Merletto a tombolo italiano

Jourdain,M.The Connoisseur, Vol.15( 1906)

In questa traduzione dall’inglese si è cercato di mantenere le espressioni del testo originale: sfumature di fascino e di storia.

 

Punto a groppo-Il primo merletto a tombolo

 

Punto a groppo - merletto a nodi, una esecuzione che rifinisce le parti finali frangiate del bordo, possono essere considerati la prima forma o l’antenato del merletto a tombolo, essendo fatto ( quando è fatto separatamente come frangia )su un cuscino. Una frangia di fili sciolti era formata sul bordo del tessuto ( generalmente lino) strappando l’ordito poi legando o annodando i fili della trama insieme, in nappe.

Durante il XVI secolo, molto di questo lavoro era prodotto a Genova ed è stato citato in vari modellari, dal 1530 al 1551, fra altri tipi di punti.

Questi sono i libri ai quali si fa riferimento;

“Il giardinetto nuovo”, 1542;

“Gli specchi” , 1544 ;

“ Punti gropposi”  1545  M. Pagan;

“Inventario degli Sforza , a groppi “ 1493;

Dopo il 1551, quando il nome appare per l’ultima volta nell’edizione di M. Pagan, scompare dai libri di disegni e viene sostituito dal nuovo merletto a tombolo, per il quale “ Le Pompe” ( modellario*)propone dei disegni, qualche anno più tardi.

Macramè è una parola di derivazione araba, usata per definire una frangia o guarnizione; una versione moderna di questo tipo di lavoro è stata reintrodotta a Genova nel 1843.

Il primo merletto a tombolo appare nella forma di filo intrecciato e incrociato, come bordo nei collari o gorgiere. Osservando i libri di disegni, tutti i collari hanno lo stesso bordo dentellato, ma il merletto poi realizzato a tombolo si presenta più chiaro e leggero del contemporaneo merletto ad ago. Entrambi comunque risultavano migliori dei collari in tessuto di batista o cotone.

merletto a piombini , i primi punti Vandike

 

Questo merletto a fuselli  più morbido e vaporoso di quello ad ago, era distribuito in gran quantità sul bordo dei collari a tre strati, donando all’oggetto una grande eleganza.

Anche le passamanerie a “punto tagliato” ad ago, non donavano una piega morbida ai collari, per cui i bordi erano appuntiti e rigidi, facendoli sembrare una armata in difensiva (La dentelle, Seguin).

Piccoli cerchi rotondi o anellini , sono particolari che si possono trovare in vari bordi presenti nei modellari” Le Pompe” e “ Parasole”. Questo particolare consiste in un filo portato all’esterno facendo un cappio e poi riportato nella lavorazione. I più grandi cappi di filo intrecciato sono anche usati per dare una chiara idea del  “ Vandike Point”( punto Van Dick). Il disegno è geometrico come il punto tagliato, ma formato da” linee “, piuttosto che da forme solide e queste linee sono meno rigide e precise del merletto ad ago.

Uno stretto bordino, (il piede) veniva lavorato con il disegno e si trova in molti di questi merletti a piombini. ( Merletti- tutte le merlature che venivano attaccate dalla parte del “ piede “ per mezzo di punti lunghi sul rovescio - Dizionario di Florio e Torriano- Londra 1659).

I primi bordi erano stretti e se si doveva realizzarne uno più largo, si aggiungevano altri pezzi cuciti con l’ago come il “ Vandicke”.

I fili che compongono il motivo, sono intrecciati insieme, non lavorati come formare una tela di lino.. Lo sviluppo dei più importanti disegni ornamentali si possono vedere in certi dipinti come quello di Carlo di Sassonia, 1582, il quale è adornato con grandi ed elaborati “merletti a piombini”.

 

Victoria e Albert Museum, merletto italiano con arrotondate smerlature

 

 

Alcuni campioni di merletti mostrano il passaggio dal disegno geometrico al più tradizionale ornamento di volute e motivi a foglie. A questo merletto è stato attribuito un grande valore per la sua trasparenza, per la rete di fondo e il pregio dell’ornamento. A questo periodo appartiene la smerlatura di un collare, nel quale le varie parti sono unite da cappi o da fili intrecciati.

 

 

Un copriletto di pregevole fattura ( similare al merletto precedente), catalogato nel Victoria e Albert Museum come merletto fiammingo, è stato stabilito essere fiammingo o italiano. A giudicare comunque dalla caratteristica leggerezza e precisione del disegno, “il valore” della rete di fondo, del disegno del bordo con le sue estremità arrotondate e la cura in ogni dettaglio, potrebbe essere italiano e probabilmente italiano-veneziano. Il pezzo sembra essere appartenuto a Filippo IV di Spagna; nei 4 angoli si trova l’aquila a due teste, icoronata e in un cerchio all’interno del manufatto si trova il collare con gioielli del “Toson d’oro”( grande onorificenza. La pregevole lavorazione di questo pezzo è notevole; il piumaggio delle aquile è riprodotto per mezzo di piccoli buchi lasciati sull’intreccio, ciascuno dei quali è un po’ allentato da sembrare un picot. Il fondo che racchiude le ali è una rete realizzata in seguito con fili intrecciati e annodati. Il rosone centrale e gli angoli sono riempiti da una grata di fondo ( questa descrizione si trova nel catalogo delle collezioni di merletto nell’A e V. Museum, 1881).

 

Copriletto di Filippo IV di Spagna