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Rosa Genoni,
Tirano, 16 giugno 1867 – Varese, 12 agosto 1954

Rosa, primogenita di diciotto
figli, nacque il 16 giugno 1867 a Tirano Sondrio da padre calzolaio e madre sarta.
Si trasferì a Milano all’età di dieci anni per lavorare presso la sartoria
della zia, continuando la sua formazione per diventare maestra. Diciottenne
abbandonò l’Italia per la francia e tra Parigi, Nizza, Londra e altre città
europee. Osservò principalmente il processo creativo della sartoria francese
da cui apprese la realizzazione di modelli originali. Al rientro a Milano
lavorò nell’atelier di Celestina Bellotti e aprì un piccolo negozio in via
Pasquirolo. Costante fu il suo impegno politico e sociale che la portò ad
aderire al nascente partito socialista e nel 1894 fu protagonista dell’agitazione
delle sarte milanesi. Nel 1898 Genoni diresse la sua sartoria all’interno
della ditta Haardt & Figli che ne determinò una considerevole espansione
e successo. Nel comune ambiente socialista, conobbe l’avvocato Alfredo
Podreider con il quale nel 1903 ebbe una bambina e nel 1924 si sposarono. Nel
1905 Genoni ricevette l’incarico di dirigere la nascente sezione Sartoria
della Scuola Professionale Femminile della Società Umanitaria di Milano, dove
insegnò sartoria e storia del costume.
Nel 1906, all’Esposizione
Internazionale del Sempione a Milano, venne abbinata anche una
esposizione di arti decorative. Nel padiglione dell’Italia, Rosa allestì una
vetrina a sue spese, creò ed espose otto abiti da signora.
Ugo Ojetti, scrittore e critico
d’arte, scrisse: “La
signora Genoni in un opuscolo che si distribuisce davanti alla sua mostra
sostiene che «la moda attuale bandita imperialmente da Parigi non ammanta
artisticamente la donna come potrebbe vagheggiarla la fantasia d’un artista o
semplicemente il buon gusto d’un italiano». E non soltanto per patriottismo
ma anche per amor dell’arte nostra, ella ha creato otto vestiti da signora
nei quali ha cercato d’adattare alle esigenze dei costumi moderni le
purissime linee e forme d’abbigliamento con cui i nostri classici pittori e
scultori hanno ammantato le bellezze nei loro capolavori. Un manto da corte è
«ispirato» dalla «Venezia in trono » del Veronese, un abito da ballo dalla
«Primavera» del Botticelli, una veste da ricevimento dall’«Amor sacro» del
Tiziano, un abito da visita dalla «Santa Cecilia» di Raffaello, ecc.
Ma —
notate bene — solo l’ispirazione ella ha preso da quelle opere illustri, ma
poi le ha «adattate alle esigenze dei costumi moderni». Queste esigenze che
hanno stretto o allargato, acorciato o allungato le forme dei modelli
dipinti, non sono però di comodo e d’igiene, sono appunto di moda. Le donne
per le quali ha lavorato la signora Genoni portano tutte, ad esempio, il più
parigino dei busti; e il ricordo classico aggiunge soltanto leggiadria di
tinte, e una vaga nobiltà, di stile alla detestata ma fatale moda presente.
Cioè, anche questa intelligente ribelle finisce per obbedire a quelle
infrangibili leggi che dicevo più sù; e perciò, se non tutte le sue «
creazioni », molte possono piacere, e piacciono”.

Prima vetrina di Rosa Genoni,
prima dell’incendio
La notte del 3 agosto scoppiò
un incendio e parte dei padiglioni delle
arti decorative venne distrutta e Ojetti scrisse “La bella mostra della signora Genoni e i
merletti e i gioielli di gran pregio che v’eran raccolti, è stata distrutta
dal fuoco. Ella attende con bella fede, per quel che può in questo breve
tempo, a ricostruirla”.

Abiti salvati dall’incendio ed
esposti nella seconda vetrina allestita subito dopo il rogo. In primo piano a
destra, l’abito da ballo “La Primavera”, modello fourreau con gonna a calice
e sopraveste in tulle ricamato a motivi vegetali e floreali, è liberamente
ispirato alle vesti di Flora, nella celebre “Allegoria della Primavera” di
Botticelli. Al centro sullo sfondo, abito e manto da corte, “Pisanello”. Ugo
Ojetti, scrisse alcune impressioni: “Questa
seconda mostra della signora Genoni che tenta con molto gusto di rammodernare
le mode fissate dai nostri quadri cinquecenteschi più noti, è purtroppo
inferiore a quella sua prima mostra distrutta1”.

Abito da ballo “La Primavera”,
Rosa Genoni, Galleria della Moda e del Costume di Palazzo Pitti

“Manto di corte Pisanello”, Rosa Genoni. Galleria
della Moda e del Costume di Palazzo Pitti, che conserva anche un campionario
di ricami e merletti raccolti dalla Genoni.
Un manto principesco in velluto dotato di
strascico, con preziosi ricami in filati metallici, perle e cannucce di vetro
a più facce.
Nel 1908 nel Salone del
Campidoglio a Roma, alla presenza della Regina Elena, Rosa Genoni partecipò
al Congresso Nazionale delle Donne indossando una sua creazione: l’abito
Tanagra. Non fu una scelta casuale. Proprio in quell’occasione sfoggiò il suo
abito mentre tenne un discorso sul rilancio dell’artigianato femminile come
forza economica e sociale. Ispirandosi alle statuette greche di terracotta
del IV secolo a.C., Rosa creò il “Tanagra”: un abito pensato per permettere
libertà di movimento, in un’epoca che usciva dalla lunga stagione del
corsetto.
