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LA BELLA STORIA DEL
MERLETTO
Di Isabella Bietolini
Questo
articolo è apparso sul quindicinale “Etruria” in data 15 ottobre 2003
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All’origine, anche in questo caso, c’è un mito:
è quello di Aracne, fanciulla abilissima nel tessere, che per avventura sfidò
la dea Atena, anch’essa notoriamente esperta nel settore. Chissà come, le mani
di Aracne dettero vita ad un intreccio insuperabile e la dea fu sconfitta.
Ingelosita come solo gli dei sanno essere, Atena gettò allora una maledizione
su Aracne condannandola per l’eternità a tessere tele con zampe di ragno.
Questa leggenda, al di là della morale
intrinseca in racconti di questo genere, ce la dice lunga sull’antichità della
tessitura e fornisce la prima pietra di un edificio grandissimo che dalle prime
tele intessute rozzamente giunge a comprendere le levità impalpabili di
merletti e trinati frutto di mani miracolose e ormai rarissime.
Nel mese di settembre, a Palazzo Casali, è stata
allestita una mostra di "antichi merletti e antichi libri" di cui,
anche da queste pagine, si è parlato.
Ma l’originalità della raccolta. in quanto tale,
merita davvero un approfondimento ed anche una riflessione che più da vicino
possa sottolineare quanto siano connesse la meraviglia suscitata dai piccoli
capolavori esposti e la fatica silenziosa di tante e tante donne che nel corso
dei secoli, al lume di candela o fino all’ultimo raggio di sole, hanno
tracciato con la levità d’una farfalla lo straordinario "punto in
aria". Ecco perché all’origine c’è addirittura un mito: perché ricamare,
fare merletti, disegnare col filo percorsi infiniti di intrecci è cosa
difficilissima, nascosta, che non dà denaro nè notorietà ma che in qualche modo
non può che appartenere al novero delle arti.
La raccolta esposta a Palazzo Casali è di
proprietà del prof. Paolo Gnerucci, collezionista cortonese la cui infinita
curiosità è stata spesso veicolo di scoperte straordinarie conseguite
attraverso una ricerca costante e meticolosa.
Anche in questo caso la storia del merletto non
è fine a se stessa, non ripropone soltanto esempi, anche se bellissimi e
preziosi, di lavori femminili attraverso i secoli: il discorso esemplificativo si
dipana di pari passo con una interessantissima e completa gamma di volumi la
cui scoperta è davvero fonte di meraviglia. I libri sostengono, illustrano,
ripropongono, spiegano, tramandano, si fanno a loro volta trama sottile dei
punti poi tradotti in realtà , diventano intreccio e ordito per un racconto che
non cessa di stupire: ed a voler essere pignoli, cosa sono la scrittura ed il
disegno se non un merletto tracciato con la penna o con il lapis?
Storia del merletto, storia di donne: a
cominciare, per non andare troppo lontano, da Elisa Ricci, autrice di testi
fondamentali in materia ed esposti a Cortona. Dalla collezione di Paolo
Gnerucci sono usciti due volumi della Ricci che costituiscono la Bibbia del
merletto: Antiche trine italiane ad ago e Antiche trine italiane a fuselli,
entrambi del 1911. A consultarli si apprende moltissimo, forse addirittura
tutto quello che c’è da apprendere, in materia.
Ma il filo della trama storica comincia da molto
più lontano, per la verità, addirittura da esemplari cinquecenteschi come il
testo di Sigismondo Fanti, "Theorica et pratica… de modo scribendi…omnes
litterarum species" datato 1514. E’ invece del 1635 l’opera di Giuliano
Sellari "Laberinto di varii caratteri di Giuliano Sellari da Cortona, scrittore
aritmetico e geometra": un autentico gioiello di ornati, volute, iniziali
dall’aspetto artistico di estrema complessità e mistero, proprio come quel
titolo che richiama le difficoltà della matematica e del calcolo.
Opere preziose e rare, dunque, a cui numerose
altre potrebbero aggiungersi, che fanno da contraltare a esemplari di merletti
di uguale antichità, speculari a questa raccolta libraria originale e insolita:
nel complesso, la collezione di Paolo Gnerucci ( in realtà molto più cospicua
rispetto alla selezione esposta) racchiude autentici gioielli ed è stata
davvero singolare l’opportunità di poter ammirare contemporaneamente capolavori
"di carta" e capolavori "di filo".
E proprio quest’ultimi, dopo l’inevitabile primo
impatto con i libri, catturano l’attenzione per l’impalpabile levità degli
intrecci: si tratta di merletti a fuselli (quali bordure, colli, trine,
volants, fazzoletti…), trine ad ago finissime e poi ricami e Dicevamo prima,
storia di merletti storia di donne: ma poi giunse l’era della macchina che tutto
capovolse, semplificando ma anche mettendo fine a tante tradizioni. Lo scrive
bene Elisa Ricci nella prefazione ai suoi volumi così preziosi e importanti per
la storia del merletto in Italia.
Oggi non possiamo pensare alla fatica delle
vecchie ricamatrici senza provare un brivido per quel lavoro così difficile e
silenzioso, condannato a rimanere in ombra anche se eseguito per abbellire gli
abiti dei ricchi e spesso addirittura dei re: ma sono proprio i loro capolavori
anonimi che, a distanza di secoli, segnano come pochi altri un confine, quasi
uno spartiacque, tra il prima e il dopo, tra la civiltà delle mani e quella
della macchina: tra quello che resta e quello di cui forse resterà ben poco.
Ringraziamenti
Si ringrazia la
redazione ed il suo Direttore per la cortesia accordataci nel poter pubblicare
questo articolo.