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Lombardia Per ricostruire la storia della comparsa del merletto in Lombardia ci
affidiamo a documenti storici risalenti alla fine del Quattrocento. Il primo
è datato giovedì 12 settembre 1493, si tratta di un inventario
dove avviene ufficialmente tramite atto notarile una spartizione tra le
sorelle Angela e Ippolita Sforza Visconti di Milano
e qui sono stati trovati i primi cenni che si riferiscono soprattutto al
merletto a fuselli. Ci sono vari passaggi dove si fanno riferimenti a piccole
fettucce di merletto come ”Tarnete uno d’oro et seda negra facta da ossi (fuselli)”, bracirolo de
brocato d'oro cremesile
da donna, fodrato de sendale
verde, cum…una tarneta (trinetta). E’ interessante scoprire che sono chiamati
tuttora “Ossi” a Cantù e “Ossoleti” nel Canton Ticino. Tra le testimonianze iconografiche del Seicento milanese, abbiamo un
ritratto della collezione Koelliker di Milano. Si tratta di Giovanna Cavenaghi Toso, moglie di Scipione Toso nobile milanese e
importante collezionista d'arte. Federico Cavalieri dona una descrizione
particolareggiata sull’abbigliamento del personaggio: “Chi
cercasse prove della perdurante vitalità dell’artigianato milanese del lusso,
nei primi decenni del Seicento, ne troverebbe più d’una in questo ritratto.
Il volto della dama è stretto da un sontuoso collo a lattuga insaldata,
ornato da punte di merletto a fuselli. La sopravveste nera si apre sul
davanti per mostrare il gippone ricamato in oro e argento filati, con
applicazioni di perle. Le maniche sono ornate con galloni e gli ampi ricami a
motivi vegetali invadono anche la sottana. Grande profusione di bottoni
gioiello e di gioielli veri e propri…sui merletti
del collo, una spilla di smalti neri a forma di scorpione tempestata di
perle, appuntata a un nastrino nero”1.
Particolare del ritratto di Giovanna Cavenaghi Tosi, 1588-1654, Collezione Koelliker
di Milano
Donne che lavorano al tombolo, Milano 1720, collezione privata, Brescia
Merletti
odierni realizzati da Daniela, Milano Il
merletto milanese ha acquisito dai tempi dei suoi fasti, una sua peculiarità
e in tutto il mondo “il Punto Milano” è conosciuto come un insieme di punti
realizzati con scrupolosità e precisione. Oggi, le zone che conservano
maggiormente la tradizione del merletto sono Cantù, Como, la Valle Camonica e
altre piccole realtà. In occasione dell’Esposizione Internazionale di Parigi del
1878, i notiziari dell’epoca scrissero, a proposito delle manifatture di
merletti lombarde, ”gli espositori più numerosi furono ancora i milanesi”. Rigamonti Pietro mandò
un pizzo bianco, Carnaghi Francesco dei veli neri
ricamati a mano, l’orfanotrofio femminile, premiato con la medaglia di
bronzo, inviò delle trine eseguite dalle allieve, Giuseppe Valerio di Milano
presentò i veli ricamati prodotti nella sua fabbrica. Nel catalogo dell’epoca
così fu descritta l’esposizione: I VELI RICAMATI di
Giuseppe Valerio di Milano
Parasole della Ditta Giuseppe Valerio di Milano “I pizzi italiani ottennero in Parigi un
trionfo insperato, perchè avevano da lottare contro
quei famosi lavori, che paiono tessuti dalle fate, di Valenciennes,
Chantilly, Brusselle e di altri luoghi, i quali
sono ben noti alle donne eleganti di tutti i paesi. I merletti di Venezia,
fini, delicati, hanno fatto sospirare di desiderio le belle visitatrici
dell’Esposizione; e i pizzi di Milano non la cedevano punto a quelli per
vaghezza di disegno e per precisione di lavoro. Fra i prodotti più notevoli
di quest’arte milanese, si distinguevano i pizzi usciti dalla fabbrica di
Giuseppe Valerio, che noi presentiamo incisi per quanto il bulino può rendere
il leggiadro intrecciarsi de’ serici fili che formano gli adornamenti più
