Gabrielli Onofrio

 

“La merlettaia con la maestra”, fine XVII secolo, Gabrielli Onofrio da Messina (Museo Civico Padova)

 

Gabrielli Onofrio, ”Onofrio da Messina” nacque nel 1619 e morì nel 1706 a Gesso, un piccolo paesino messinese,abbarbicato su di un colle.

Secondo Gioacchino Barbera, Onofrio Gabrielli si fermò nel Veneto per circa nove anni, a Venezia ma soprattutto a Padova, entrando al servizio del conte Antonio Maria Borromeo, in qualità di maestro di pittura dei suoi figli.  Giovanni Battista Rossetti nella sua guida afferma che questa tela apparteneva originariamente alla famiglia Borromeo, che la custodiva nella sua casa in San Polo in Strà.  L'opera pervenne in seguito alla famiglia Fantoni, probabilmente in eredità, e nel 1932, tramite il legato testamentario, al Museo Civico di Padova. Si tratta dell'unica opera superstite che documenta l'interesse di Gabrielli, per una tematica del genere.

Il taglio dell'immagine è molto ravvicinato e si caratterizza anche per la serietà della visione: dalla figura della maestra severamente intenta a controllare il lavoro dell'allieva, la quale è totalmente concentrata nell'eseguire il merletto, il viso aspirante semplicità e soggezione della seria autorità dell'anziana insegnante, al gatto a cui è concesso l'onore del primo piano e che fissa il riguardante con una serietà perfettamente intonata all'insieme della scena. L'opera è stata eseguita forse negli ultimi due decenni del XVII secolo, durante il secondo soggiorno veneto dell'artista . Nella corrente dei "pittori della realtà", Gabrielli incarna un aspetto umile e quotidiano del realismo; egli fornisce una immagine di fresca spontaneità, resa attraverso un chiaroscuro, lontano da effetti di violenti contrasti di luce.

Nel 1826, il critico d’arte Giannantonio Moschin scrisse riferendosi ai vari pittori che praticarono la loro arte a Padova: “Ma abbia fine questa serie di minori nomi con quello di una donna, la quale più che all' ago e al fuso, tenne intento il pensiero alla pittura. Fu questa donna la contessa Emilia Pappafava De’ Carraresi (patrizia veneziana), sposa Borromeo (patrizio padovano) la quale ebbe, a maestro nell’arte Onofrio Gabrielli che in Padova visse lungamente e che dalla patria veniva chiamato Onofrio da Messina. Chi dalla chiesa de' Filippini, ove è di Onofrio il solo quadro che ne rimanga in pubblico, passando al vicino convento che fu de' padri riformati, vi osservava nel secondo chiostro un quadro con un re ed una regina di Ungheria; tostamente ci vedeva la maniera del maestro e conosceane poi la discepola autrice nella epigrafe: EL. PA, Bo.° F.

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Ringrazio per la collaborazione la Dr.ssa Franca Pellegrini, Conservatrice del Museo d'Arte di Padova.

Bibliografia

“Della origine e delle vicende della pittura in Padova, memoria”, Giannantonio Moschin, 1826

“Dizionario Biografico degli Italiani” - Volume 51 (1998), Gioacchino Barbera

“Da Padovanino a Tiepolo. Dipinti dei Musei Civici di Padova del Seicento e Settecento", Davide Banzato, Adriano Mariuz e Giuseppe Pavanello, Federico Motta Editore, 1997

 

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