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Rosa Genoni,
Tirano, 16 giugno 1867 – Varese, 12 agosto 1954

Rosa Genoni fu l'eclettica
stilista a cui si deve la nascita del Made in Italy. Alla ricerca di un'idea
di moda che identificasse l'essenza dell'italianità.
Nel 1906, all’Esposizione
Internazionale del Sempione a Milano, venne abbinata anche una
esposizione di arte decorative. Nel padiglione dell’Itala si trovava anche la
vetrina di Rosa Genoni che per
l’occasione creò otto vestiti da signora.
Ugo Ojetti, scrittore e critico
d’arte, scrisse: “La
signora Genoni in un opuscolo che si distribuisce davanti alla sua mostra
sostiene che «la moda attuale bandita imperialmente da Parigi non ammanta
artisticamente la donna come potrebbe vagheggiarla la fantasia d’un artista o
semplicemente il buon gusto d’un italiano». E non soltanto per patriottismo
ma anche per amor dell’arte nostra, ella ha creato otto vestiti da signora
nei quali ha cercato d’adattare alle esigenze dei costumi moderni le
purissime linee e forme d’abbigliamento con cui i nostri classici pittori e
scultori hanno ammantato le bellezze nei loro capolavori. Un manto da corte è
«ispirato» dalla «Venezia in trono » del Veronese, un abito da ballo dalla
«Primavera» del Botticelli, una veste da ricevimento dall’ «Amor sacro» del
Tiziano, un abito da visita dalla «Santa Cecilia» di Raffaello, ecc.
Ma —
notate bene — solo l’ispirazione ella ha preso da quelle opere illustri, ma
poi le ha «adattate alle esigenze dei costumi moderni». Queste esigenze che hanno
stretto o allargato, acorciato o allungato le forme dei modelli dipinti, non
sono però di comodo e d’igiene, sono appunto di moda. Le donne per le quali
ha lavorato la signora Genoni portano tutte, ad esempio, il più parigino dei
busti; e il ricordo classico aggiunge soltanto leggiadria di tinte, e una
vaga nobiltà, di stile alla detestata ma fatale moda presente. Cioè, anche
questa intelligente ribelle finisce per obbedire a quelle infrangibili leggi
che dicevo più sù; e perciò, se non tutte le sue « creazioni », molte possono
piacere, e piacciono”.

Prima vetrina di Rosa Genoni,
prima dell’incendio
La notte del 3 agosto scoppiò
un incendio e parte dei padiglioni delle
arti decorative venne distrutta e Ojetti scrisse “La bella mostra della signora Genoni e i
merletti e i gioielli di gran pregio che v’eran raccolti, è stata distrutta
dal fuoco. Ella attende con bella fede, per quel che può in questo breve
tempo, a ricostruirla”.

Abiti salvati dall’incendio ed
esposti nella seconda vetrina allestita subito dopo il rogo. In primo piano a
destra, l’abito da ballo “La Primavera”, modello fourreau con gonna a calice
e sopraveste in tulle ricamato a motivi vegetali e floreali, è liberamente
ispirato alle vesti di Flora, nella celebre “Allegoria della Primavera” di
Botticelli. Al centro sullo sfondo, abito e manto da corte, “Pisanello”. Ugo
Ojetti, scrisse alcune impressioni: “Questa
seconda mostra della signora Genoni che tenta con molto gusto di rammodernare
le mode fissate dai nostri quadri cinquecenteschi più noti, è purtroppo
inferiore a quella sua prima mostra distrutta1”.

Abito da ballo “La Primavera”,
Rosa Genoni

“Manto di corte Pisanello”, Rosa Genoni, Galleria
della Moda e del Costume di Palazzo Pitti.
Un manto principesco in velluto dotato di
strascico, con preziosi ricami in filati metallici, perle e cannucce di vetro
a più facce.
Notizie dell’epoca
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Tratto da Il Piccolo di
Trieste, 14 giugno 1911
Il palazzo della moda a Torino
visitandolo con Rosa Genoni,Torino 18 Giugno.
