volta Boncompagni, Gozzadini Gozzadini, ecc. Tra le pagine dell'album, è dunque largamente visibile l'eco di una cultura cavalleresca amante del gusto del blasone che sembra sfuggire gli avvertimenti di una legislazione suntuaria ormai fittissima, emanata per raccomandare la modestia, la prudenza e il contenimento delle "spese soverchie".

Se è vero che queste datate incursioni nei territori dell'antico corrispondevano dunque alla necessità di riattualizzare il passato con criteri moderni, certamente non sono venuti meno gli assunti fondativi dell'intero movimento, ispirati a una profonda riqualificazione etica ed estetica. Ancora oggi, all'alba del XXI secolo, la riflessione del design passa ancora di lì. Vicina a un fare creativo capace di prodursi sempre più in un autentico abbellimento del quotidiano.

 

•Gennaio 2000 "Aemilia-Ars: miniature ad ago, Ceramica e ferro battuto: preziosità nella decorazione”, organizzato da: Centro Italiano Femminile di Bologna

 

 

 

Pubblicazioni

 

 

industria

 

Industria artistica bolognese

Aemilia Ars: luoghi, materiali, fonti

a cura di C. Bernardini e M. Forlai, 2003

 

Bibliografia

 

* Università degli studi Roma Tre- Biblioteca di Area delle arti sezione architettura” Enrico Mattiello

^ Emporium vol. XXIV 1895 ("Rivista mensile d'arte e di cultura")

°Exposition universelle internationale de Liège 1905 : rapports du jury international : classe 84, dentelles, broderies, passementeries et dessins

 

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