Lombardia
Il merletto milanese ha acquisito, dai tempi dei suoi
fasti una sua peculiarità e in tutto il mondo “ il Punto Milano” è conosciuto
come un insieme di punti realizzati con scrupolosità e precisione. Oggi, le zone
che conservano maggiormente la tradizione del merletto sono Como, la Valle
Camonica e altre piccole realtà.

“Cigno” Punto Milano-Disegno ed esecuzione, Tamara P. Duvall
A Milano per iniziativa delle Civiche
Raccolte Storiche tra 6 dicembre 1994 e 15 gennaio 1995 presso Palazzo Bagatti
Valsecchi si è svolta la Mostra
“Penelope ha fatto il suo tempo?”
Merletto di Cantù (CO)
“Che mite e lunga vita è mai quella del pizzo
Cantù” (Giovanni Cenzato)

merletto primi ‘700 ( collezione privata)
Elisa Ricci sostiene, che
già nel XVII secolo si conosceva "La trina di Milano"introdotta
dalle Suore Benedettine del Monastero di Santa Maria o S. Ambrogio, anche se
alcune testimonianze storiche lo dichiarano presente dal 1300. Il marchese
Odelaschi nel 1774 diceva che questa industria, così lui la chiamava, era un
sostegno anche per i poverelli dei paesi circostanti a Cantù.

merletto a fettuccia continua, la
rete veniva eseguita in seguito con l’ago

merletto a
fettuccia non continua
Nel 1882 nacque
una scuola specializzata per il merletto e altre attività artigianali locali “La Regia Scuola d’arte applicata
all’industria” . Nel 1988 divenne una
scuola che mirava anche all’istruzione e si inserirono materie come l’italiano,
la matematica……L’intento della scuola era quello di formare persone con
capacità artigianali e imprenditoriali. Dopo il secondo conflitto mondiale il
merletto ebbe un calo precipitoso, ma le donne di Cantù continuarono la loro
tradizione impreziosendo le loro case e la dote delle loro figliole, con
splendide trine. La scuola nel 1959, rilanciò e intensificò i corsi di
merletto. Attualmente la Scuola e divenuta “Istituto Statale d’Arte”.

Nel 1993 a Cantù
si è svolta la I Biennale e le successive
saranno poi legate ai concorsi internazionali di disegno e merletto.

Lavorazione del merletto canturino
durante la VII edizione della Biennale
Internazionale del Merletto a Cantù
Tutto questo,
grazie alla collaborazione di Pro Cantù, dell'Istituto
Statale d'Arte e del costituendo Museo delle arti industriali di Cantù, che
hanno espressamente costituito il Comitato promotore della manifestazione. Ad
essi sono giunti i sostegni economici dell'Amministrazione comunale di Cantù,
della Provincia di Como, della Regione Lombardia e della Cassa Rurale ed
Artigiana di Cantù.
Il Comitato per la promozione del merletto è ancora
attivo e assicura la continuità della tradizione del "Pizzo di
Cantù".
Il 24 Novembre 2006 si è inaugurata a Cantù la “Prima mostra triennale internazionale del
merletto, ricamo e arti applicate”. ![]()
Tradizionalmente è a Cantù che ci si dedica
all'attività artigiana del merletto, ma anche a Carimate, Noverate e
Figino è stata coltivata. I merletti tradizionali di Cantù, sono caratterizzati
da punti diffusi anche in Europa: il Cluny, Valencienne e Milano.

Pavone
realizzato da Giuseppina Parolo Bargna ( madre di Rita Bargna), nel 1980

Cardinale Dionigi Tettamanzi,
Arcivescovo di Milano (I bordi delle sue vesti sono bordate di bellissimo
merletto)
Nella prima foto, il Cardinale in
visita alla Cappella del Fatebenefratelli di Milano (courtesy Don Mario Monti, Rettore
dell’Ospedale)
I polsi della veste del cardinale
Tettamanzi sono realizzati nel classico punto Venezia o comunemente conosciuto
come merletto di“ Cantù”

Altre vesti del Cardinale Tettamanzi
Le detenute di Cantù per la veste del Papa Allo
splendido merletto, che costituisce la veste che Papa Ratzinger indosserà per
la Messa di Natale, hanno lavorato anche le mani di dieci detenute del
carcere del Bassone che seguono il corso di merletto di Flavia Tagliabue,
presidente dell’Accademia merletti di Cantù. Proprio le dieci detenute
avevano espresso il desiderio di omaggiare il Pontefice con un fazzoletto
realizzato appunto da loro. Grazie anche al tramite di suor Maria Letizia, il
desiderio è diventato realtà, e il fazzoletto è diventato addirittura una
veste. Un lavoro che ha visto impegnate giorno e notte le merlettaie
dell’Accademia oltre alle dieci detenute. Una fatica però ricompensata
dall’invito alla trasmissione di Rai Due “In famiglia” e soprattutto
dall’udienza in Vaticano, durante la quale è stato consegnato il prezioso
dono al Pontefice. ( articolo tratto da http://www.leduecitta.com) |
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Griante (CO)
A Griante si
perpetua ancora l’arte del merletto e si è costituita anche una associazione, “
Gruppo Amici del Tombolo di Griante”. L’insegnante è la Signora Nicoletta
Figini Venini.