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Rosa Genoni con L’abito
“Tanagra”
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Una delle tante statuette di
terracotta trovate nella città di Tanagra, rappresenta una figura femminile
alla moda, elegantemente avvolta in sottili
vesti drappeggiate che
avvolgono tutto il corpo.
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All’avvicinarsi del primo
conflitto mondiale lascia la Haardt per dedicarsi alla propaganda
anti-interventista e all’impegno umanitario e sociale. Nel 1915 è l’unica delegata
italiana al primo Congresso Internazionale delle Donne a L’Aia. Dopo la
guerra torna alla moda, curando anche il primo tomo della Storia della moda
attraverso i secoli a mezzo dell’immagine che uscirà nel 1925. Negli anni
Trenta si ritira in Liguria dove nel 1936 muore suo marito. Trascorre
l’ultimo periodo della sua vita a Varese con sua figlia Fanny dove muore nel
1954.
Rosa attivista
per la pace

Primo Congresso internazionale delle donne per la
pace e libertà svoltosi nel 1915 all’Aja contro la prima Guerra Mondiale.
Presenziarono più di mille donne, Rosa Genoni fu l’unica a rappresentare l’Italia, nella foto è la quarta
da destra.
Discorso di Rosa: “Signore! In Italia incombe un grave
pericolo di guerra pericolo di guerra che ha origine a Trieste e a Trento. Le
popolazioni di quelle regioni reclamano la guerra, dichiarando: "Abbiamo
un'anima italiana e, pertanto, dobbiamo diventare italiani". Questo costituisce
un potente grido di battaglia per i sostenitori del conflitto. Veniamo
accusate di egoismo: di pensare solo a noi stesse e di ignorare i nostri
fratelli oltre confine. Anche in patria si levano voci che invocano la
guerra. Tuttavia, mentre ci riuniamo qui per porre fine al conflitto, vorrei
che questo Congresso esprimesse un auspicio chiaro: proporre un modo per
arrestare la guerra o per impedirne lo scoppio laddove non è ancora iniziata.
Vorrei proporre un'integrazione alla risoluzione: "Dato l'imminente
pericolo di una nuova guerra, il principio del plebiscito deve essere
immediatamente applicato ai territori a rischio".
In
Italia — e forse già a Trieste — le donne hanno iniziato a sollevarsi; sono
stanche della guerra e della fame. Si diffonde la convinzione che sarà la
rivoluzione, o la guerra, a liberare il popolo dalla miseria. Credo che, se
tornassi a casa potendo mostrare loro questa risoluzione del nostro
Congresso, riuscirei forse a convincerle che non dobbiamo cercare di
conquistare territori con la forza delle armi. Questo potrebbe essere il più
grande trionfo che il Congresso possa conseguire.

Congresso, Zurigo 1919, Rosa è
la terza da destra.
Approfondimenti dai notiziari
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CRONACHE D’ARTE, COSTUME,
Rosa Genoni
Tratto da Vita d'Arte:
rivista mensile illustrata d'arte antica e moderna, 1908
DALLE MODE EGIZlE ALLE
MODERNE ELEGANZE DI UNA PRINClPESSA MISTERIOSA.
L’insistenza della moda femminile
parigina nel rievocare le aderenti e modellanti forme di abbigliamento del
Direttorio e del Primo Impero, potrebbe impensierire gli studiosi di
sociologia, se avessero il tempo di occuparsi di queste frivolezze.
Se è vero che la moda non
dovrebbe essere, se non una forma di bellezza essenzialmente mutevole,
cangiante, effimera e temporanea, e seguendo o precedendo gli avvenimenti,
plasmarsi secondo il carattere informatore del periodo attuale di civiltà,
o secondo i sintomi precursori di quello immediatamente successive, a cui
la società palesemente tende e aspira: se fosse vera questa fatale legge
nella capricciosa e fulgida arte decorativa del costume femminile, la moda
dovrebbe farci riflettere che. se non vi siamo ancora arrivati, ci troviamo
in procinto di orizzontarci verso un periodo di civiltà imperialistica e
dominatrice.
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Donne egiziane antico
regime
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Donne nobili egiziane
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Sarà per questa che adottiamo
le linee, le forme, i drappeggi a guaina, di quella civiltà napoleonica a tipo dominante, dal soffio gagliardo e vasto di conquista e
dallo splendore d’una vita eccelsa, appariscente, trionfale? E perciò, è forse
la moda, la quale ci insegna, che al secolo del nazionalismo sta per subentrare quello dell'imperialismo.
I vestiti delle signore serviranno d'ora in poi
a rispecchiare il carattere ed il tipo della società attuale, od a divinare
i successivi passaggi e le immediate trasformazioni a nuove forme di
civiltà? Come si indovina nelle linee
delle mani l'avvenire d'un individuo, così scruteremo nelle pieghe, nelle
forme, nei drappeggi delle vesti femminili la storia d’un popolo ed il
carattere di tutta un’epoca? Eppure, senza permettermi di negare
assolutamente questa interessante ed ardita filosofia del costume
femminile, è il caso però di convincersi che, se la moda Direttorio ed
Impero trionfa e resiste tanto alle leggi della volubilità, la ragione è forse
ben differente, e si spiega probabilmente con un migliore e più fine
criterio d'arte, con un senso più raffinato e classico della bellezza, con
un gusto estetico più puro, con una visione più vera e più naturale delle
forme femminili.