Rosa Genoni è una specie di
Madame Paquin italiana. Certo non ha messi insieme tanti milioni come
Madame Paquin, ma ha lo stesso fuoco sacro e lo stesso amore per la sua
arte - e si è fatta da sè, come Madame Paquin. Era una povera «piscinina»,
una sartina di quindici anni, ma questo amore del suo lavoro, l'ha spinta
ambiziosamente a cercare da sè i mezzi per perfezionarsi; ha studiato il
disegno, ha studiato la storia del costume, è andata a Parigi e a Londra a
lavorare nelle grandi case di confezioni,
è tornata in Italia armata di
tutto punto, «laureata» per la moda.
E’ stata Rosa Genoni che ha
lanciato l’idea d'una moda italiana e che nell'Èsposizione di Milano ha
fatto vedere con una mostra sua originale bellissima in che modo la sua
idea potesse attuarsi. Ora è direttrice di una grande casa di confezioni,
la casa Hardt di Milano, con uno stipendio che certo non raggiungerà
mai nessuna scrittrice
italiana... Questo stipendio è un, monito: donne. nonabbandonate mai l'arte
che è vostra, l’arte dell'ago, per la penna!
Un buon duce dunque mi con
scelto per girare attraverso il Palazzo della moda, un duce che poteva dar
giudizi molto, più competenti di quelli chenon possa dar io.
Certo la mia impressione
personale è che questo Palazzo della moda sia una delle cose più belle, più
complete dell’Esposizione, organizzato non solamente con cura e con amore,
ma con un gusto d’arte. squisito; però ho avuto piacere che questa stessa
mia impressione di profana fosse riconfermata da un giudizio tecnico com'è
quello di Rosa Genoni.
Un'esposizione complessa e
armonica.
Io ho vedute tutte le più
recenti esposizioni di Parigi e di Bruxelles, dove erano i francesi che
esponevano ed in casa loro e non ho mai visto un’esposizione della moda
così complessa, così armonica, così soddisfacente. Quando sono entrata qui
dentro e ho visto, mi son sentita orgogliosa di essere italiana e che siano
stati dei colleghi miei, dei sarti e delle sarte italiane ad organizzar
questa mostra.
L'idea del «Palazzo della
moda» è stata veramente assai felice. Invece di una di quelle mostre come
si usavano fino ad ora in cui i mobilisti presentavano una stanza coi suoi
mobili, ma schematica, vuota, disabitata, e i sarti una vetrina con dei pupazzi
vestiti, anche questi schematici fuori del loro ambiente e della loro
cornice, in questo Palazzo della moda tutti gli artisti egli artieri che
possono in qualche modo cooperare è all’arte della casa é della persona, si
sono uniti e hanno lavorato di comune accord, organizzando degli ambienti
abitati, una casa intera: i tappezzieri hanno fornito i mobili, gli
argentieri l'argento, le ricamatrici la bellissima lingeria, i fiorai i
fiori, i sarti i vestiti, i calzolai le scarpe, i parrucchieri le parrucche.
Invece di trovarsi dinanzi, come in tanti altri reparti dell'esposizione, a
delle vetrine convenzionali con la loro nomenclatura di roba, entrando nel
Palazzo della moda si vede mano a mano una casa con tutti i suoi ambienti e
i
personaggi che la popolano,
Gli ambienti della mostra.
C'è un'anticamera, una sala
da pranzo, anzi due e tutte e due bellissime, una del Valabrega e l'altra
del Lauro; sala da ballo, sala da toilette, Nursery, camere da letto,
salottini, e tutte camere abitate, dove l’artista ha finito la sua opera
con l’amore con cui la finirebbe un padrone o meglio una padrona di casa.
La stanza da pranzo è una
bellezza di suntuosità e di confortevole signorilità. Oltre che bei mobili
ci sono bellissimi quadri e bronzi e vasi di fiori, e la tavola è un
trionfo di raffinatezza con delle tovaglie a rete e dell’argenteria fornita
da Ianette e Musy, e della cristalleria fornita da Ginori, e le signore
«mannequins» che la popolano (ah! se le avessero mai messe vive, sospirava
un visitatore) in una nota così suprema di eleganza in coda, e «decolleté»,
sono nel loro quadro, nella loro cornice naturale!