Sul giornale “
Il Griantino” è apparso un articolo datato 1999 di Gigliola Foglia che riporta alcuni scritti
risalenti all’800, i quali ci raccontano uno spaccato di vita:
………….Dando infine un'occhiata alle pagine che il
Balbiani* dedica alla frazione di Cadenabbia, scopriamo che alcune attività
hanno resistito fino ai giorni nostri (la tabaccheria, la bottega di barbiere)
mentre "il bravo fornaio Antonio Romano'" e "la rinomata
macelleria e salsamenteria Lillia" non esistono più, come il "ricco
negozio di belle stoffe di seta a prezzo fisso (che offre) per tal modo il
comodo ai forestieri di recare nei loro paesi un prodotto delle nostre
fabbriche". Un negozio del genere ora esiste a Menaggio, e con gran
sorpresa dei turisti e' l'unico per molti chilometri.
Il suddetto fornaio Romano' aveva tre figlie nubili, di professione camiciaie e
ricamatrici ma senza affanni data la discreta agiatezza della famiglia; tra i
loro arnesi da lavoro anche un piccolo tombolo di broccato verde coi suoi
fuselli. Anche le signorine Maria e Lina, titolari della merceria ora gestita
dalla nipote (negozio che e' quasi un'istituzione per il paese), lavoravano al
tombolo e commerciavano in pizzi, fino all'ultima guerra mondiale. Il tombolo
delle sorelle Romano passò di mano in mano tra le nipoti, pronipoti e bisnipoti
ed e' all'origine della ripresa dell'arte del merletto a Griante: un altro tipo
di artigianato artistico che sarebbe sfruttabile commercialmente non solo con
la produzione per la vendita, ma magari con l'offerta di pacchetti turistici
comprendenti dimostrazioni e corsi.
Olgiate Comasco (CO)

Postazione
dell’Associazione Fili e Colori, seconda edizione del Forum
Internazionale del Merletto a Bellaria
Nel 1984 per iniziativa delle Signore
Sandra Taiana e Adele Molteni Porta, allo scopo di recuperare e diffondere le
tecniche di lavorazione del merletto a tombolo canturino è sorta la scuola di
merletto di Olgiate Comasco.
Nel 1991 si è costituita l'Associazione Fili e
Colori per garantire una continuità di studio nei disegni e nelle forme da
eseguire su ceramiche per l'accostamento al tovagliato e all'arredo della casa.
Novredate
Novredate si è molto attivata per permettere la
divulgazione del merletto.
Qui vive Ernestina Marelli, la responsabile del Comitato
Promozione Pizzo di Novredate, che con i suoi 10 anni di intensa attività ha
trasformato la iniziale mostra amatoriale in un grande evento internazionale. Ernestina ha fatto parte anche della giuria del concorso” Fusello
d’oro 2003” di Offida. Nel 2005 il Presidente della regione , Formigoni ha
ricevuto dalle mani della signora Marelli
e dal sindaco di Novredate, un quadro con la rosa Camusa (stemma della
regione Lombardia), realizzato a fuselli. In questo
modo hanno voluto dimostrare al presidente lombardo la riconoscenza e
gratitudine per le politiche attuate dal governo regionale per la promozione e
la valorizzazione delle culture e delle tradizioni di Lombardia. "Sono
veramente contento, ha detto Formigoni ringraziando la delegazione novedratese,
di ricevere una delle espressioni più belle dell'artigianato di qualità
lombardo. Le maestre del pizzo mi hanno voluto dimostrare il loro attaccamento
alla nostra Regione e lo hanno fatto usando il loro linguaggio, fatto non di
parole, ma di gesti che sono espressione di quella bellezza che in Lombardia
cerchiamo di perseguire in tutto quello che facciamo". Il quadro che ha
ricevuto il presidente Formigoni era stato commissionato dal Comune di
Novedrate in occasione della 23° edizione della Mostra internazionale del Pizzo
(che si è tenuta nel settembre 2004 e che era stata patrocinata dalla
Regione)#.

Sul giornale “
Il Griantino” è apparso un articolo di Gigliola Foglia:
Martedi'
7 settembre a Como in Villa Gallia, sede dell'Amministrazione Provinciale, si
e' tenuto un convegno internazionale sul merletto, organizzato dal Comune di
Novedrate in occasione della Ventesima Mostra novedratese.