Il costume Direttorio ed
Impero, al cui trionfo sulla fine del XVIII secolo e sul principio del XIX
secolo contribuirono le rievocazioni delle civiltà greche e romane, il
rifiorire dei ricordi classici, l'aspirazione ad un sistema di vita
dominatrice e gloriosa come l'antica, la forma d’arti del grande pittore
David, non è che una imitazione delle pieghe e, dei drappeggi, delle linee
purissime della bellezza greca nell’abbigliamento femminile, del vero e
eterno motivo che modella le forme della donna, senza deturparle, che non
sagrifica nè snatura il trionfo della linea e delle curve femminili, ma le
delinea, le precisa, le disegna, le fa risaltare in una sfumatura di
serpentini ravvolgimenti ed in una precisione di marcati contorni.
Ed è l’eterna veste femminile
di tutti i tempi, in cui alla potenza ed alla vigoria del periodo storico,
corrisponda un’arte magnifica di vita e di realtà, di grandi pensieri e di
belle forme, di naturalezza e di verità.
Perciò le mode del Direttorio
e del primo Impero riproducono le pieghe e le linee delle figure di
Tanagra, la disposizione delle stoffe nelle statue lleniche, le tuniche ed
i manti delle donne greche (chiton,
diploidon, himation). E le forme elleniche alla
loro volta hanno sicuramente attinta la loro prima origine dalla civiltà
Egizia, che, passando attraverso Creta ha trasmigrato poi in Grecia.
La superba millenaria
grandezza Faraonica, la colossale forza dominatrice di questo impero, la
sicurezza incrollabile d'una società granitica come i suoi colossali
monumenti, favorì lo sviluppo di atteggiamenti d'arte decorative,
imperituri, che rispecchiano le forme d’una vita intensa, piena, trionfante
e d'una armonia purissima colla natura circostante.
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Venere Anadiomene
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Dalla
Venere Anadiomene
Figurino di Rosa Genoni
ispiratasi a Venere.
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Ed anche in quell’epoca
fortunata la veste seguì le forme della bellezza femminile disegnandone le
curve e le sinuosità.
Se la sarta di Giuseppina
Behaurnais, della signora Recamier, di Paolina Bonaparte doveva discendere
molto lontano nel remoto passato greco per scavare le ultime novità
eleganti di duemila anni fa, atte a far girare la testa delle parigine del
Consolato e dell'Impero, le sarte di Atene, di Sparta, di Tebe e di
Corinto, alla loro volta si ispiravano, affinandole e perfezionandole, alle
forme secolari dell'arte egizia, offrendole alle eleganti loro clienti
d'allora, come l’ultimo figurino d'Atene, che era la vera Parigi
dell'eleganza greca.
« Le sfere della moda, scrive
il Robidà nei suoi Dix
Siecles d' Elegances, girano come le sfere d’una
pendola, sempre nello stessoquadrante, ma capricciosamente, avanti e
indietro, saltando, retrocedendo, facendo
Degli sbalzi imrovvisi da una
parte e dall' altra ». E’ vero, c è una sola differenza, che in certi
moment la sfera segna il radioso mezzogiorno dell'arte e della bellezza, ed
in altri invece le ore senza sole e senza luce del cattivo gusto e del
grottesco.
Da un abito egiziano alla Venere Anadiomene, da questo alla
toilette d'una misteriosa principessa nordica, che
trequenta i più eleganti ritrovi di Milano, accompagnata da chi è molto
vicino ai gradini d’un teutonico trono imperiale, non è come si vede poi
molto lungo il passo. Il salto invero è di migliaia e migliaia d'anni, ma
le differenze delle foggie sono appena sensibili. La moda è un po’come
l’amore o come gli amori, che intessono sempre, in tutti i tempi, la solita
eterna storia, e modulano sempre la stessa tenera canzone. La fuga di
questa coppia principesca, che si ripara in incognito nel quieto asilo del
nostro paese, non è diversa, se non nella modestia delle proporzioni, dalla
storia di Radames che s’immmola all’amore della celeste Aida, da quella del figlio del re d’Egitto, che fugge colla principessa
di Naharinna. Bionda come Elena, o come Venere, o come Margherita, ravvolta
nelle pieghe della Amadiomene, questa bellezza nordica ricongiunge in sè il
Sabba classico col Sabba
romantico; la persona sottile e
pieghevole qual giunco, la figura evanescente e vaporosa di una figlia di
Arminio, gli occhi azzurri e languidi come le acque del Reno in una
nottelunare, risaltano e contrastano nelle pieghe classiche della veste
egìzia
Forma ideal purissima
Della bellezza eterna ....
E la misteriosa coppia
principesca passa felice attraverso le sale scintillanti di luci e di
eleganze dei teatri e dei ristoranti milanesi, mentre s’inalza sino a lei,
come omaggio alle forme perfettedell’Anadiomene, il fremito del
desiderio maschile che si smorza e si attenua però in una dolce e
rispettosa ammirazione per l’idealità sentimentale di quella fine,
evanescente figura di donna.

Il vestito realizzato dal
figurino e dalla Venere Anadiomede

Sacerdotessa egiziana e abito
ispirato
Rosa Genoni
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“Per una moda
italiana”, Ac., Articolo tratto da
L'Illustrazione Italiana, 1909
Il discorso d'una moda
nazionale italiana è all'ordine del giorno, se ne parla nei crocchi delle
signore eleganti, nei laboratorii delle sarte, nei magazzini di eleganze
muliebri; e non solo si formano società, sorgono comitati per favorire la
patriottica iniziativa, ma se ne occupano i giornali politici, ed i più
illustri scrittori come l'onorevole Luigi Luzzatti, Pompeo Molmenti, Diego
Angeli, Raffaello Barbiera, ecc., hanno accolta l'idea con entusiasmo le
hanno dedicato bellissimi articoli nelle migliori riviste.
