Animali nel merletto

 

Pesce realizzato da Claudia, 5 anni, treccia a 2 paia

 

              

 

 

   

Particolari nel merletto di Binche

 

Punto d’Inghilterra, periodo Luigi XIV

 

              

Uccelli realizzati da Rebecca e Rachel, Inghilterra

 

 

       

 

    

 

Merletti dell’Associazione olandese LOOK

 

 

  

 

 

http://www.lokk.nl/

 

 

Annalena Guerra, Bologna

 

  

Roberta Pulga Bologna

  

Centro di farfalle e orsetto, Maria Rita da Grado

 

 

 

 

 

 

     

 

 

“Pulcino, delfino e pesci” Maria Jesus, Spagna

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

    

 

Irina, Russia

 

 

 

 

 

 

 

 

Iolanda Ottavi, Offida

 

Disegno e lavorazione, Gianfranca Tolloi

 

 

 

Libri sugli animali in merletto

 

Copertina del libro “ Birds and animals in Honiton lace, Saikoh Taakano

 

 

 

 

Mostra “ Arca di filo”

Castello Sforzesco, Milano

14 Settembre- 10 Novembre

Al Castello Sforzesco di Milano, si è svolta nel passato la mostra “Arca di filo: gli animali nel merletto”. Sono infatti gli animali, tutti animali, da quelli mitologici ai più comuni e domestici, gli inconsueti protagonisti di una selezione di antichi merletti (cento, per la precisione) degli oltre 4000 che formano la collezione Caprai, una delle più importanti al mondo. Da Venezia - patria del merletto - a Bruges, dal Cinquecento all'Ottocento il paziente lavoro di abili mani non solo femminili (sì perché il merletto, anticamente, era anche un'attività maschile) ha dato vita a un'affascinante 'arca di Noé' disegnata ad ago e filo su ogni genere di oggetti, personali e per la casa. Farfalle che giocano con le trasparenze di una pagina di ventaglio, api che si rincorrono lungo un polsino, cagnolini che ci guardano incuriositi dal medaglione di una tovaglia, uccelli del paradiso che prendono il volo dal bordo di un colletto… stupiscono il visitatore con la vivacità dei tratti non meno che con la perfezione dell'esecuzione. Una mostra assolutamente da non perdere, che dopo Milano sarà esposta in altre città: Roma e Tokyo fra le prime.

 ROMA
Se l’arca è di filo
di Gianni Pittiglio

Una mostra fuori dagli schemi e forse un modo per dire basta alle tante esposizioni che propongono i nomi più celebri della storia dell’arte senza poi esporre quasi nulla di quei nomi. Una mostra come questa riconcilia con i concetti di arte intesa come tèchne, di artigianato la cui tradizione è viva ancora oggi, e infine di storia del costume che è disciplina utilissima nella storia dell’arte dal blasone più elevato. Raramente gli appassionati d’arte e di storia hanno la possibilità di vedere un’esposizione come questa e forse non è un caso che sia stata allestita nel grande salone-refettorio di Palazzo Venezia. Il Museo del celebre edificio quattrocentesco è quello che meglio di tanti altri si connota come istituzione adatta a ospitare una collezione di questo tipo: museo d’arti applicate, costituito da miriadi di collezioni quasi mai visitabili (al momento è aperta solo la pinacoteca!), che comprendono anche una raccolta di tessuti di altissima qualità. Ne fanno parte una serie di cinque arazzi Barberini (1637-42), circa 500 stoffe copte, tappeti realizzati da manifatture persiane ed europee dal XVI al XIX secolo, copricapo ottocenteschi provenienti dai governatorati russi a nord di Mosca.

In una situazione come questa lo spazio del refettorio risulta preziosissimo per esporvi collezioni nascoste nei magazzini o raccolte private che abbiano una qualche connessione con il patrimonio conservato nel palazzo (purtroppo non sempre questo accade). Arnaldo Caprai, tra i più grandi collezionisti di merletti, con i suoi oltre 20.000 pezzi, ha portato da Foligno a Roma circa 200 oggetti da dividere più o meno equamente tra stoffe e macchinari per la loro lavorazione, che ci illustrano la storia di questa pratica nel corso degli ultimi cinque secoli.

Tra le macchine e gli utensili chi visiterà la mostra vedrà mobiletti avvolgimatasse o per la lavorazione del merletto a fuselli, del macramè, filatoi, ferri da stiro, oltre ad una piccola serie di opere a stampa (libri antichi, incisioni, cartamodelli). Tra i ricami l’esposizione presenta centrini, bordure di lenzuola, ventagli, polsini e colli di vestiti d’alto rango, fazzoletti femminili su cui tante pagine di letteratura sono state scritte. Capolavori assoluti di questa sezione sono il “Collo femminile” in punto Venezia (1670-75 ca.) e la “Bordura ad ago” realizzata per celebrare il regno di Luigi XIV.

Una volontà unificatrice ha spinto il comitato scientifico a scegliere come filo conduttore il tema iconografico degli animali, che appaiono in quasi tutti i pezzi e che danno il titolo alla mostra. Inutile precisare che unicorni, grifi, leoni, cervi, draghi, pavoni, galli, uccelli di varie razze, farfalle, gatti e cani, acquistano, in un contesto di questo tipo, gli stessi significati simbolico-allegorici che li caratterizzano quando appaiono in dipinti o sculture, conferma di una storia dell’arte che per essere compresa fino in fondo non disdegna affatto tutte le sue manifestazioni, anche quelle più popolari e meno celebrate. Un concetto, quest’ultimo, che Aby Warburg ci ha insegnato circa un secolo fa, ma che i numerosi interessi economici tendono sempre più spesso a far dimenticare a chi allestisce mostre.


continua