Erano presenti quasi tutte le sedici delegazioni straniere partecipanti alla
mostra con i loro lavori, una vera gioia per gli occhi: infatti oltre agli
stupendi, preziosissimi pizzi antichi e moderni delle merlettaie brianzole
erano esposti i lavori originalissimi delle varie tradizioni europee, come i
gioielli di pizzo (in filo metallico e seta) delle Repubbliche ceca e slovacca,
gli scialli in pizzo di lana di Stourbridge con fantastici animali
dell'iconografia celtica e sassone, e poi abiti con inserti in pizzo e ...pelle
di pesce!
Cinque gli interventi del convegno, dopo il saluto del presidente Armando
Selva: l'assessore Tiziana Sala ha evidenziato la necessita' di una riscoperta
delle tradizioni e delle caratteristiche del territorio affinche' il prossimo
millennio sia un'era di sviluppo, suggerendo la creazione di un MARCHIO di
garanzia per il pizzo comasco, di una SCUOLA professionale riconosciuta e di un
MUSEO per raccogliervi i tesori di merletto dispersi sul territorio.
Il vicesindaco di Camarinas (Spagna) ha parlato dei progetti di sviluppo del
merletto faticosamente portati avanti presso la CEE; il sindaco di Novedrate
Serafino Grassi ha riassunto la storia del pizzo in Brianza; la responsabile
del Comitato Promozione Pizzo di Novedrate Ernestina Marelli ha raccontato i
dieci anni di attivita' del comitato e gli obiettivi raggiunti: ovvero la
trasformazione della piccola mostra amatoriale locale in un prestigioso
appuntamento europeo, e la creazione di una scuola riconosciuta dalla Regione
Lombardia (scuola alla quale ci siamo diplomate sia la sottoscritta sia l'altra
insegnante del Gruppo Amici del Tombolo di Griante, Nicoletta Figini Venini;
oltre ad alcune nostre allieve).
Infine chi scrive ha presentato il seguente intervento:
UNA TRADIZIONE 'MINORE': IL PIZZO SUL LAGO DI COMO
"Rubo qualche minuto per accennare a una tradizione "minore" del
merletto a fuselli, meno celebre di quella brianzola: anche sul lago di Como si
faceva pizzo, tant'e' vero che ho ereditato il mio tombolo dalle tre
pro-prozie, camiciaie di buona famiglia, che evidentemente vi trovavano
distrazione e conforto l'una dall'essere troppo brutta per trovare marito,
l'altra dall'aver perduto il fidanzato nella Grande Guerra, la terza forse solo
dalla noia dei quotidiani pettegolezzi alla finestra.
Il legame con il Canturino resta vivo fino alla Seconda Guerra Mondiale, quando
le merciaie del lago sapevano che, per trovare malgrado le ristrettezze
belliche un filo abbastanza resistente per lavori di cucito, dovevano
rivolgersi ai mercanti richiedendo filo per merletto. Poi le merlettaie anziane
muoiono, i nipoti buttano via i tomboli non sapendo che farsene, in alcuni casi
non sapendo neppure a cosa servano; nel migliore dei casi li regalano agli
istituti di suore: alcuni di questi istituti coltivano la tradizione, altri si
disfano del 'vecchiume' in occasione di qualche ristrutturazione della casa.
Il ritorno del merletto avviene negli ultimissimi anni, con una moltiplicazione
di corsi più o meno effimeri, alcuni avviati magari non tanto per amore del
merletto quanto per poco comprensibili rivalità... Il mio si avvia al 7° anno:
da questa esperienza sono emerse una serie di constatazioni.
- La gente pensa al fare pizzo come a qualcosa di difficilissimo, per pochi
eletti. In realtà i punti più semplici sono alla portata di tutti o quasi.
Pochissime merlettaie però arrivano ad imparare i più complessi: o perché
interrompono la frequenza ai corsi per motivi familiari, o perché, facendo
pizzo per hobby, non sono costrette ad arrivare ai più alti livelli, e
specialmente se hanno già una certa età si accontentano della biscetta e di
qualche fiorellino. Per cui e' proprio il merletto a livello d'arte che rischia
di perdersi, non la vulgata.
- Il profano, il potenziale acquirente, non conosce la tecnica e non sa quanto
tempo e fatica costi un merletto: quindi non capisce perché siano così 'cari'.
Non distingue un merletto a mano da uno a macchina. Peggio: il negoziante
stesso a volte non li distingue, crea confusione esponendo in vetrina insieme
pezzi pregiati e pezzi dozzinali senza differenze di prezzo rilevanti; di più:
non conosce la differenza tra un pizzo e un ricamo. L'anno scorso proposi una
breve lezione per i commercianti di un paese vicino, e il presidente della Pro
Loco mi rispose "Ma non crederà che i nostri negozianti attraversino il
lago per seguire le sue lezioni".
- Non esistendo una 'cultura del merletto e' difficile anche avere un mercato.