Rosa Genoni, che si può dire
fu l’iniziatrice d'una moda nazionale, perchè i suoi primi tentativi datano
dal 1906, ha riunito in un elegante volume ben più di cinquanta disegni
d’abbigliamenti femminili da lei ideati e composti, che furono indossati
con successo da belle dame nei salotti eleganti e da valenti artiste sulla
scena dei migliori teatri, e così riuniti formano una raccolta interessante
per tutti quelli che si occupano d'eleganze femmini!
Il volume è infatti composto
da una serie di schizzi che va dall’elegante veste da ballo e ricevimento,
fino ad un costume per la navigazione aerea di cui diamo il disegno per le
nostro lettrici.
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IN DIRIGIBILE, abito aereo-trotteur

“Sciogliendo il gancio che
trattiene la veste al bolero si ha l'abito da passeggio”
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“ Rialzando le ali del
cappuccio si trasforma in una toque”
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Questo costume che è chiamato
nel libro aereo
trotteur fu ispirato dai più antichi modelli della
civiltà egiziana di tremila anni Avanti Cristo. Egli unisce all’antichità
dell’origine la praticità moderna, potendosi coll’allontanare d'un gancio
trasformare in vestito da passeggio, sarà probabilmente il costume
dell'avvenire.
La signora Genoni attinge le
sue ispirazioni dalle linee classiche dell'arte greca, dalle fogge dei
primi tempi del cristianesimo, dal colore festoso dei musaici bizantini,
oppuro dalla trionfante bellezza del Rinascimento e dalle bizzarrie dei
costumi popolari italiani, qualche volta studiando i motivi inesauribili
della natura, e qualche altra abbandonandosi all'ispirazione della propria
fantasia; ma sempre rimanendo fedele alla linea moderna, senza cadere
nell’esagerazione e nel grottesco.
Quest'album, che composto
senza far tanto chiasso, presenta trasformata l’idea in atto pratico è la
più bella risposta di Rosa Genoni agli increduli e agli scettici, sulla
possibilità d'una moda italia e mostra come praticamente e con gusto
artistico si possano impiegaro i prodotti delle nostro industrie.
Ed oggi che la crociata a
favore della moda italiana riscuote tanto plauso e l’idea geniale acquista
ogni giorno nuovi proseliti il libro della sarta-artista potrà servire di
guida por i futuri innovatori cho potranno attingervi nuovo norme per
combinare abbigliamenti inediti ed eleganti, senza rasentare il gffo e il
ridicolo, come pure bene accolto dalle signore che vi troveranno una ricca
miniera di ispirazioni per i loro abbigliamenti da poi armonizzaro colla
linea della loro figura, col genere della loro bellezza.
Però la signora Genoni
intende di continuare la creazione di nuovi modelli ed ha promesso di
accordarne la riproduzione al giornalo Margherita, il favorito delle
signore italiane.
Così il primo giornale di
moda italiano inizierà la pubblicazione dei primi modelli fatti
appositamente per adornare la bellezza fomminile italiana, mostrando che
nel nostro bel paese è ancor vivo il culto dell’arte e dell'eleganza.
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Tratto da Il Piccolo di
Trieste, 14 giugno 1911
Il palazzo
della moda a Torino visitandolo con Rosa Genoni,Torino 18 Giugno.
Rosa Genoni è una specie di
Madame Paquin italiana. Certo non ha messi insieme tanti milioni come
Madame Paquin, ma ha lo stesso fuoco sacro e lo stesso amore per la sua
arte - e si è fatta da sè, come Madame Paquin. Era una povera «piscinina»,
una sartina di quindici anni, ma questo amore del suo lavoro, l'ha spinta
ambiziosamente a cercare da sè i mezzi per perfezionarsi; ha studiato il
disegno, ha studiato la storia del costume, è andata a Parigi e a Londra a
lavorare nelle grandi case di confezioni,
è tornata in Italia armata di
tutto punto, «laureata» per la moda.
E’ stata Rosa Genoni che ha
lanciato l’idea d'una moda italiana e che nell'Èsposizione di Milano ha
fatto vedere con una mostra sua originale bellissima in che modo la sua
idea potesse attuarsi. Ora è direttrice di una grande casa di confezioni,
la casa Hardt di Milano, con uno stipendio che certo non raggiungerà
mai nessuna scrittrice
italiana... Questo stipendio è un, monito: donne. nonabbandonate mai l'arte
che è vostra, l’arte dell'ago, per la penna!
Un buon duce dunque mi con
scelto per girare attraverso il Palazzo della moda, un duce che poteva dar
giudizi molto, più competenti di quelli chenon possa dar io.
Certo la mia impressione
personale è che questo Palazzo della moda sia una delle cose più belle, più
complete dell’Esposizione, organizzato non solamente con cura e con amore,
ma con un gusto d’arte. squisito; però ho avuto piacere che questa stessa
mia impressione di profana fosse riconfermata da un giudizio tecnico com'è
quello di Rosa Genoni.
Un'esposizione complessa e
armonica.
Io ho vedute tutte le più
recenti esposizioni di Parigi e di Bruxelles, dove erano i francesi che
esponevano ed in casa loro e non ho mai visto un’esposizione della moda
così complessa, così armonica, così soddisfacente. Quando sono entrata qui
dentro e ho visto, mi son sentita orgogliosa di essere italiana e che siano
stati dei colleghi miei, dei sarti e delle sarte italiane ad organizzar
questa mostra.
