Associazione Murazzo

Associazionismo in isola: l’ACS “Murazzo” di Pellestrina, articolo di Pier Giorgio Tiozzo, tratto da “Notiziario Bibliografico” n.4 - Gennaio 1990

La “Associazione culturale sportiva Murazzo” si è formata nel 1976 a Pellestrina, un’isola che assieme al Lido costituisce il cordone litoraneo che delimita la Laguna di Venezia. L’isola si distende tra Caroman-Porto di Chioggia e la bocca di Malamocco per una lunghezza di 11,5 km ed una larghezza di poche decine di metri; suoi insediamenti principali sono Pellestrina, con circa 3.600 abitanti, e S. Pietro in Volta, con oltre 1.600 abitanti. Vanta una storia di borgo lagunare, amministrativamente legato a Chioggia fino al 1797, organizzato in Comune autonomo di 5/6.000 abitanti dal 1806 al 1923, e da allora inserito nel Comune di Venezia. La tradizione la lega strettamente a Venezia, di cui tuttora costituisce un bacino di manodopera per i servizi. Le condizioni isolane e le peculiarità ambientali, tra laguna e mare, hanno fatto mantenere a Pellestrina alcune caratteristiche tipiche della gronda lagunare fino all’ultima guerra; la popolazione, di condizioni modeste e plasmata da una secolare lotta per la sopravvivenza, è distribuita a Pellestrina in quattro sestieri che conservano il nome delle famiglie assegnatarie di terreni dopo la guerra di Chioggia del 1379, i Busetto, Scarpa, Vianello e Zennaro, mentre a S. Pietro in Volta sono radicate le famiglie Ballarin e Ghezzo. Un borgo dove tutti si conoscono e le persone vengono identificate con i detti, sopravvissuto al riparo dei monumentali murazzi realizzati nel cordone litoraneo dal Lido a Sottomarina dalla Serenissima tra il 1744 e il 1782.

 

Dal Murazzo che protegge il litorale, e più direttamente da un omonimo periodico locale degli anni sessanta, prende il nome l’Associazione, un gruppo di modeste dimensioni che però può essere significativo dell’associazionismo di base della nostra Regione. Dopo lo sfaldamento del tessuto economico-sociale negli anni cinquanta e la crisi progressiva delle tradizionali forme economiche di sussistenza, legate alla pesca lagunare e di costa, alla piccola cantieristica, la scomparsa dell’orticoltura, l'emigrazione sociale in aree più attrezzate e vicine alle nuove occupazioni, la formazione di questo sodalizio è un segno della nuova definizione di tipo residenziale e di supporto allo sviluppo turistico veneziano che Pellestrina va assumendo, e soprattutto un sintomo della rinnovata consapevolezza del valore di questo territorio, dell’importanza di una sua conservazione e valorizzazione. Indubbiamente nella maggior parte delle comunità venete gli anni settanta hanno rappresentato un periodo ricco di fermenti. Le tradizionali strutture di organizzazione delle attività socio-culturali e del consenso avevano subito un duro e a volte decisivo colpo da parte dei nuovi orientamenti emersi sul finire degli anni sessanta e delle trasformazioni più complessive della società; l’organizzazione pubblica, dal canto suo, non è stata in grado di far fronte alle pressanti esigenze sociali ed intellettuali, soprattutto in centri “marginali” e tradizionalmente carenti di presenze culturali. Gruppi di “base” e nuove figure di “operatori” culturali sono allora pullulati spasmodicamente e confusamente, portando nuove aspirazioni ed aspettative, necessità di riorganizzazione democratica della società e della cultura e, di fatto, di riequilibrio territoriale.

Gli elementi portanti del superamento del decennio di vita e dell’attenzione verso il “Murazzo” sono costituiti a mio avviso da un ruolo sociale nella comunità pellestrinotta ma soprattutto dalla individuazione di una propria specificità di intervento culturale. Organizzatasi attorno ad una palestra ed aula parrocchiale allo scopo di promuovere attività culturali e sportive, il “Murazzo” nei primi anni ha svolto soprattutto attività sportive, in particolare attorno alla voga: i centri dell’estuario lagunare costituiscono la fucina: della maggior parte dei regatanti che la crescente fortuna delle regate veneziane hanno portato alla ribalta. Costituitosi uno specifico gruppo di voga, l’attività dell’Associazione ha continuato con un vasto spettro di iniziative rivolte agli abitanti dell’isola: dalle attività motorie e ginnastica medica alla pallavolo, al balletto; ma si sono realizzate anche conferenze ed incontri sulle tradizioni storiche e diverse problematiche di Pellestrina. E cresciuto così un interesse di fondo per la storia locale, sfociato nella pubblicazione Pellestrina, storia di un’isola tra mare e laguna (Venezia, 1982, 8°, pp. 198, ill.), con contributi di Mario De Biasi sulla storia, di Laura Gorlato sull’ambiente e l’economia, di Antonio Stangherlin sulle chiese e di Otello Vianello sul folklore. AI filone di storia locale si connettono altre ricerche, ad esempio sui costumi e curiosità locali, e nuove iniziative editoriali in programma.