Gli amatori sono rari. Un triste esempio: ho saputo proprio ieri che i merletti
donati al Santuario della Madonna del Soccorso in occasione dell'annuale
pellegrinaggio delle merlettaie faticano a trovare un acquirente e vengono dati
via a prezzi stracciati, il che non e' giusto. Per i pochissimi lavori eseguiti
su ordinazione, poi, la normativa non e' chiara: una mia conoscente sostiene
che una legge permette di vendere liberamente al proprio domicilio ogni opera
che sia totalmente frutto delle proprie mani, mentre gli uffici competenti
sostengono che chi vende anche solo una madonna e un centrino in tutto l'anno
e' fuorilegge se non iscritto come artigiano. Giro la domanda a chi e'
competente. E riassumo: non c'e' convenienza economica oggi a fare la
merlettaia per professione, e non vedo neppure incentivi ne' assistenza legale.
- La recente proposta del presidente Citterio sul "giro delle
botteghe" come attrattiva turistica mi ha fatto balzare sulla sedia,
perché da anni porto avanti come giornalista e poi come guida turistica l'idea
di una riscoperta di certe peculiarità del territorio, spendibili sul mercato
turistico ma anche potenzialmente creatrici di nuova occupazione
nell'artigianato. Una mia piccola inchiesta di qualche anno fa evidenziava che
di fatto quasi non esiste un vero souvenir lariano, a parte la seta (grazie al
Cielo) e alle barchettine di legno.
Di qui la proposta di una scuola professionale "per il souvenir" (si
fa per dire) che dia una preparazione sia teorica sia pratica in merito ad arti
e artigianato a rischio di estinzione: pensavo alla scagliola intelvese e
appunto al merletto. E non credo che una scuola simile sul lago (zona con
modesti sbocchi occupazionali) sia 'offensiva' o in concorrenza con la
tradizione brianzola: innanzitutto, come dicevo, la tradizione del merletto sul
lago esisteva eccome, secondo, ampliare una cultura per certe arti amplia le
vedute e il mercato per tutti.
Sarebbe necessario dunque: che fosse una scuola legalmente riconosciuta, che
comprendesse materie come il diritto, la merceologia, la storia delle arti
applicate, le lingue straniere in riferimento soprattutto alla nomenclatura del
tipo di artigianato prescelto.
Occorrerebbe poi uno sforzo di fantasia per andare oltre il 'solito' centrino e
i fiori nella boccia di vetro, saper ideare un oggetto-pizzo e un suo uso:
riuscire a conservare le caratteristiche proprie del merletto lombardo imitando
però le nostre amiche merlettaie europee nella creatività e nella capacità di
rinnovarsi. Grazie."

Locandina della Manifestazione
2002
La damina è una realizzazione di
Ernestina Marelli
Dall’1 all’8 settembre 2002 si è
svolta a Novredate la Prima Biennale e XXII Mostra Internazionale del Pizzo.
Questo articolo è apparso sul
sito http://www.marketpress.info
Il manufatto più piccolo è un centrino di
circa 10 centimetri di diametro, realizzato in poco meno di tre settimane di
lavoro. Il più grande è un copriletto di grandi dimensioni che, se prodotto
dalle mani di una sola merlettaia, ha un'elaborazione che richiede quasi sei
anni. Sono i due estremi della produzione artistica - circa 300 opere - esposta
alla XXII esima mostra internazionale del pizzo - prima biennale, inaugurata a
Novedrate (Co) dall'assessore regionale alle Culture, Identità e Autonomie
della Lombardia, Ettore A. Albertoni. La rassegna, aperta fino all'8 settembre dalle
10 alle 12 e dalle 15 alle 22, è ospitata presso il salone polivalente del
Municipio di Novedrate. E' stata organizzata dall'amministrazione comunale e
dall'associazione novedratese per la promozione del pizzo con il patrocinio ed
il sostegno della Regione Lombardia - Assessorato alle Culture. Trecento i
pezzi esposti e, fra questi, anche i merletti prodotti in Spagna, a Malta,
Svizzera, Francia. Tra gli ospiti italiani, una cooperativa del Comune di
Affida (AP) e il comitato per la promozione del Merletto di Cantù. Alle
delegazioni straniere e a quelle italiane ospiti l'assessore Albertoni ha
consegnato una targa ricordo da parte della giunta regionale della Lombardia.