ambiti dalle signore, i quali, anziché celarle, crescono vezzo alla loro
bellezza, al candore della pelle, alla magnificenza degli abiti. Gli oggetti
esposti che noi presentiamo sono: un mezzo scialle nero, di quel genere che
dicesi punta in linguaggio della moda, e che è tutto ricamato a finissimo
punto antico. Un parasole bianco e un velo nero grandissimo quadrilungo,
tutti e due ricamati del pari a punto antico. Un altro velo ovale è di pesante
blonda, ed ha quella foggia che prese il nome di velo alla lombarda: dai
capelli esso pende sul collo e sulle spalle delle nostre donne, e dà alla
fisonomia un certo incanto di freschezza e di ingenuità. Inoltre vi è un
fisciù bianco, imitazione di Spagna, e un’altro fisciù di blonda imitante il
guipure. Il lavoro capitale è, come si disse, lo scialle, sia per la
ricchezza degli ornati, sia per l’artistico gruppo di sirene che si
abbracciano sotto una fontana che piove sovr’esse
le sue fresche linfe. L’onorevole distinzione assegnata a questi veli dal
Giuri Internazionale di Parigi (senza che in detta classe vi fosse alcun
Giurato italiano a tutelare il vantaggio degli Espositori) vale a
giustificare il favore che godono in Commercio i veli della fabbrica Valerio,
e dimostra altresì quanto amore egli ponga nell’esercitare la sua industria,
che onora il paese, e dà lavoro e pane a centina di operaie.”
Ingrandimento
della parte centrale del velo a punta - Veli ricamati della Ditta Giuseppe
Valerio di Milano
Due fiscù della ditta
Valerio Merletto di Cantù (CO)
Merletto primi ‘700 (collezione privata) Elisa Ricci sostiene, che già nel XVII secolo si
conosceva "La trina di Milano" introdotta dalle Suore Benedettine
del Monastero di Santa Maria o S. Ambrogio a Cantù, anche se alcune
testimonianze storiche lo dichiarano presente già dal 1300. Il marchese Odelaschi nel 1774 diceva che questa industria, così lui
la chiamava, era un sostegno anche per i poverelli dei paesi circostanti a
Cantù.
Immagine tratta
da “L'Illustrazione Italiana” del 1887 dove
appare un articolo sulla mostra svoltasi a Roma nel 1887: Esposizione di Tessuti, Tappezzerie, Merletti”, Palazzo
delle Belle Arti
Nel
1882 nacque una scuola specializzata per il merletto e altre attività
artigianali locali “La Regia Scuola
d’arte applicata all’industria”. Nel 1888 divenne una scuola che mirava anche
all’istruzione e si inserirono materie come l’italiano, la matematica……L’intento della scuola era quello di formare
persone con capacità artigianali e imprenditoriali.
I primi passi nell’arte del merletto, primi ‘900
Merletti della scuola di Cantù, primi ‘900 Dopo
il secondo conflitto mondiale il merletto ebbe un calo precipitoso, ma le
donne di Cantù continuarono la tradizione impreziosendo le loro case e la
dote delle figliole, con splendide trine. La scuola nel 1959 divenne
“Istituto Statale d’Arte” e rilanciò e intensificò
i corsi di merletto. Articolo del 1923
Nel
Lavorazione del
merletto canturino durante la
VII edizione della Biennale Internazionale del Merletto a Cantù. Tutto
questo, grazie alla collaborazione di Pro Cantù, dell'Istituto Statale d'Arte e del
costituendo Museo delle arti industriali di Cantù, che hanno espressamente
costituito il Comitato promotore della manifestazione. Ad essi sono giunti i
sostegni economici dell'Amministrazione comunale di Cantù, della Provincia di
Como, della Regione Lombardia e della Cassa Rurale ed Artigiana di Cantù. Il
Comitato per la promozione del merletto è ancora attivo e assicura la
continuità della tradizione del "Pizzo di Cantù". Il
24 Novembre 2006 si è inaugurata a Cantù la “Prima
mostra triennale internazionale del merletto, ricamo e arti applicate”.
