


Lina
Bianconcini nacque a Bologna il 21 marzo
1886 e sposò il conte Francesco Cavazza. Questa nobildonna bolognese è stata
una grande sostenitrice del merletto, facendolo conoscere in tutto il mondo.
Infatti lei seppe trasformare la lavorazione del merletto, in una attività
imprenditoriale ad alto livello, partecipando a mostre prestigiose e
confezionando veri gioielli per nobili e facoltose famiglie di tutto il mondo.
Grazie a
lei l’attuale merletto chiamato “ Aemilia Ars”, dalla
società omonima, è conosciuto da tutti
come il merletto caratteristico di Bologna.
Gli appartamenti dei conti Francesco
e Lina Cavazza nel Palazzo Cavazza (
Via Farini 3) furono arredati e decorati tra 1898 e 1900 da Achille Casanova e
altri artisti con gusto già pienamente liberty: evidente nell'esplosione degli
oleandri nel soffitto e nel fregio con bianchi pavoni sullo sfondo di iris,
come nella bella porta decorata a motivi floreali.
La contessa Cavazza era una sostenitrice di
attività filantropiche e nel 1915, per sua iniziativa, nasceva sotto le torri una struttura che aveva la funzione
di raccogliere tutte le informazioni riguardanti ogni combattente e di
diffonderle, fino a farle arrivare a chi le attendeva da casa.
Il conte Cavazza con
l’aiuto della moglie, aveva creato a sue spese e per tutto il periodo della 1ª
guerra mondiale 1915-‘18, un benemerito Ufficio Notizie alle famiglie dei
militari, dove operavano oltre 350 volontari, divenuto in breve anche punto
di riferimento del Ministero della Guerra per l’immane lavoro che alla fine
risultò con uno schedario di circa 12 milioni di voci.
Domenica 5
giugno 2005, alle ore 11, al Museo civico del Risorgimento di Bologna, piazza
Carducci 5, si è svolto un incontro sul tema
(segue il comunicato stampa del Comune di
Bologna):
“L’Ufficio
per notizie alle famiglie dei militari: una grande storia di volontariato
femminile bolognese”
con cui si
chiude la rassegna di appuntamenti “Immagini e memorie della Grande Guerra”.

Sala per la
schedatura delle notizie al fronte
|
. L’enorme numero di combattenti,
la durata del conflitto, la durezza delle battaglie, la vastità del fronte di
guerra, rendevano un’impresa veramente ardua ritrovare un soldato di cui si
erano perse le tracce. Le notizie ufficiali erano troppo spesso sommarie e
insufficienti per placare l’ansia dei familiari. ( courtesy Olivia
Pinto, http://www.comune.bologna.it) |