In ognuna di queste sale ci
sono «toilettes» di varii sarti, appunto perchè si possa vedere come ognuno
interpreta a modo suo i vari tipi di «toilette» da passeggio, da casa,
abito da ballo, da spiaggia, da sport, ecc. Ogni «toilette» ha un numero e
da quello si può rimontare sul catalogo alla sartoria che l'ha eseguita, ma
non espongono che sartorie torinesi. Bellom, Isnardon, Rosa e Patriarca,
Cauvin, Gaidano, Garda e Bounous, Sacerdote, Celeghin.
E pensare che dei sarti come
questi che lavorano in questo modo credono ancora impossibile di potersi
emancipare da Parigi! - questo era il pensiero dominante, e come si vede
ammirativo, di Rosa Genoni
Rosa Genoni sopratutto
sosteneva la signorilità contenuta, la nota discreta pur in suprema
eleganza, l'originalità non «criarde» di tutti questi vestiti, la
stilizzazione elevata di tutta questa corporazione di sarti.
C'era un vestito rosa con dei
merletti bianchi e una nota come un tocco lie-vissimo di tulle nero, e poi
un altro vestito rosa delle Cauvin e un’altra di Rosa e Patriarca e
un’amazzone di Celeghin che conquistarono la sua ammirazione senza riserve.
Vestiti di modello nazionale.
E, noti - mi diceva - questi
vestiti non sono copiati su modelli di Parigi, ma son come quelli di
Parigi, lo svolgimento del tema che il «dernier cri» ha messo di moda -
abito attillato e vaporoso e «souple» -questo è il tema, e su questo tema
ecco tante variazioni tutte graziose e senza una nota stonata, senza niente
di sovracarico o di
eccentrico e non si tratta di un
sarto o di una ditta eccezionale, ma di dieci case tutte nella stessa
città.
— Creda a me - conclude Rosa
Genoni - noi l'ingegno e il gusto ce l’abbiamo da vendere ai parigini, o
per lo meno ne abbiamo tanto da poter gareggiare abbondantemente coi
«conturieurs» e con le «premieres» parigine. Quello che manca da noi è
l'accessorio, il dettaglio che agevola di tanto il compito dei sarti pa-
rigini -; lei deve immaginare
che là ci sono degli operai e delle fabbriche che mettono sotto gli occhi
dei sarti od eseguiscono sotto i loro ordini tutto quello che può occorrere
per la creazione dei modelli, bottoni, borchie, fibbie, per cui ogni sarta,
per ogni «nuance» di vestito, per ogni stile trova pronto immediatamente
quello che le occorre; ci sono artisti ricamatori che portano modelli di
centinaia e centinaia di «bandes» trapunte (e il ricamo è una delle risorse
maggiori della confezione); non è difficile crear dei modelli quando si
hanno così sotto mano tutte le parti che lo compongono, lo costituiscono,
mentre da noi chi vuol creare una confezione - come faccio io e come fanno
questi espositori - deve ingegnarsi a far fare vi bottoni, far fabbricare
le fibbie, magari dare il disegno del ricamo e indicare i
colori alla ricamatrice.
— Con gli elementi che noi
abbiamo di gusto, di genialità - dice Rosa Genoni - non occorrerebbe altro
se non che tutti gli artisti della «Couture» si associassero e promettendo
il proprio appoggio, la. propria clientela, incitassero i fabbricanti a
creare per loro un assortimento di amminicoli, come quelli ché i
fabbricanti preparano per i sarti di Parigi.
Le industrie femminili
Un'altra idea molto bella di
Rosa Genoni sarebbe che questa associazione della «Couture» prendesse in
esame e studiasse il modo di utilizzare le bellissime cose prodotte dalle industrie femminili.
— Lei non può immaginare che miniere
di motivi decorativi, di cose fini e squisite sì potrebbero tirar fuori
dalle mani che lavorano il «puncetto» o fanno l’«Irlanda» come le scuole
dell'Isola maggiore o di Vespolati, e il modano e la rete trapunta a
colori, e i merletti a fuselli di Pescocostanzo, ecc. L’anno scorso io non
so quanti tendaggi utilizzai trovati pronti all'Industrie femminili di
Roma, per far degli abiti alle corse, e tutti trovarono ch'era una cosa
bellissima e si stillavano il cervello dove io avessi trovato quelle stoffe.