Tradizionalmente
Cantù è il fulcro dell'attività artigiana del merletto, ma anche a Carimate, Novedrate e Figino è stata coltivata. I merletti tradizionali di
Cantù, sono caratterizzati da punti diffusi anche in Europa: il Cluny,
Valencienne e Milano. Pavone realizzato nel 1980 da
Giuseppina Parolo Bargna
(madre di Rita
Bargna)
Cardinale Dionigi Tettamanzi in visita alla Cappella del Fatebenefratelli di Milano, a fianco Don Mario Monti Cappellano Rettore dell’Ospedale (i bordi
delle vesti del cardinale sono bordate di bellissimo merletto) foto courtesy Don Mario Monti.
I polsi della veste del cardinale Tettamanzi sono realizzati nel
classico punto Venezia o comunemente conosciuto come merletto di“ Cantù”
Descrizione della Regia Scuola Professionale del mobilio e del
merletto di Cantù, nell’annuario
dell’insegnamento artistico-industriale del
1920-1921. Carate, Monza
Griante (CO) A
Griante si perpetua ancora l’arte del merletto e si
è costituita anche una associazione, “ Gruppo Amici del Tombolo di Griante”. L’insegnante è la Signora Nicoletta Figini Venini. Sul
giornale “Il Griantino” è apparso un articolo datato 1999 di Gigliola Foglia che riporta
alcuni scritti risalenti all’800, i quali ci raccontano uno spaccato di vita: ………….Dando infine
un'occhiata alle pagine che il Balbiani* dedica
alla frazione di Cadenabbia, scopriamo che alcune
attività hanno resistito fino ai giorni nostri (la tabaccheria, la bottega di
barbiere) mentre "il bravo fornaio Antonio Romano'" e "la
rinomata macelleria e salsamenteria Lillia"
non esistono più, come il "ricco negozio di belle stoffe di seta a
prezzo fisso (che offre) per tal modo il comodo ai forestieri di recare nei
loro paesi un prodotto delle nostre fabbriche". Un negozio del genere
ora esiste a Menaggio, e con gran sorpresa dei
turisti e' l'unico per molti chilometri. Olgiate Comasco (CO)
Postazione
dell’Associazione Fili e Colori, seconda edizione del Forum
Internazionale del Merletto a Bellaria Nel 1984 per iniziativa delle
Signore Sandra Taiana e Adele Molteni
Porta, allo scopo di recuperare e diffondere le tecniche di lavorazione del
merletto a tombolo canturino è sorta la scuola di merletto di Olgiate Comasco. Novedrate Novedrate si è molto attivata per promuovere e divulgare
l’arte del merletto. Qui
vive Ernestina Marelli, la responsabile del Comitato
Promozione Pizzo di Novredate, che con i suoi 10
anni di intensa attività ha trasformato la iniziale mostra amatoriale in un
grande evento internazionale. Ernestina ha fatto parte anche della giuria del
concorso” Fusello d’oro
Sul giornale “ Il Griantino” è apparso un articolo di Gigliola Foglia: Martedi' 7 settembre a
Como in Villa Gallia, sede dell'Amministrazione Provinciale, si e' tenuto un
convegno internazionale sul merletto, organizzato dal Comune di Novedrate in occasione della Ventesima Mostra novedratese.
Locandina della Manifestazione 2002, la damina è una realizzazione di Ernestina Marelli Dall’1 all’8 settembre 2002 si è svolta a Novredate la Prima Biennale e XXII Mostra Internazionale
del Pizzo. Questo
articolo è apparso sul sito
http://www.marketpress.info Il
manufatto più piccolo è un centrino di circa Sul sito
di Rosanna Orgiu si può visionare un reportage
completo sulla mostra. http://www.dentellieres.com/Reportage/R2002/Novedrate/pizzo-index.htm Capiago Intimiano (CO) Un tempo, la lavorazione del
merletto , era fervida anche in questo paese e per non cadere in disuso
nel 2000 si è costituita l'Associazione "Il Merletto",
che cerca di tenere viva la tradizione organizzando dei corsi. A partire
dall'anno 2003, la mostra finale dei corsi, ha allargato i suoi confini
aprendosi anche a partecipanti di altre realtà italiane. Pubblichiamo
alcune riflessioni sulla mostra da parte della Presidente: “La
mostra anche se non ha avuto ospiti di altre scuole si è svolta in modo molto
soddisfacente, accanto ai lavori dei nostri corsi di merletto, ricamo e
spuntatura abbiamo presentato "pensieri sotto vetro " cioè
quadri di merletto o ricamati di vecchia e nuova manifattura che sono
stati molto apprezzati dai nostri visitatori. Abbiamo avuto anche l'onore di
ricevere visite di alcune maestre non solo della nostra zona. Che dire
.....siamo molto soddisfatte dei risultati ottenuti.”