L'idea del «Palazzo della
moda» è stata veramente assai felice. Invece di una di quelle mostre come
si usavano fino ad ora in cui i mobilisti presentavano una stanza coi suoi
mobili, ma schematica, vuota, disabitata, e i sarti una vetrina con dei
pupazzi vestiti, anche questi schematici fuori del loro ambiente e della
loro cornice, in questo Palazzo della moda tutti gli artisti egli artieri
che possono in qualche modo cooperare è all’arte della casa é della
persona, si sono uniti e hanno lavorato di comune accord, organizzando
degli ambienti abitati, una casa intera: i tappezzieri hanno fornito i
mobili, gli argentieri l'argento, le ricamatrici la bellissima lingeria, i
fiorai i fiori, i sarti i vestiti, i calzolai le scarpe, i parrucchieri le
parrucche. Invece di trovarsi dinanzi, come in tanti altri reparti
dell'esposizione, a delle vetrine convenzionali con la loro nomenclatura di
roba, entrando nel Palazzo della moda si vede mano a mano una casa con
tutti i suoi ambienti e i
personaggi che la popolano,
Gli ambienti della mostra.
C'è un'anticamera, una sala
da pranzo, anzi due e tutte e due bellissime, una del Valabrega e l'altra
del Lauro; sala da ballo, sala da toilette, Nursery, camere da letto,
salottini, e tutte camere abitate, dove l’artista ha finito la sua opera
con l’amore con cui la finirebbe un padrone o meglio una padrona di casa.
La stanza da pranzo è una
bellezza di suntuosità e di confortevole signorilità. Oltre che bei mobili
ci sono bellissimi quadri e bronzi e vasi di fiori, e la tavola è un
trionfo di raffinatezza con delle tovaglie a rete e dell’argenteria fornita
da Ianette e Musy, e della cristalleria fornita da Ginori, e le signore
«mannequins» che la popolano (ah! se le avessero mai messe vive, sospirava
un visitatore) in una nota così suprema di eleganza in coda, e «decolleté»,
sono nel loro quadro, nella loro cornice naturale!
In ognuna di queste sale ci
sono «toilettes» di varii sarti, appunto perchè si possa vedere come ognuno
interpreta a modo suo i vari tipi di «toilette» da passeggio, da casa,
abito da ballo, da spiaggia, da sport, ecc. Ogni «toilette» ha un numero e
da quello si può rimontare sul catalogo alla sartoria che l'ha eseguita, ma
non espongono che sartorie torinesi. Bellom, Isnardon, Rosa e Patriarca,
Cauvin, Gaidano, Garda e Bounous, Sacerdote, Celeghin.
E pensare che dei sarti come
questi che lavorano in questo modo credono ancora impossibile di potersi
emancipare da Parigi! - questo era il pensiero dominante, e come si vede
ammirativo, di Rosa Genoni
Rosa Genoni sopratutto
sosteneva la signorilità contenuta, la nota discreta pur in suprema
eleganza, l'originalità non «criarde» di tutti questi vestiti, la
stilizzazione elevata di tutta questa corporazione di sarti.
C'era un vestito rosa con dei
merletti bianchi e una nota come un tocco lie-vissimo di tulle nero, e poi
un altro vestito rosa delle Cauvin e un’altra di Rosa e Patriarca e
un’amazzone di Celeghin che conquistarono la sua ammirazione senza riserve.
Vestiti di modello nazionale.
E, noti - mi diceva - questi
vestiti non sono copiati su modelli di Parigi, ma son come quelli di
Parigi, lo svolgimento del tema che il «dernier cri» ha messo di moda -
abito attillato e vaporoso e «souple» -questo è il tema, e su questo tema
ecco tante variazioni tutte graziose e senza una nota stonata, senza niente
di sovracarico o di
eccentrico e non si tratta di un
sarto o di una ditta eccezionale, ma di dieci case tutte nella stessa
città.
— Creda a me - conclude Rosa
Genoni - noi l'ingegno e il gusto ce l’abbiamo da vendere ai parigini, o
per lo meno ne abbiamo tanto da poter gareggiare abbondantemente coi
«conturieurs» e con le «premieres» parigine. Quello che manca da noi è
l'accessorio, il dettaglio che agevola di tanto il compito dei sarti pa-
rigini -; lei deve immaginare
che là ci sono degli operai e delle fabbriche che mettono sotto gli occhi
dei sarti od eseguiscono sotto i loro ordini tutto quello che può occorrere
per la creazione dei modelli, bottoni, borchie, fibbie, per cui ogni sarta,
per ogni «nuance» di vestito, per ogni stile trova pronto immediatamente
quello che le occorre; ci sono artisti ricamatori che portano modelli di
centinaia e centinaia di «bandes» trapunte (e il ricamo è una delle risorse
maggiori della confezione); non è difficile crear dei modelli quando si
hanno così sotto mano tutte le parti che lo compongono, lo costituiscono,
mentre da noi chi vuol creare una confezione - come faccio io e come fanno
questi espositori - deve ingegnarsi a far fare vi bottoni, far fabbricare
le fibbie, magari dare il disegno del ricamo e indicare i
colori alla ricamatrice.
— Con gli elementi che noi
abbiamo di gusto, di genialità - dice Rosa Genoni - non occorrerebbe altro
se non che tutti gli artisti della «Couture» si associassero e promettendo
il proprio appoggio, la. propria clientela, incitassero i fabbricanti a
creare per loro un assortimento di amminicoli, come quelli ché i
fabbricanti preparano per i sarti di Parigi.
Le industrie femminili
Un'altra idea molto bella di
Rosa Genoni sarebbe che questa associazione della «Couture» prendesse in
esame e studiasse il modo di utilizzare le bellissime cose prodotte dalle industrie femminili.