Certo, sarebbe una cosa molto
bella che da questo Palazzo della moda, che mostra quanto gusto e arte
possiedano gli artisti della confezione, venisse fuori un tentativo per
slegar la confezione
dal giogo. parigino; però
bisognerebbe che questo tentativo avesse l'aiuto delle «signore», che fino
ad ora han sempre bruciato tutto il loro incenso per il modello di Parigi!
— Ma anche per questo senso
io spero molto da questo Palazzo della moda - conclude Rosa Genoni, piena
di giovanile entusiasmo - le signore diffidano della moda italiana; ma
s’arrendono all'esempio positivo e pratico di modelli come quelli che si
vedono qui.
Io non so augurare un più
trionfale e duraturo successo all'iniziativa degli organizzatori di questo
Palazzo della moda!
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“Per una moda italiana”, Ac., Articolo tratto da L'Illustrazione
Italiana, 1909
Il discorso d'una moda
nazionale italiana è all'ordine del giorno, se ne parla nei crocchi delle
signore eleganti, nei laboratorii delle sarte, nei magazzini di eleganze
muliebri; e non solo si formano società, sorgono comitati per favorire la
patriottica iniziativa, ma se ne occupano i giornali politici, ed i più
illustri scrittori come l'onorevole Luigi Luzzatti, Pompeo Molmenti, Diego
Angeli, Raffaello Barbiera, ecc., hanno accolta l'idea con entusiasmo le
hanno dedicato bellissimi articoli nelle migliori riviste.
Rosa Genoni, che si può dire
fu l’iniziatrice d'una moda nazionale, perchè i suoi primi tentativi datano
dal 1906, ha riunito in un elegante volume ben più di cinquanta disegni
d’abbigliamenti femminili da lei ideati e composti, che furono indossati
con successo da belle dame nei salotti eleganti e da valenti artiste sulla
scena dei migliori teatri, e così riuniti formano una raccolta interessante
per tutti quelli che si occupano d'eleganze femmini!
Il volume è infatti composto
da una serie di schizzi che va dall’elegante veste da ballo e ricevimento,
fino ad un costume per la navigazione aerea di cui diamo il disegno per le
nostro lettrici.
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IN DIRIGIBILE, abito aereo-trotteur

“Sciogliendo il gancio che
trattiene la veste al bolero si ha l'abito da passeggio”
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“ Rialzando le ali del
cappuccio si trasforma in una toque”
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Questo costume che è chiamato
nel libro aereo
trotteur fu ispirato dai più antichi modelli della civiltà
egiziana di tremila anni Avanti Cristo. Egli unisce all’antichità
dell’origine la praticità moderna, potendosi coll’allontanare d'un gancio
trasformare in vestito da passeggio, sarà probabilmente il costume
dell'avvenire.
La signora Genoni attinge le
sue ispirazioni dalle linee classiche dell'arte greca, dalle fogge dei
primi tempi del cristianesimo, dal colore festoso dei musaici bizantini,
oppuro dalla trionfante bellezza del Rinascimento e dalle bizzarrie dei
costumi popolari italiani, qualche volta studiando i motivi inesauribili
della natura, e qualche altra abbandonandosi all'ispirazione della propria
fantasia; ma sempre rimanendo fedele alla linea moderna, senza cadere
nell’esagerazione e nel grottesco.
Quest'album, che composto
senza far tanto chiasso, presenta trasformata l’idea in atto pratico è la
più bella risposta di Rosa Genoni agli increduli e agli scettici, sulla
possibilità d'una moda italia e mostra come praticamente e con gusto
artistico si possano impiegaro i prodotti delle nostro industrie.
Ed oggi che la crociata a
favore della moda italiana riscuote tanto plauso e l’idea geniale acquista
ogni giorno nuovi proseliti il libro della sarta-artista potrà servire di
guida por i futuri innovatori cho potranno attingervi nuovo norme per combinare
abbigliamenti inediti ed eleganti, senza rasentare il gffo e il ridicolo,
come pure bene accolto dalle signore che vi troveranno una ricca miniera di
ispirazioni per i loro abbigliamenti da poi armonizzaro colla linea della
loro figura, col genere della loro bellezza.