Alla cerimonia di inaugurazione sono intervenuti anche il prefetto di Como,
Guido Palazzo Adriano, il consigliere regionale Giovanni Orsenigo, neo
presidente del museo della seta di Como, il presidente della Camera di
Commercio di Como, Marco Citterio, l'assessore provinciale alla Cultura,
Edgardo Arosio, il sindaco di Novedrate, Serafino Grassi. L'assessore
Albertoni, accogliendo una proposta avanzata da parte del sindaco Grassi ha
garantito il suo interessamento per la prossima istituzione di un museo del
pizzo, "Inteso non come luogo che ospita il recupero di qualcosa che è
morto, ma al contrario, come centro di ricerca e di studio vivo - ha detto
l'assessore regionale - in grado di entrare a far parte di un sistema in cui la
cultura funziona come motore di sviluppo economico e turistico del
territorio". La Lombardia, fra l'altro, detiene un primato italiano in
fatto di musei: ne ospita 460. "I pizzi di Novedrate - ha aggiunto - sono
il prodotto dell'arte, dell'intelligenza, della passione, dell'amore e della
laboriosità delle merlettaie. Il loro mestiere antico è, come gli altri che
contraddistinguono le diverse aree della Lombardia, oggetto di grande
attenzione da parte del presidente Formigoni e della giunta regionale, tanto
che il loro recupero è stato inserito nel piano programmatico 2000-2005".
Albertoni, dopo aver ricordato come quella del 2002 nel comasco sia la stagione
culturale più lunga della Lombardia con 130 manifestazioni, ha sottolineato
l'esigenza di "Fare sistema con altre iniziative che esaltano il lavoro e
le specificità locali, compiendo un salto di qualità nella difesa dei nostri
marchi". Il modello di riferimento è il museo di arte e scultura di
Ortisei, promosso dalle autorità locali, comunali e provinciali, ed ora
diventato un marchio internazionale. Tra le curiosità esposte a Novedrate uno
splendido tricolore che il sindaco una delegazione di cittadini intendono
consegnare personalmente al presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e
un "nuovo" punto, di ispirazione europea, con cui Ernestina Marelli -
merlettaia e presidente dell'associazione pizzo - ha realizzato la damina che
campeggia sui manifesti che promuovono la mostra.
Sul sito di Rosanna Orgiu si può
visionare un reportage completo sulla mostra.
http://www.dentellieres.com/Reportage/R2002/Novedrate/pizzo-index.htm
Capiago Intimiano (CO)
Un tempo, la lavorazione del
merletto , era fervida anche in questo paese e per non cadere in disuso
nel 2000 si è costituita l'Associazione "Il Merletto", che cerca
di tenere viva la tradizione organizzando dei corsi. A partire dall'anno 2003,
la mostra finale dei corsi, ha allargato i suoi confini aprendosi anche a
partecipanti di altre realtà italiane.
Pubblichiamo alcune riflessioni
sulla mostra da parte della Presidente:
“La mostra anche se non ha avuto
ospiti di altre scuole si è svolta in modo molto soddisfacente, accanto ai
lavori dei nostri corsi di merletto, ricamo e spuntatura abbiamo presentato
"pensieri sotto vetro " cioè quadri di merletto o ricamati di
vecchia e nuova manifattura che sono stati molto apprezzati dai nostri
visitatori. Abbiamo avuto anche l'onore di ricevere visite di alcune
maestre non solo della nostra zona. Che dire .....siamo molto soddisfatte dei
risultati ottenuti.
(Emma
Giovanessi Livio)
Montesolaro ( CO)
Questo è un articolo apparso su www.montesolaro.it in ricordo di una
persona che nell’arco della sua vita ha lavorato fino alla fine con tombolo e
fuselli.
I TESORI DELLA ZIA MARIA
È difficile ricordare in poche righe la figura
di una persona cara come lo era la zia Maria. Tanti sentimenti si accavallano
nella mente, tante emozioni palpitano nel cuore. Tutti segni felici malgrado il
triste momento della sua dipartita, perché la zia, nonostante le molte e spesso
ardue vicissitudini vissute nel corso della sua lunga vita, era una persona
positiva, sotto tutti i punti di vista. Credo che in due verbi si possono
sintetizzare gli 86 anni trascorsi prima a Cantù e, dal 1939, al Bissee: odiare
ed oziare, azioni che certamente non facevano parte del suo patrimonio
genetico, del suo modo di essere e del suo carattere. Non ha mai odiato
nessuno, anzi cercava, riuscendoci sempre, il colloquio amichevole, il rapporto
schietto e sincero offrendo a chiunque , vicini e lontani, la sua
disponibilità. “L’è mei manda giò putost che fa del mà ai person” era una sua
caratteristica espressione, frutto di una solida formazione non ricevuta dai
libri ma dal contatto diretto con la gente, dall’esperienza formatisi nella
condiscendenza verso gli altri. Non l’ho mai vista in fase di riposo, per
questo non sapeva coniugare il verbo oziare. Era dotata di una inesauribile
vitalità fisica e mentale espressa sia negli anni della gioventù come in quelli
della maturità e vecchiaia. Eccelleva in qualsiasi mestiere o mansione: nei
lavori al tombolo era senz’altro un’artista e dalle sue mani uscivano originali
capolavori che non trovavano mai il tempo per essere esposti e subito erano
prenotati. Nei lavori agricoli poteva benissimo gareggiare con gli uomini e non
rischiare la benché minima figura, anzi. In casa era un’abile cuoca ed
un’ottima organizzatrice arrivando a pianificare la seppur minima faccenda per
non creare scompigli.