— Lei non può immaginare che
miniere di motivi decorativi, di cose fini e squisite sì potrebbero tirar
fuori dalle mani che lavorano il «puncetto» o fanno l’«Irlanda» come le
scuole dell'Isola maggiore o di Vespolati, e il modano e la rete trapunta a
colori, e i merletti a fuselli di Pescocostanzo, ecc. L’anno scorso io non
so quanti tendaggi utilizzai trovati pronti all'Industrie femminili di
Roma, per far degli abiti alle corse, e tutti trovarono ch'era una cosa
bellissima e si stillavano il cervello dove io avessi trovato quelle
stoffe.
Certo, sarebbe una cosa molto
bella che da questo Palazzo della moda, che mostra quanto gusto e arte
possiedano gli artisti della confezione, venisse fuori un tentativo per
slegar la confezione
dal giogo. parigino; però
bisognerebbe che questo tentativo avesse l'aiuto delle «signore», che fino
ad ora han sempre bruciato tutto il loro incenso per il modello di Parigi!
— Ma anche per questo senso
io spero molto da questo Palazzo della moda - conclude Rosa Genoni, piena
di giovanile entusiasmo - le signore diffidano della moda italiana; ma
s’arrendono all'esempio positivo e pratico di modelli come quelli che si
vedono qui.
Io non so augurare un più
trionfale e duraturo successo all'iniziativa degli organizzatori di questo
Palazzo della moda!
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Il mosaico a lei
dedicato


Il mosaico di 16.000 tessere
dedicato a Rosa Genoni, è un'opera d’arte pubblica di 40 metri quadri
inaugurata a marzo 2024, nel centro
storico di Milano. Situato in piazzetta Lilla Brignone, questo grande murale
a cielo aperto celebra l'eredità di Rosa Genoni, pioniera del “Fatto in
Italia”, stilista, femminista e attivista pacifista. L'opera è stata ideata
da Sonia D'Errico e dal mosaicista Cristian Colucci. È stata interamente
realizzata da un gruppo di ragazzi con disabilità, della cooperativa
ProgettoPersona.
L'Archivio Rosa
Genoni
L'Archivio (noto anche come
archivio Genoni-Podreider) raccoglie documenti, bozzetti, fotografie e
scritti della celebre sarta, docente e attivista. Il fondo privato è
conservato a Milano dagli eredi e nel 2016 è stato dichiarato di interesse
storico dalla Soprintendenza Archivistica della Lombardia.
L'attività di valorizzazione è
portata avanti dall'associazione Società Umanitaria e tramite studi specifici
come quelli dell'Università Iuav di Venezia.
Mostre-Conferenze
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Rosa Genoni. Moda e politica: una prospettiva
femminista fra 800 e 900 25 giugno – 2 settembre 2019, Venezia, Ca’ Pesaro
Galleria Internazionale d’Arte Moderna Progetto a cura di Maria Luisa Frisa
L’Università IUAV e la Fondazione Musei
Civici di Venezia, nella sede di Ca’ Pesaro – Galleria Internazionale
d’Arte Moderna, presentano la mostra Rosa Genoni. Il progetto fa parte del
più ampio orizzonte di ricerche, condotte dal gruppo di lavoro dello IUAV
che si dedica alla moda e alle sue implicazioni culturali, che indagano gli
archivi e le pubblicazioni relative ai protagonisti della storia del
design. Rosa Genoni è una di questi, figura centrale per la definizione del
canone made in Italy, partendo dalla storia dell’arte e dal costume
popolare, una personalità poliedrica e complessa, sarta e stilista, docente
e giornalista, pacifista e protofemminista. Genoni concepisce per prima una
riforma del vestire che pone al centro la donna, sia come consumatrice che
come lavoratrice, in un momento in cui il mondo dell’abbigliamento si
limitava alla mera e limitante espressione estetica della
femminilità.Capovolgendo la prospettiva, Rosa disegna una moda non più
subordinata a un pensiero maschile ed esterofilo, ma l’abito diventa
opportunità primaria per la manifestazione della creatività, dello spirito
e del lavoro delle donne. È dagli anni ottanta del Novecento che si
presenta la necessità di avviare una riflessione sulla moda intesa come
produzione culturale e forza della modernità, sfruttandone il grande
potenziale progressista a favore dell’emancipazione femminile. Rosa Genoni
è una figura chiave che elabora una concezione della moda moderna, capace
di favorire la crescita personale e ideologica delle donne, più consapevoli
della loro importanza storica e militante. Questa sua visione
avanguardistica si traduce anche nel suo ruolo di insegnante presso la
Scuola Professionale Femminile della Società Umanitaria di Milano, in cui
la didattica diventa mezzo per formare ed educare le nuove generazioni alla
crescita personale e all’indipendenza.
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Moda e femminismo, alla (ri)scoperta di Rosa
Genoni
Giovedì 3 febbraio, all’Auditorium della Casa
dello Studente Zanussi di Pordenone, focus inaugurale di 'Avamposti al
femminile. Pioniere e visionarie del Novecento. Tra moda, scienza,
architettura'
Proprio
a Rosa Genoni è dedicato, giovedì 3 febbraio alle 17.30 nell’Auditorium
della Casa dello Studente Antonio Zanussi di Pordenone (via Concordia 7) il
focus inaugurale di “Avamposti al femminile. Pioniere e visionarie del
Novecento. Tra moda, scienza, architettura”, edizione 2022 di “Narratori
d’Europa”, la storica rassegna promossa dall’IRSE – Istituto Regionale
Studi Europei del Friuli Venezia Giulia, a cura di Stefania Savocco, che
dialogherà con l’archivista Manuela Soldi, autrice del libro Marsilio, e
con Virginia Ricci, giornalista del settimanale IO Donna / Corriere della
Sera. Un confronto a tre voci per capire come Rosa Genoni, a partire dalla
sua creatività e dall’adesione convinta alle idee socialiste, si sia
battuta anche per garantire alle operaie del suo settore diritti
fondamentali come il congedo per maternità, un salario dignitoso e la diminuzione
dell’orario lavorativo. Virginia Ricci aggiornerà anche sulle nuove
tendenze del fashion sostenibile e il fenomeno Vintage.