(Emma Giovanessi Livio) Montesolaro ( CO) Questo è un articolo apparso
su www.montesolaro.it
in ricordo di una persona che nell’arco della sua vita ha lavorato fino alla
fine con tombolo e fuselli. I TESORI DELLA ZIA MARIA È difficile ricordare in poche righe la figura di
una persona cara come lo era la zia Maria. Tanti sentimenti si accavallano
nella mente, tante emozioni palpitano nel cuore. Tutti segni felici malgrado
il triste momento della sua dipartita, perché la zia, nonostante le molte e
spesso ardue vicissitudini vissute nel corso della sua lunga vita, era una
persona positiva, sotto tutti i punti di vista. Credo che in due verbi si
possono sintetizzare gli 86 anni trascorsi prima a Cantù e, dal 1939, al Bissee: odiare ed oziare, azioni che certamente non
facevano parte del suo patrimonio genetico, del suo modo di essere e del suo
carattere. Non ha mai odiato nessuno, anzi cercava, riuscendoci sempre, il
colloquio amichevole, il rapporto schietto e sincero offrendo a chiunque,
vicini e lontani, la sua disponibilità. “L’è mei
manda giò putost che fa
del mà ai person” era una
sua caratteristica espressione, frutto di una solida formazione non ricevuta
dai libri ma dal contatto diretto con la gente, dall’esperienza formatisi
nella condiscendenza verso gli altri. Non l’ho mai vista in fase di riposo,
per questo non sapeva coniugare il verbo oziare. Era dotata di una
inesauribile vitalità fisica e mentale espressa sia negli anni della gioventù
come in quelli della maturità e vecchiaia. Eccelleva in qualsiasi mestiere o
mansione: nei lavori al tombolo era senz’altro un’artista e dalle sue mani
uscivano originali capolavori che non trovavano mai il tempo per essere
esposti e subito erano prenotati. Nei lavori agricoli poteva benissimo
gareggiare con gli uomini e non rischiare la benché minima figura, anzi. In
casa era un’abile cuoca ed un’ottima organizzatrice arrivando a pianificare
la seppur minima faccenda per non creare scompigli. Soprattutto è stata una
splendida mamma nel senso più ampio del termine, non solo per i figli, ma per
tutti coloro (e sono stati molti) che le si avvicinavano semplicemente per
avere un consiglio. Dopo la scomparsa dello zio Ambrogio, per la zia era
iniziato un lento ma continuo declino fisico, fattore che comunque non le
aveva impedito, grazie alla grande forza di volontà, di rendersi ancora utile
nelle faccende domestiche: appoggiandosi alle sedie o facendosi aiutare dalla
“sua Laura”, svolgeva quei piccoli lavori altrimenti da delegare ad altri. Con
le mani tremanti ha lavorato al tombolo fino all’inverno scorso, quando la
sua forte fibra ha cominciato un progressivo tramonto: è questa l’immagine
che ci lascia la zia Maria, faticosamente seduta intenta a manovrare i
fuselli. Ben si addicono le parole scritte da Benedetto Croce a riguardo
della morte: “Quando verrà, che almeno ci sorprenda al lavoro”. Ciao cara zia, e da lì in alto aiuta coloro ai
quali hai voluto bene. Francesco Molteni Guanzate
(Como)
Nel 2000 è nato un gruppo “ Quelle che il tombolo”,
che cresce sempre più, creando con fantasia e originalità opere uniche. Cremona A Cremona
nel 2014 il Touring Club ha organizzato una mostra di merletti della Signora
Marisa Fioretto Bonazzoli, 60 anni dedicati al
merletto a fusello. Cividate al Piano (BG)
AL DI LÀ DEL FIUME, LA BALLATA DEI FUSELLI. Nella bassa con la signora Giovanna e la sua arte di
Valerio Gardoni A Cividate al Piano, arroccato sopra una mezza collina a
terrazzo sull’ansa della sponda bergamasca, bisognerebbe arrivarci via fiume,
sbarcare al santuario e salire la strada ciottolata al fianco degli orti
terrazzati che coronano le case affiancate che guardano sui cortili condivisi
da numerose famiglie, un’architettura che racconta di gente di terra e di fiume.