Soprattutto è stata una splendida mamma nel
senso più ampio del termine, non solo per i figli, ma per tutti coloro (e sono
stati molti) che le si avvicinavano semplicemente per avere un consiglio. Dopo
la scomparsa dello zio Ambrogio, per la zia era iniziato un lento ma continuo
declino fisico, fattore che comunque non le aveva impedito, grazie alla grande
forza di volontà, di rendersi ancora utile nelle faccende domestiche:
appoggiandosi alle sedie o facendosi aiutare dalla “sua Laura”, svolgeva quei
piccoli lavori altrimenti da delegare ad altri. Con le mani tremanti ha
lavorato al tombolo fino all’inverno scorso, quando la sua forte fibra ha
cominciato un progressivo tramonto: è questa l’immagine che ci lascia la zia
Maria, faticosamente seduta intenta a manovrare i fuselli. Ben si addicono le
parole scritte da Benedetto Croce a riguardo della morte: “Quando verrà, che
almeno ci sorprenda al lavoro”.
Ciao cara zia, e da lì in alto aiuta coloro ai
quali hai voluto bene.
Francesco Molteni
Varese
A Varese vive e lavora
Maria Luisa Bianchi che apprese l’arte del merletto da Adele Porta di Cantù.
Maria Luisa insegna anche all’interno del Decentramento comunale “Varesecorsi”,
che organizza corsi di vario genere, tra cui il merletto a fuselli.
A Gorla Maggiore in
provincia di Varese, si è svolta nel 2001 una mostra
: una ricca collezione di oltre 400 pezzi appartenenti a Luciana Cretti,
curatrice della mostra.
Maschera lombarda
Verso il 1600, per mezzo
del commediografo Carlo Maria Maggi, nacque la maschera lombarda, Meneghino. Il
suo abito è composto da: una casacca corta, pantaloni di panno
verde con liste di color rosso, calze a righe rosse e bianche, cappello a
tricorno marrone con bordo rosso e parrucca con capelli lisci raccolti in un
codino. Ai polsi porta cascate di merletto e al collo un jabot,
sempre di merletto.
Musei e mostre

A
Biassono (MI), presso il “Museo Civico Carlo Verri” c’è una ricca collezione di
merletti e tomboli. Nel settembre 2004 si è svolta una mostra intitolata “
Pizzi, trine e lini. La dote della nonna”. Si puo’ visionare un ampio reportage
della mostra alla pagina web : http://www.museobiassono.it/Italiano/Mostre/Dote/index.html
. La stessa mostra è stata portata a Corezzana ( Milano) presso
la sala Consigliare, dal 4 al 15 dicembre 2005 .
Sabato
23 settembre 2006 si è inaugurata la sezione del Museo,
dedicata alla ”sperada”.
“Dopo anni di attesa è giunto al nostro Museo un dono prestigioso, legato
alla storia ed alla cultura della nostra Brianza. La signora Giuseppima Ornaghi
Brambilla di Biassono ha donato infatti una "Sperada" in argento
della seconda metà del XIX secolo.
Il tipico ornamento della "donna lombarda" era in possesso della
famiglia da oltre un secolo e da oggi è definitivamente conservato nelle notre
vetrine e presentato all'ammirazione di tutti i cittadini.Questa sperada è
composta dallo pontòn, da 34 cugialit e 6 spadine traforate.
Cos'è la sperada? Ogni fanciulla, nel momento in cui smetteva di essere
una bambina (dopo aver fatto la prima comunione), aveva il diritto di non
portare più le trecce lunghe (a curuna) per incorniciare il viso: la tradizione
dice che ella
riceveva in dono dai genitori il primo spillone che bloccava la pettinatura
caratteristica della donna adulta.Tale spillone (spontòn) era di metallo, lungo
una ventina di centimetri
solitamente di argento e aveva alle estremità due grosse "olivelle".
Su di esso venivano annodate le trecce che erano raccolte dietro la nuca ad
indicare che la fanciulla era ormai in età da marito.Nel momento in cui si
fidanzava, il promesso sposo le donava, quale pegno d'amore, un numero di
spadini (spadit) o cucchiaini (cugialit) pari alla sua età.Dal giorno del
matrimonio poi, la donna, per mettere in risdalto la nuova condizione, portava
all'interno del semicerchio di spadini uno spadino più elaborato, comunque di
foggia diversa.La sperada aveva una diversa composizione a seconda dello stato
civile della donna che lo indissava: da ciò si poteva capire se ella era
appunto fidanzata o sposata, ma anche vedova o zitella.