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Rosa Genoni pioniera del made in Italy, Padova
“2024
Palazzo
Zuckermann di Padova, con la sua pregiata collezione di arte tessile, è la
cornice perfetta per ospitare una mostra dedicata a Rosa Genoni
(1867-1954). Genoni, una figura poliedrica che ha ricoperto i ruoli di
stilista, insegnante, giornalista e attivista politica, è riconosciuta come
la vera pioniera della moda Made in Italy. Durante la sua carriera, ha
promosso con determinazione una moda italiana che si ispirasse al ricco
patrimonio culturale e artistico del paese, sviluppando una filiera
produttiva autonoma basata sull’artigianato locale. Le sue creazioni più
celebri, come l’abito Tanagra, riflettono questa visione, prendendo spunto
da capolavori dell’arte italiana, tra cui gli affreschi della Cappella
degli Scrovegni.
L’abito
Tanagra, protagonista dell’immagine guida della mostra, trae ispirazione
dalle statuette ellenistiche scoperte a Tanagra, in Beozia, nel 1870.
Questo modello, caratterizzato da una linea fluida e drappeggiabile, era
pensato per adattarsi ai vari momenti della giornata, rappresentando un
simbolo di modernità e di emancipazione per la donna viaggiatrice e
intraprendente. La vita di Rosa Genoni è stata profondamente intrecciata
con il sostegno a cause politiche e sociali di rilevanza internazionale.
Era un’ardente sostenitrice della pace e si batteva strenuamente per i
diritti delle lavoratrici, promuovendo una nuova visione del lavoro
femminile come strumento di lotta politica e di emancipazione sociale.
Oltre al suo impegno politico, Genoni eccelleva anche nell’insegnamento.
Per oltre vent’anni, ha diretto la sezione Sartoria della Scuola
Professionale Femminile della Società Umanitaria di Milano, dove ha
introdotto innovativi metodi didattici, tra cui il primo corso di Storia
del Costume in Italia. Questo impegno educativo culminò nel 1925 con la
pubblicazione del primo manuale italiano sulla storia della moda,
illustrato con immagini che tracciavano l’evoluzione del costume attraverso
i secoli. La mostra, aperta fino all’8 settembre 2024, presenta materiali
provenienti dalla collezione di Raffaella Podreider – il cui archivio è
stato riconosciuto di interesse storico dalla Soprintendenza Archivistica
della Lombardia nel 2016 – e dalla Fondazione Anna Kuliscioff ETS di
Milano. L’esposizione include documenti, fotografie storiche, bozzetti,
figurini d’epoca e creazioni originali di Rosa Genoni, come l’abito Covoni,
esposto per la prima volta dopo un accurato restauro. Questi oggetti
delineano il ritratto di una donna complessa e moderna, un’anticipatrice
del femminismo, in cui moda e politica si fondono in un percorso di
emancipazione.
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Museo della Seta Como 8 giugno- 21 settembre 2005
Rosa
Genoni. Storia di un’eredità attuale. L’evoluzione dell’imprenditoria
femminile fino al Gender Gap
Con gli interventi: Raffaella
Podreider, Rosa Genoni, una donna alla conquista del ‘900, Fabiana
Podreider Lenzi, Il messaggio di Rosa Genoni oggi, Giovanna
Baglio, Sustainability Manager Ostinelli Seta, Il contributo delle aziende
alla sostenibilità e all’inclusione femminile
Antonella Mazzoccato, Presidente del
Comitato per l’Imprenditoria Femminile della Camera di Commercio di
Como-Lecco, Rosa Genoni, il coraggio di innovare: dall’emancipazione
femminile al futuro dell’imprenditoria
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Rosa è la montagna – ricami di Barbara Trestini
Trimarchi ispirati a Rosa Genoni | dal 23 gennaio 2026 | Palazzo Sassi de’
Lavizzari, Sondrio
Sulle
tracce della stilista nata a Tirano nel 1867. Con il progetto “Rosa Genoni
in Valtellina”, la terra che le ha dato i natali rende omaggio a Rosa
Genoni, stilista nata a Tirano e riconosciuta come una delle madri
fondatrici del Made in Italy.
Dal
23 gennaio al 22 febbraio 2026 il MVSA – Museo Valtellinese di Storia e
Arte ospita la mostra “Rosa è la montagna”, a cura di Elisabetta Invernici,
nell’ambito del progetto Rosa Genoni in Valtellina. Alle origini del Made
in Italy.
L’esposizione
presenta una selezione di ricami ad ago di Barbara Trestini Trimarchi,
ispirati ai bozzetti disegnati da Rosa Genoni nel 1933, affiancati da abiti
e accessori originali della Belle Époque. Un percorso suggestivo,
arricchito da un tappeto olfattivo al profumo di rosa, rende omaggio alla
grande stilista tiranese e al suo dialogo con l’alta moda europea del primo
Novecento. Per tutta la durata della mostra sarà inoltre proiettato il
docufilm “Rosa Genoni”, prodotto da Slow City. L’inaugurazione della
mostra, a cura di Elisabetta
Invernici, avrà luogo venerdì 23 gennaio 2026 dalle ore 17:00 presso
Palazzo Sassi de’ Lavizzari a Sondrio.
