Animali nel merletto

Pesce realizzato da Claudia, 5 anni,
treccia a 2 paia


Particolari
nel merletto di Binche

Punto
d’Inghilterra, periodo Luigi XIV

Uccelli
realizzati da Rebecca e Rachel, Inghilterra

Merletti
dell’Associazione olandese LOOK


Annalena
Guerra, Bologna

Roberta
Pulga Bologna

Centro di farfalle
e orsetto, Maria Rita da Grado


“Pulcino,
delfino e pesci” Maria Jesus, Spagna


Irina,
Russia




Iolanda
Ottavi, Offida

Disegno e
lavorazione, Gianfranca Tolloi
Libri
sugli animali in merletto

Copertina
del libro “ Birds and animals in Honiton lace, Saikoh Taakano

Mostra “
Arca di filo”
Castello
Sforzesco, Milano
Al
Castello Sforzesco di Milano, si è svolta nel passato la mostra “Arca
di filo: gli animali nel merletto”. Sono infatti gli animali, tutti animali, da
quelli mitologici ai più comuni e domestici, gli inconsueti protagonisti di una
selezione di antichi merletti (cento, per la precisione) degli oltre 4000 che
formano la collezione Caprai, una delle più importanti al mondo.
Da Venezia -
patria del merletto - a Bruges, dal Cinquecento all'Ottocento il paziente
lavoro di abili mani non solo femminili (sì perché il merletto, anticamente,
era anche un'attività maschile) ha dato vita a un'affascinante 'arca di Noé'
disegnata ad ago e filo su ogni genere di oggetti, personali e per la casa.
Farfalle che giocano con le trasparenze di una pagina di
ventaglio, api che si rincorrono lungo un polsino, cagnolini che ci guardano
incuriositi dal medaglione di una tovaglia, uccelli del paradiso che prendono
il volo dal bordo di un colletto… stupiscono il visitatore con la vivacità dei
tratti non meno che con la perfezione dell'esecuzione. Una mostra assolutamente
da non perdere, che dopo Milano sarà esposta in altre città: Roma e Tokyo fra
le prime.
ROMA
Se l’arca è di filo
di Gianni Pittiglio
Una mostra fuori dagli schemi e forse un modo per
dire basta alle tante esposizioni che propongono i nomi più celebri della
storia dell’arte senza poi esporre quasi nulla di quei nomi. Una mostra come
questa riconcilia con i concetti di arte intesa come tèchne, di artigianato la
cui tradizione è viva ancora oggi, e infine di storia del costume che è
disciplina utilissima nella storia dell’arte dal blasone più elevato. Raramente
gli appassionati d’arte e di storia hanno la possibilità di vedere
un’esposizione come questa e forse non è un caso che sia stata allestita nel
grande salone-refettorio di Palazzo Venezia. Il Museo del celebre edificio
quattrocentesco è quello che meglio di tanti altri si connota come istituzione
adatta a ospitare una collezione di questo tipo: museo d’arti applicate,
costituito da miriadi di collezioni quasi mai visitabili (al momento è aperta
solo la pinacoteca!), che comprendono anche una raccolta di tessuti di
altissima qualità. Ne fanno parte una serie di cinque arazzi Barberini
(1637-42), circa 500 stoffe copte, tappeti realizzati da manifatture persiane
ed europee dal XVI al XIX secolo, copricapo ottocenteschi provenienti dai
governatorati russi a nord di Mosca.
In
una situazione come questa lo spazio del refettorio risulta preziosissimo per
esporvi collezioni nascoste nei magazzini o raccolte private che abbiano una
qualche connessione con il patrimonio conservato nel palazzo (purtroppo non
sempre questo accade). Arnaldo Caprai, tra i più grandi collezionisti di
merletti, con i suoi oltre 20.000 pezzi, ha portato da Foligno a Roma circa 200
oggetti da dividere più o meno equamente tra stoffe e macchinari per la loro
lavorazione, che ci illustrano la storia di questa pratica nel corso degli
ultimi cinque secoli.
Tra le macchine e gli utensili chi visiterà la mostra vedrà mobiletti avvolgimatasse
o per la lavorazione del merletto a fuselli, del macramè, filatoi, ferri da
stiro, oltre ad una piccola serie di opere a stampa (libri antichi, incisioni,
cartamodelli). Tra i ricami l’esposizione presenta centrini, bordure di
lenzuola, ventagli, polsini e colli di vestiti d’alto rango, fazzoletti
femminili su cui tante pagine di letteratura sono state scritte. Capolavori
assoluti di questa sezione sono il “Collo femminile” in punto Venezia (1670-75
ca.) e la “Bordura ad ago” realizzata per celebrare il regno di Luigi XIV.
Una volontà unificatrice ha spinto il comitato scientifico a scegliere come
filo conduttore il tema iconografico degli animali, che appaiono in quasi tutti
i pezzi e che danno il titolo alla mostra. Inutile precisare che unicorni,
grifi, leoni, cervi, draghi, pavoni, galli, uccelli di varie razze, farfalle,
gatti e cani, acquistano, in un contesto di questo tipo, gli stessi significati
simbolico-allegorici che li caratterizzano quando appaiono in dipinti o
sculture, conferma di una storia dell’arte che per essere compresa fino in
fondo non disdegna affatto tutte le sue manifestazioni, anche quelle più
popolari e meno celebrate. Un concetto, quest’ultimo, che Aby Warburg ci ha
insegnato circa un secolo fa, ma che i numerosi interessi economici tendono
sempre più spesso a far dimenticare a chi allestisce mostre.
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