A Cividate al Piano son venuto per incontrare la
signora Giovanna che in una delle case con il cortile in comune ci è nata e
vissuta. Figlia un poco della terra e un poco del fiume. Fiera anche del suo
idioma, quando racconta, su dieci parole ne usa una d’italiano e le altre
nove in dialetto della bassa bergamasca. E’sotto il porticato la signora
Giovanna, testa china e mani che fanno danzare i fuselli sul tombolo. Le dita
si muovono veloci come pizzicassero fili di un’arpa, con leggiadra eleganza
emettono un melodia di tintinnii, dove ogni movimento rapido segue una fitta
trama come in uno spartito e dalla ballata dei fuselli di legno esce, dopo
mesi di lavoro, un pregiato merletto degno di una melodia. Mi saluta dopo
aver fissato con uno spillo sul cilindro del tombolo un complicato passaggio
di un intreccio di pura seta, prima il benvenuto è suonato dalla ballata dei
fuselli di legno che seguono una complicata danza fra le dita roteate con
incredibile abilità, una velocità da gioco di prestigio, ma armonioso come il
suono prodotto; impossibile carpirne il segreto; si può solo ammirarne il
risultato.
Varese A Varese vive e lavora Maria
Luisa Bianchi che apprese l’arte del merletto da Adele Porta di Cantù. Maria
Luisa insegna anche all’interno del Decentramento comunale “Varesecorsi”, che organizza corsi di vario genere, tra
cui il merletto a fuselli. A Gorla
Maggiore in provincia di Varese, si è svolta nel 2001 una mostra
: una ricca collezione di oltre 400 pezzi appartenenti a Luciana Cretti,
curatrice della mostra. Maschera lombarda Verso il 1600, per mezzo del commediografo Carlo
Maria Maggi, nacque la maschera lombarda, Meneghino. Il suo abito è composto
da: una casacca corta, pantaloni di panno verde con liste di color rosso,
calze a righe rosse e bianche, cappello a tricorno marrone con bordo rosso e
parrucca con capelli lisci raccolti in un codino. Ai polsi porta cascate di merletto e al collo un jabot, sempre di merletto. Cellatica (Brescia) La scuola di merletti a Cellatica fu promossa nel 1881 dal Comitato Economico
presieduto dal prof. Marino Ballini, con l'apporto
del sindaco del luogo il conte Giulio Bona e con l'appoggio della Congrega
Apostolica e di privati e sotto la direzione della signora Colombo. La scuola
era presente nel 1884 alla “Mostra Alpina Nazionale” ricevendo l’attestato
di benemerenza. Nel catalogo di una
mostra svoltasi a Roma nel 1887 venne citata la scuola la quale era presente
con diversi lavori eseguiti dalle allieve, nella vetrina nr.
86, “Merletti, colli, polsini,
guarnizioni diverse. Lavori eseguiti dalle alunne della scuola dei merletti
in Cellatica”.
Dal catalogo della Mostra “esposizioni retrospettive e contemporanee
di industrie artistiche”, svoltasi a Roma presso il Museo Artistico
Industriale, Roma, 1887.
Lodi Verso la fine dell’Ottocento a Lodi il merletto veniva insegnato in
una scuola, a testimonianza di questo troviamo nel catalogo della mostra
svoltasi a Roma “Tessuti e merletti: esposizioni retrospettive e
contemporanee di industrie artistiche, esposizione del 1887” la seguente
descrizione: Colletto e polsini, cuffia per bambino e bracciatura,
il tutto di merletti al punto di Venezia, eseguito dalle sorelle Vercellesi
Greco, allieve delI’ Istituto Guy.