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Bibliografia
1) Ojetti Ugo, L'arte nell'Esposizione
di Milano; note e impressioni, 1906
Sitografia
http://www.rosagenoni.it/
https://archive.org/details/lartenellesposiz00ojet/page/120/mode/2up
https://archive.org/details/Piccolo_1911-06-14/page/n1/mode/2up
https://archive.org/details/lartenellesposiz00ojet/page/150/mode/2up
https://www.mcm.storiadellecose.it/writable/Pdf/Rosa%20Genoni.pdf
https://archive.org/details/berichtrapportre45wome/page/2/mode/2up
https://zmj.unibo.it/article/view/8218/8206
https://www.fondazioneannakuliscioff.it/wp-content/uploads/2020/12/genoni_guida-alla-mostra.pdf
https://archive.org/details/RAV0070589_1909_00045/page/460/mode/2up
https://archive.org/details/reportofthirdint00womerich/mode/2up
https://archive.org/details/reportofthirdint00womerich/mode/1up
https://archive.org/details/GazzettinoFVG2022-02-01/page/n39/mode/2up
https://air.unipr.it/retrieve/1105739d-3bfb-4e77-9f0e-c34cadda251e/MSoldiTesi_Immagini_II.3.pdf
https://zmj.unibo.it/article/view/8218/8205
https://archive.org/details/survey-1897_1915-06-05_34_10/page/236/mode/2up
https://archive.org/details/Il_Friuli_N17_2018-05-04/page/n29/mode/2u
https://archive.org/details/sim_nuova-antologia-revista-di-lettere-scienze-ed-arti_1925-12-16_244/page/332/mode/2up?q=rosa+genoni
https://archive.org/details/GazzettinoFVG2022-02-03/page/n37/mode/2up?q=rosa+genoni
https://archive.org/details/suffragette-italiane-mostra-bassa/page/18/mode/2up?q=rosa+genoni
https://archive.org/details/juliagracewalesc0000bean/page/86/mode/2up?q=rosa+genoni
https://archive.org/details/berichtrapportre00womerich/page/108/mode/2up?q=rosa+genoni
https://archive.org/details/sim_nuova-antologia-revista-di-lettere-scienze-ed-arti_1925-12-16_244/page/332/mode/2up?q=rosa+genoni+moda
https://archive.org/details/rassegnadarteant1909unse/page/n379/mode/2up?q=rosa+genoni+moda
https://www.google.it/books/edition/Varietas_rivista_illustrata/jbFfYCb8dX8C?hl=it&gbpv=1&dq=rosa+genoni&pg=PA950&printsec=frontcover
https://www.google.it/books/edition/La_donna_della_nuova_Italia/1e7OAAAAMAAJ?hl=it&gbpv=1&dq=rosa+genoni&pg=PA178&printsec=frontcover
https://www.google.it/books/edition/Rivista_di_Roma/n2RJAQAAMAAJ?hl=it&gbpv=1&dq=rosa+genoni&pg=PA74&printsec=frontcover
https://www.google.it/books/edition/Il_mondo_rivista_settimanale_illustrata/e3Rd6R-1OaAC?hl=it&gbpv=1&dq=rosa+genoni&pg=RA4-PA11&printsec=frontcover
https://archive.org/details/vitadarterivista03unse/page/169/mode/1up
https://quattromilano.it/2024/09/10/rosa-genoni/
Videografia
https://www.raiplay.it/video/2021/04/Passato-e-Presente---Rosa-Genoni-e-il-made-in-Italy-c02cd9a4-ab65-4514-8b63-cb952e394afd.html
https://www.youtube.com/watch?v=C64cvLieUFI
https://www.youtube.com/shorts/9BTHocpzAmw
https://www.youtube.com/watch?v=1W0PxPCU_qA
https://www.youtube.com/watch?v=yurrJGhV9Gg
https://www.facebook.com/raistoria/videos/la-storia-di-rosa-genoni-la-signora-del-made-in-italy/452817429157824/
Approfondimenti
Bertolotti Elisabetta, La moda come impegno
sociale. Rosa Genoni”, 2024
Bertolotti Elisabetta, Borsotto Barbara, Podreider
Raffaella , “Lo stile italiano da Rosa Genoni a Daphné”, 2024
D'Errico Eleonora, “La donna che odiava i
corsetti: Il romanzo di Rosa Genoni”, 2024
Genoni Rosa, “Per una moda italiana” –
Modelli saggi schizzi di Abbigliamento femminile, 1906 – 1908,
https://historica.unibo.it/entities/publication/6217baf9-de04-4350-b641-034ea85fec44
Genoni Rosa, La storia della moda attraverso i
secoli
Genoni Rosa, "Dal monumento a Bernabò
Visconti alle recenti avventure d'una gentildonna milanese a Parigi",
saggio scritto da Rosa e pubblicato nel marzo 1909 sulla rivista d'arte
"Vita d'arte" (fascicolo 15, pp. 161–170). In questo testo, la
celebre stilista e attivista italiana usa l'arte medievale come radice per
rinnovare la moda nazionale.
Massaccesi Livia, Indossare la battaglia, Rosa
Genoni, 2023
Soldi Manuela, “Rosa Genoni, moda e politica: una prospettiva femminista
fra 800 e 900”, 2019
https://zmj.unibo.it/article/view/8218/8206
Paulicelli Eugenia, Rosa Genoni, “La moda è una cosa
seria”, 2017
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ricerca. E’vietata qualsiasi forma di riproduzione, anche parziale, di questa
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