Il costume tradizionale
Il Museo, per una corretta presentazione del prezioso dono, ha allestito una
vetrina con una fedele riproduzione del costume tradizionale, sul quale è stata
collocata una copia della sperada, identica all'originale, in argento, creata
dal signor Luigi Sara.
Il costume completo ci è stato donato dal signor Luigi Sara del Gruppo Renzo e
Lucia di MIlano.”(Diego Colombo, per il Museo Carlo Verri)
·
Museo
Civico "Carlo Verri"
Via San Martino, 1
20046 - Biassono (MI)
tel 0392201077
·
Museo della Donna e del Bambino
Musei Mazzucchelli - Via Mazzucchelli 2 – 25080
Ciliverghe di Mazzano (Brescia) –
Tel. 030/2120975 - fax. 030-2120603
http://www.museimazzucchelli.it/museomodacostume/index.htm
r.quarantini@libero.it
12 sale legate alla moda e al costume, con i vari strumenti del
lavoro artigianale: filatura, tessitura, tombolo. Gli oggetti che si possono
vedere sono: abiti, accessori, cappellini, fazzoletti,
ombrellini, ventagli, guanti, monili, biancheria intima e da casa, paramenti
sacri, strumenti di lavoro, abbigliamento infantile e giocattoli
·
Museo Poldi Pezzoli
Via Ugo Foscolo, 20121 Milano
Tel. +39(0)2.45473805 / Fax +39(0)2.45473811
E-mail doronzo@museopoldipezzoli.org
Al piano terreno del Museo c’è la sala dei merletti: qui si
trovano dei manufatti antichi
realizzati a punto Venezia.
Catalogo:
Balboni
Brizza, Maria Teresa: “Pizzi e ricami”- Museo Poldi Pezzoli, Milano 1992,
pp.85, ill. b/n e col. Bibliografia.
Il
volume è il terzo della collana Le guide del Museo, che comprende piccole guide
tematiche alle singole raccolte del Museo Poldi Pezzoli. L’autrice propone una
scelta di 29 esemplari della collezione di merletti e ricami, tra le pochissime
in Italia ad essere esposte, ricostruendone nel breve saggio iniziale le
modalità di formazione, con l’integrazione di interessanti appendici
documentarie relative sia al nucleo iniziale della casa Poldi Pezzoli, sia alle
acquisizioni successive. Ciascun manufatto è commentato in modo chiaro nelle
schede (che sono basate sullo studio dell’intera collezione già condotto da
Alessandra Mottola Molfino nel 1984) e illustrato da fotografie ben
leggibili.
·
Museo della Bambola e dell’Abbigliamento
Infantile
Rocca Borromeo
Via della Rocca, 2 Angera ( Varese )
http://www.museionline.it/ita/cerca/parolaimusei.asp?id=5407
http://www.varesehotels.it/it/articolo.php?id=36
Il Museo dell’Abbigliamento Infantile è aperto al pubblico dal 1994, accanto al
già noto Museo della Bambola,esposto nella stessa sede. Si possono vedere
abiti, accessori, biancheria e altri elementi vestimentari legati all’infanzia,
che costituiscono la collezione museale. Gli esemplari appartengono agli ultimi
due secoli, provenienti dalla collezione Borromeo e da donazioni e acquisizioni
recenti; nell’insieme, la raccolta costituisce un’esemplificazione, ricca e
diversificata, di un vero apparire infantile di questo periodo, centrata su un
nucleo iniziale di abiti da battesimo, di qualità veramente notevole.
Catalogo: Museo dell’Abbigliamento infantile.
Edizioni Castello del Lago, 1994, 60pp., ill. b/n e col., note bibl.
·
Musei Civici di Como
Presso il Museo c’è una collezione di merletti raccolti e schedati
in un catalogo a cura di Rizzino Marialuisa
Le
collezioni tessili dei Musei Civici di Como Merletti e ricami dal XVI al XIX
secolo, Musei Civici di Como, Como 1996, pp.240, ill. b/n e col.
Bibliografia.