Il tentativo dell’Associazione è quello di far rivivere alcune tradizioni, col merito di promuovere momenti di aggregazione della popolazione, ma a volte rischiando di cadere nel calderone del folklorismo di maniera e nel quadretto turistico.

Accanto a regate delle isole e gare sportive, negli anni ottanta vengono promossi incontri scacchistici, gare gastronomiche ed iniziative di vario genere, tra cui spicca il premio biennale “Murazzo” di poesia, giunto lo scorso anno alla terza edizione, sul quale l’ Associazione ha pubblicato due volumetti che raccolgono le poesie premiate, dati organizzativi, note e testimonianze locali: Secondo premio “Murazzo” di poesia in dialetto veneto (Venezia, 1985, 8°, pp. 36) e Terzo premio “Murazzo” di poesia in dialetto veneto (Venezia, 1988, 8°, pp. 110, ill.).

L’Associazione è composta da una decina di fondatori allargatisi ad oltre sessanta soci ed è imperniata su un consiglio direttivo con alcune figure dirigenti (presidente, due vice-presidenti, segretario, tesoriere) e cariche onorarie. Hanno presieduto l'Associazione Otello Vianello Doretto, Giovanni Vianello Buba e in questi anni l’instancabile Ottorino Fongher. Per le iniziative intraprese la Associazione si è avvalsa del contributo finanziario di vari Enti veneziani e della disponibilità di studiosi di Venezia.

Per molti versi probabilmente simile ad altri gruppi di paese, il “Murazzo” ha saputo trovare un proprio ruolo specifico ed originale nella valorizzazione della tradizione dei merletti di Pellestrina. A tale scopo dal 1983 nella sua sede è in attività una scuola del merletto a fuselli, dei corsi sperimentali pluriennali nei quali si insegnano tecnica di lavorazione ai fuselli, storia dell’arte e del merletto, disegno (finalizzato al merletto), ed. civica e merceologia. La scuola è frequentata da circa 25 donne, residenti nell’estuario con qualche provenienza dall’entroterra. L’iniziativa si collega con una propria specificità alla tradizione del merletto ad ago di Burano (valorizzata dal Consorzio merletti di Burano), e col sostegno della Regione del Veneto e della Camera di Commercio di Venezia rilascia dallo scorso anno un diploma di merlettaia. Un intervento vivo, teso a coniugare una tradizione lagunare con le esigenze economiche d’oggi formando delle figure professionali competenti e nuove potenzialità.

Anche per esigenze didattiche, parallelamente alla scuola si è sviluppata la ricerca sulle caratteristiche del merletto, la quale è sfociata nella realizzazione di una mostra sul merletto a tombolo, organizzata presso l’Ateneo S. Basso a Venezia nel 1986, e riproposta nella sede del “Murazzo” a Pellestrina nell’estate scorsa. Accanto alla mostra, che ha presentato lavorazioni di merletti, tipi di finimenti, strumenti di lavoro e costumi d’epoca, immagini fotografiche e dipinti storici sulle lavoratrici, sulla spinta e sensibile cura del responsabile dei corsi e segretario dell’Associazione, dr. Bruno Vianello, il “Murazzo” ha edito il volume Il merletto di Pellestrina (Venezia, 1986, 8°, pp. 239, ill., testi in italiano e inglese), con contributi di Doretta Davanzo Poli, Giovanni Mariacher, Mario De Biasi, Domenica Carini Venturini, Laura Purisiol, presentazione di schede e riproduzioni di merletti storici e varie finiture, apparato documentario sull’attività dei merletti tra "700 e ’900.

La mostra e il libro hanno individuato come proprio emblema i lineamenti umili e pieni di una sofferta speranza della “Piccola Merlettaia”, un ritratto ad olio del pittore elvetico Emond De Pury eseguito nel 1897 su una giovanissima pellestrinotta identificata in Rosina Busetto Data, deceduta poco dopo. Il viso dolce, fiducioso e nel contempo intriso di tristezza della piccola Rosina ben simboleggiano le difficoltà e le speranze di queste iniziative.

 

https://archive.org/details/nb-04/page/26/

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