Carenzio Cristina, Lodi. Santo
Stefano Ticino (Milano) A Santo Stefano
Ticino, un piccolo comune in provincia di Milano troviamo l’Associazione
Culturale “Mirta e alle Amiche del Tombolo”.
“Cigno” realizzato
attualmente a fuselli con vari punti Milano, disegno ed esecuzione, Tamara P.
Duvall A Milano per iniziativa delle Civiche Raccolte Storiche tra 6 dicembre 1994 e 15 gennaio 1995 presso Palazzo Bagatti Valsecchi si è svolta la Mostra “Penelope ha fatto il suo tempo?” Nella città di Milano, Rita
Arcaleni, realizza degli originali
fuselli intagliati in punta di coltello.
Musei
e mostre
A Biassono
(MI), presso il “Museo Civico Carlo Verri” c’è una
ricca collezione di merletti e tomboli. Nel settembre 2004 si è svolta una
mostra intitolata “ Pizzi, trine e lini. La dote della nonna”. Si puo’ visionare un ampio reportage della mostra alla
pagina web : http://www.museobiassono.it/Italiano/Mostre/Dote/index.html
. La stessa mostra è stata portata a Corezzana (
Milano) presso la sala Consigliare, dal 4 al 15 dicembre 2005 . Sabato 23 settembre 2006 si
è inaugurata la sezione del Museo, dedicata alla ”sperada”. “Dopo anni di attesa è giunto al nostro
Museo un dono prestigioso, legato alla storia ed alla cultura della nostra
Brianza. La signora Giuseppima Ornaghi
Brambilla di Biassono ha donato infatti una "Sperada" in argento della seconda metà del XIX
secolo. Cos'è la sperada?
Ogni fanciulla, nel momento in cui smetteva di essere una bambina (dopo aver
fatto la prima comunione), aveva il diritto di non portare più le trecce
lunghe (a curuna) per incorniciare il viso: la
tradizione dice che ella riceveva in dono dai genitori il primo spillone che
bloccava la pettinatura caratteristica della donna adulta.Tale
spillone (spontòn) era di metallo, lungo una
ventina di centimetri solitamente di argento e aveva alle estremità due
grosse "olivelle". Su di esso venivano annodate le trecce che erano
raccolte dietro la nuca ad indicare che la fanciulla era ormai in età da marito.Nel momento in cui si fidanzava, il promesso sposo
le donava, quale pegno d'amore, un numero di spadini (spadit)
o cucchiaini (cugialit) pari alla sua età.Dal giorno del matrimonio poi, la donna, per mettere
in risdalto la nuova condizione, portava
all'interno del semicerchio di spadini uno spadino più elaborato, comunque di
foggia diversa.La sperada
aveva una diversa composizione a seconda dello stato civile della donna che
lo indissava: da ciò si poteva capire se ella era
appunto fidanzata o sposata, ma anche vedova o zitella. Il costume tradizionale ·
Museo Civico "Carlo Verri" ·
Museo della Donna e del
Bambino Musei Mazzucchelli
- Via Mazzucchelli 2 – 25080 Ciliverghe di Mazzano (Brescia) – Tel.