Però la signora Genoni
intende di continuare la creazione di nuovi modelli ed ha promesso di
accordarne la riproduzione al giornalo Margherita, il favorito delle
signore italiane.
Così il primo giornale di
moda italiano inizierà la pubblicazione dei primi modelli fatti
appositamente per adornare la bellezza fomminile italiana, mostrando che
nel nostro bel paese è ancor vivo il culto dell’arte e dell'eleganza.
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Primo Congresso internazionale delle donne per la
pace e libertà svoltoso nel 1915 all’Aja contro la prima Guerra mondiale.
Presenza di Rosa Genoni in rappresentanza dell’Italia, Rosa è la quartultima
da destra
Il mosaico a lei dedicato


Il mosaico di 16.000 tessere
dedicato a Rosa Genoni, è un'opera d’arte pubblica di 40 metri quadri
inaugurata a marzo 2024 nel centro storico di Milano. Situato in piazzetta Lilla
Brignone, questo grande murale a cielo aperto celebra l'eredità di Rosa
Genoni, pioniera del Made in Italy, stilista, femminista e attivista
pacifista. L'opera è stata ideata da Sonia D'Errico e dal mosaicista Cristian
Colucci. È stata interamente realizzata da un gruppo di ragazzi con
disabilità della cooperativa ProgettoPersona.
L'Archivio Rosa Genoni (noto
anche come archivio Genoni-Podreider) raccoglie documenti, bozzetti,
fotografie e scritti della celebre sarta, docente e attivista. Il fondo privato
è conservato a Milano dagli eredi e nel 2016 è stato dichiarato di interesse
storico dalla Soprintendenza Archivistica della Lombardia.
L'attività di valorizzazione è portata avanti
dall'associazione Società Umanitaria e tramite studi specifici come quelli
dell'Università Iuav di Venezia.
Bibliografia
1) Ojetti Ugo, L'arte
nell'Esposizione di Milano; note e impressioni, 1906
Sitografia
https://archive.org/details/lartenellesposiz00ojet/page/120/mode/2up
https://archive.org/details/Piccolo_1911-06-14/page/n1/mode/2up
https://archive.org/details/lartenellesposiz00ojet/page/150/mode/2up
https://www.mcm.storiadellecose.it/writable/Pdf/Rosa%20Genoni.pdf
https://archive.org/details/berichtrapportre45wome/page/2/mode/2up
https://zmj.unibo.it/article/view/8218/8206
https://www.fondazioneannakuliscioff.it/wp-content/uploads/2020/12/genoni_guida-alla-mostra.pdf
https://archive.org/details/RAV0070589_1909_00045/page/460/mode/2up
https://archive.org/details/reportofthirdint00womerich/mode/2up
https://archive.org/details/reportofthirdint00womerich/mode/1up
https://archive.org/details/GazzettinoFVG2022-02-01/page/n39/mode/2up
https://air.unipr.it/retrieve/1105739d-3bfb-4e77-9f0e-c34cadda251e/MSoldiTesi_Immagini_II.3.pdf
https://zmj.unibo.it/article/view/8218/8205
Videografia
https://www.raiplay.it/video/2021/04/Passato-e-Presente---Rosa-Genoni-e-il-made-in-Italy-c02cd9a4-ab65-4514-8b63-cb952e394afd.html
https://www.youtube.com/watch?v=C64cvLieUFI
https://www.youtube.com/shorts/9BTHocpzAmw
https://www.youtube.com/watch?v=1W0PxPCU_qA
https://www.youtube.com/watch?v=yurrJGhV9Gg
https://www.facebook.com/raistoria/videos/la-storia-di-rosa-genoni-la-signora-del-made-in-italy/452817429157824/
In edicola su Rosa Genoni
Genoni Rosa, Per una moda italiana – Modelli
saggi schizzi di Abbigliamento femminile 1906 – 1908,
https://historica.unibo.it/entities/publication/6217baf9-de04-4350-b641-034ea85fec44
Genoni Rosa, La STORIA della MODA attraverso
i secoli
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