Realizzato
grazie alla collaborazione dell’associazione Famiglia Comasca e al Banco di
Desio, il volume presenta la collezione di merletti e ricami dei Musei Civici
di Como e si pone (assieme all’allestimento di una sala del museo dedicata a
tali manufatti- cfr. notizie) come tappa conclusiva di un lavoro di schedatura
e di restauro avviato nel 1987. Le complesse vicende espositive precedenti alla
riscoperta di questo nucleo di oggetti, circa 300, sono narrate da Maria
Letizia Casati, conservatrice della sezione storico-artistica, in In merito
alla vicenda delle collezioni tessili dei Civici Musei di Como; Marialuisa
Rizzini ricostruisce le modalità di formazione della raccolta, soffermandosi in
particolare sulla figura di una donatrice, Giuseppina Masier, alla cui
munificenza si deve la maggior parte della raccolta pervenuta nel 1895, e
delineando in appendice le vicende biografiche di alcune esecutrici in Un
piccolo mondo tessile La raccolta di merletti e ricami dei Musei Civici di Como
e in Biografie. Segue un’analisi sulla determinazione delle fibre tessili
di Alfio Maspero, del Laboratorio di Archeobiologia dei Musei di Como. Il
catalogo che segue, curato da Marialuisa Rizzini, propone la schedatura dei
pezzi, suddivisi tra merletti e ricami e proposti in raggruppamenti tematici,
per evidenziare una caratteristica della collezione, che non copre in modo
esaustivo l’evoluzione storica di tali manufatti tra Cinque e Ottocento ma si
concentra attorno ad alcuni temi e periodi: ad esempio il revival storicistico
del sec.XIX, la produzione dilettantesca e professionale a Siena
nell’Ottocento, le manifatture di Cantù nel sec.XIX, gli imparaticci.
·
Mostra
Internazionale del Merletto ( Biennale che si svolge negli anni dispari )
Comitato
per la promozione del merletto
Cantù
Tel.
031-716094 merletti@merletti.it
http://www.merletti.it
·
Mostra
internazionale del Pizzo (Divenuta Biennale, si svolge negli anni pari)
Novredate (CO)
·
Mostra
Mercato dell'artigianato
Biennio (Brescia)
·
Festa della
Mietitura
Via alla
Chiesa Prosto di Piuro (Sondrio)
La festa si tiene nel mese di luglio
Scuole ed Associazioni
Fili d 'arte"
Insegnante, Sandra Tajana
Olgiate Comasco
"Servizi Sociali"
Carate
(MI)
Circolo" Il Giardino dei punti"
Via Cappuccio , 18 (MI)
tel. 02/8054787
Associazione"Fili e Colori" (dal 1991)
Insegnanti Sandra Tajana, Adele Porta
Presso Villa Camilla (sede Biblioteca Comunale)
Olgiate Comasco (Como)
prolocol@freemail.it http://www.prolocolgiate.it/filiecolori.html
"Accademia Merletti De Amicis"
Corso Collegio De Amicis, Salita Camuzio
22063 Cantù (CO)
Associazione Merlettaie Italiane(AMI)
Corso Unità d
'Italia, 20
22063 Cantù (Co)
http://www.merlettaieitaliane.it
mariacri.bravi@tiscalinet.it
Associazione Culturale "Il Merletto"(dal 2000)
Presidente Emma Giovanessi Livio
Insegnante Maria Chiara Mazza
Via Umberto I, N° 7
Capiago Intimiano (Como)
Associazione "Manualmente"
Responsabile Lotti della Croce di Doyola
Via Monte Oliveto, 10 Monza (MI)
Tel. 039/749472
Associazione per la promozione del Pizzo
Presidente Marelli
Ernestina
Via Taverna, 3 b 22060
Novredate(CO)
Scuola "Bottega Biennio"(dal 1998 )
Via Ripa 2, 25040 Biennio (Brescia)
Tel.0364-40299 da lunedì a venerdì 9-17
scuolabottega@voli.bs.it http://www.valcamonicaonline.it/scuolabottega/corsi2002.htm
Associazione"Bondeko" Programmi Onlus
Via Coppola, 16 23862 Civate
(Lecco)
Via
Maggiore
Annone (Lecco)
Tel. e Fax 0341-210464
bondeco@tiscalinet.it
http://www.bondeko.it/owp/attivita.htm
Associazione
"Varesecorsi"(dal 1985)
Insegnante Maria Luisa
Brandi
P.sso Centro Diurno Aperto
Via S.Giusto, 6 Giubbiano
(Varese)
Tel.0332-235590
http://www.comune.varese.it/varcorsi/home-page-vacorsi2.htm
Associazione"Sorriso"
Lomellina
(Pavia) P.sso Biblioteca
Comunale
" Unitre"
Insegnante Alda Colombo
Via Federico Borromeo, 11 Cesano Maderno (Milano)
Tel. fax. 0362-540085
unitre@cesano.com
http://www.unitre.web.cesano.com/corsi/tombolo.htm
Laboratorio " Ivana
Magri"
Studio Via Amadeo,
33 laboratorio Via Pascoli,
4 (Milano)
Tel.
02 70109935
ivanamagri@ivanamagri.it
www.ivanamagri.it
1877 A.
BALBIANI, Como, il suo lago, le sue valli e le sue ville
Per la collaborazione data
desidero ringraziare Don Mario Monti ( Rettore dell’Ospedale
Fatebenefratelli), Tamara P. Duvall ( merlettaia di Lexington) e i siti:
http://www.museobiassono.it/italiano/index.html
http://utenti.lycos.it/griantino/index.html
#http://www.regione.lombardia.it/