030/2120975 - fax. 030-2120603 http://www.museimazzucchelli.it/museomodacostume/index.htm r.quarantini@libero.it 12 sale legate alla moda e al
costume, con i vari strumenti del lavoro artigianale: filatura, tessitura,
tombolo. Gli oggetti che si possono vedere sono: abiti,
accessori, cappellini, fazzoletti, ombrellini, ventagli, guanti, monili,
biancheria intima e da casa, paramenti sacri, strumenti di lavoro,
abbigliamento infantile e giocattoli ·
Museo Poldi Pezzoli Al piano terreno del Museo c’è la
sala dei merletti: qui si trovano dei
manufatti antichi realizzati a punto Venezia. Catalogo: Balboni Brizza, Maria Teresa: “Pizzi e ricami”- Museo Poldi Pezzoli, Milano 1992,
pp.85, ill. b/n e col. Bibliografia. Il volume è il
terzo della collana Le guide del Museo, che comprende piccole guide tematiche
alle singole raccolte del Museo Poldi Pezzoli. L’autrice propone una scelta di 29 esemplari
della collezione di merletti e ricami, tra le pochissime in Italia ad essere
esposte, ricostruendone nel breve saggio iniziale le modalità di formazione,
con l’integrazione di interessanti appendici documentarie relative sia al
nucleo iniziale della casa Poldi Pezzoli, sia alle acquisizioni successive. Ciascun
manufatto è commentato in modo chiaro nelle schede (che sono basate sullo
studio dell’intera collezione già condotto da Alessandra Mottola
Molfino nel 1984) e illustrato da fotografie ben
leggibili. ·
Museo della
Bambola e dell’Abbigliamento Infantile Rocca Borromeo Via della Rocca,
2 Angera (
Varese ) http://www.museionline.it/ita/cerca/parolaimusei.asp?id=5407 http://www.varesehotels.it/it/articolo.php?id=36 Il Museo dell’Abbigliamento Infantile
è aperto al pubblico dal 1994, accanto al già noto Museo della
Bambola,esposto nella stessa sede. Si possono vedere abiti, accessori,
biancheria e altri elementi vestimentari legati
all’infanzia, che costituiscono la collezione museale. Gli esemplari
appartengono agli ultimi due secoli, provenienti dalla collezione Borromeo e
da donazioni e acquisizioni recenti; nell’insieme, la raccolta costituisce
un’esemplificazione, ricca e diversificata, di un vero apparire infantile di
questo periodo, centrata su un nucleo iniziale di abiti da battesimo, di
qualità veramente notevole. Catalogo: Museo dell’Abbigliamento infantile. Edizioni Castello del
Lago, 1994, 60pp., ill. b/n e col., note bibl. ·
Musei Civici di
Como Presso il Museo c’è una collezione di
merletti raccolti e schedati in un catalogo a cura di Rizzino Marialuisa Le collezioni
tessili dei Musei Civici di Como Merletti e ricami dal XVI al XIX secolo,
Musei Civici di Como, Como 1996, pp.240, ill. b/n e col. Bibliografia. Realizzato
grazie alla collaborazione dell’associazione Famiglia Comasca e al Banco di
Desio, il volume presenta la collezione di merletti e ricami dei Musei Civici
di Como e si pone (assieme all’allestimento di una sala del museo dedicata a
tali manufatti- cfr. notizie) come tappa conclusiva di un lavoro di
schedatura e di restauro avviato nel 1987. Le complesse vicende espositive
precedenti alla riscoperta di questo nucleo di oggetti, circa 300, sono
narrate da Maria Letizia Casati, conservatrice della sezione
storico-artistica, in In merito alla vicenda delle
collezioni tessili dei Civici Musei di Como; Marialuisa
Rizzini ricostruisce le modalità di formazione
della raccolta, soffermandosi in particolare sulla figura di una donatrice,
Giuseppina Masier, alla cui munificenza si deve la
maggior parte della raccolta pervenuta nel 1895, e delineando in appendice le
vicende biografiche di alcune esecutrici in Un piccolo mondo tessile La
raccolta di merletti e ricami dei Musei Civici di Como e in Biografie.
Segue un’analisi sulla determinazione delle fibre tessili di Alfio Maspero, del Laboratorio di Archeobiologia
dei Musei di Como. Il catalogo che segue, curato da Marialuisa
Rizzini, propone la schedatura dei pezzi, suddivisi
tra merletti e ricami e proposti in raggruppamenti tematici, per evidenziare
una caratteristica della collezione, che non copre in modo esaustivo
l’evoluzione storica di tali manufatti tra Cinque e Ottocento ma si concentra
attorno ad alcuni temi e periodi: ad esempio il revival storicistico del sec.XIX, la produzione dilettantesca e professionale a
Siena nell’Ottocento, le manifatture di Cantù nel sec.XIX,
gli imparaticci. ·
Mostra Internazionale del
Merletto ( Biennale che si svolge negli anni dispari ) Comitato per la promozione
del merletto Cantù Tel.
031-716094 merletti@merletti.it
http://www.merletti.it ·
Mostra internazionale del
Pizzo (Divenuta Biennale, si svolge negli anni pari) Novredate (CO) ·
Mostra Mercato
dell'artigianato Biennio (Brescia) ·
Festa della
Mietitura Via alla
Chiesa Prosto di Piuro
(Sondrio) La festa si tiene nel mese di luglio Scuole ed Associazioni Fili d 'arte" Insegnante, Sandra Tajana Olgiate Comasco "Servizi Sociali" Carate (MI)
Circolo" Il Giardino
dei punti" Via Cappuccio , 18 (MI) tel. 02/8054787 Associazione"Fili e Colori"
(dal 1991) Insegnanti Sandra Tajana,
Adele Porta Presso Villa Camilla (sede Biblioteca
Comunale) Olgiate Comasco (Como) prolocol@freemail.it http://www.prolocolgiate.it/filiecolori.html
"Accademia Merletti De Amicis" Corso Collegio De Amicis, Salita Camuzio 22063 Cantù (CO) Associazione Merlettaie
Italiane(AMI) Corso Unità d 'Italia, 20 22063 Cantù (Co) http://www.merlettaieitaliane.it
mariacri.bravi@tiscalinet.it Associazione Culturale "Il
Merletto"(dal 2000) Presidente Emma Giovanessi
Livio Insegnante Maria Chiara Mazza Via Umberto I, N° 7 Capiago
Intimiano (Como) Associazione "Manualmente" Responsabile Lotti della Croce di Doyola Via Monte Oliveto, 10 Monza (MI) Tel. 039/749472 Associazione Novredatese per la promozione del Pizzo Presidente Marelli
Ernestina Via Taverna, 3
b 22060 Novredate(CO) Scuola
"Bottega Biennio"(dal 1998 ) Via Ripa 2, 25040 Biennio
(Brescia) Tel.0364-40299 da lunedì a venerdì
9-17 scuolabottega@voli.bs.it http://www.valcamonicaonline.it/scuolabottega/corsi2002.htm Associazione"Bondeko" Programmi
Onlus Via Coppola,
16 23862 Civate
(Lecco) Via
Maggiore
Annone (Lecco) Tel. e Fax 0341-210464 bondeco@tiscalinet.it
http://www.bondeko.it/owp/attivita.htm Associazione "Varesecorsi"(dal
1985) Insegnante Maria Luisa Brandi P.sso
Centro Diurno Aperto Via S.Giusto,
6 Giubbiano (Varese) Tel.0332-235590 http://www.comune.varese.it/varcorsi/home-page-vacorsi2.htm Associazione"Sorriso" Lomellina
(Pavia) P.sso Biblioteca Comunale " Unitre" Insegnante Alda Colombo Via Federico Borromeo, 11 Cesano Maderno (Milano) Tel. fax. 0362-540085
unitre@cesano.com
http://www.unitre.web.cesano.com/corsi/tombolo.htm Laboratorio
" Ivana Magri" Studio Via Amadeo,
33 laboratorio Via Pascoli,
4 (Milano) Tel. 02 70109935 ivanamagri@ivanamagri.it
www.ivanamagri.it 1877 A. BALBIANI, Como, il suo lago, le sue valli e le sue
ville Istituto di Moda Luisa Scivales,
corso di merletto a fuselli Via Tasca, 3 Bergamo https://www.luisascivales.com/istituto-di-moda-luisa-scivales-corsi-uso-familiare Ringraziamenti Per la collaborazione, desidero ringraziare Don
Mario Monti (Rettore dell’Ospedale Fatebenefratelli), Tamara P. Duvall (merlettaia di Lexington), Macri Pulicelli (direttore di popolis.it) e i siti: http://www.museobiassono.it/italiano/index.html http://utenti.lycos.it/griantino/index.html #http://www.regione.lombardia.it/ Bibliografia 1 Dipinti Lombardi
Del Seicento, Francesco Frangi, Alessandro Morandotti,
2004 https://archive.org/details/dipintilombardid0000unse/page/40/mode/1up Archivio
storico lombardo, R. Deputazione di storia patria
per la Lombardia; Società storica lombarda,
1874 Biblioteca
on line “New
braid and designs in
Milanese lace” Read
Patricia, 1994 https://archive.org/details/newbraiddesignsi0000read/mode/1up |