Abruzzo

scanno_costume_06

Merlettaie di Scanno  

Merletto a fuselli a fili continui* (Cattedrale dell’Aquila)

 

Campionario di merletti abruzzesi raccolto da Etta de Viti de Marco e Minnie Luck

 

Pubblicato su “Emporium”, 1905

La lavorazione della trina a fusello è praticata ancora oggi su tutto il territorio abruzzese, i centri dove questa arte è più diffusa sono L'Aquila, Scanno, Pescocostanzo. Si presume che questa forma artigianale si sia diffusa in questi paesi perché le donne, durante i mesi invernali non essendo impegnate nelle attività di campagna, si dedicavano al tombolo. Questo le portò a perfezionarsi nella tecnica e nell'avere ordinazioni di corredi tanto da farne un lavoro. Il merletto abruzzese ritenuto prezioso e raffinato, acquistò fama e prestigio in tutto il Regno di Napoli.

 

Merlettaia Abruzzese  in costume tradizionale (courtesy Carla Lopez)

 

Sorelle de Pasquale, merlettaie abruzzesi, pubblicato su “Emporium”, 1905

L'Aquila

“Quando la Regina Isabella nel 1493 venne all’Aquila per visitare le reliquie di San Bernardino, i cronisti dell’epoca ricordano che ai cavalieri del seguito recarono meraviglia, nelle feste sontuose che preparò la città, la rigogliosa bellezza delle donne aquilane e la squisita ricchezza dei merletti onde erano adorne”. Orazio D’Angelo, aquilano (1904).

Nella “Guida della città dell'Aquila” datata 1888, Matilde Oddo Bonafede fotografava dettagliatamente la situazione del merletto: “In molte città d’Italia v’ha qualche lavoro speciale, dal quale le donne del popolo traggono il sostentamento e qualche volta sensibili guadagni. In Palermo il ricamo, in Firenze la treccia di paglia, in Venezia i lavori da conterie, nelle città lombarde la filatura e la tessitura della seta e del cotone. Nell’Aquila il lavoro tradizionale è il merletto. Fiorentissimo una volta, anche oggi resiste alla concorrenza, e tiene alto il suo nome nelle industrie abruzzesi. Si può dire che poche sono le donne aquilane che non siano pratiche in questo genere di lavoro. Il così detto punto d’Aquila varia di prezzo secondo la finezza del filo e l’altezza del merletto. Le coroncine e i ventaglini sono generalmente lavorati dalle bambine, perchè facili, e si vendono da 4 a 6 soldi al metro, se lavorati in cotone grosso, da 8 a 10, in filo. L’altezza massima dei merletti di punto aquilano è di centimetri 30, ed il prezzo massimo è di L. 250 al metro. Ma nelle scuole elementari come in qualunque altro istituto femminile di pubblica beneficenza, le bambine imparano anche il merletto Riattaccato , i punti Guipure, Brusselles, Valencienne, Veneziano ed anche il tanto pregiato e diffìcile punto d’Inghilterra, che si vende fino a L. 1000 al metro. Le figlie del popolo col guadagno di questo lavoro aiutano la famiglia; le signorine lavorano per conto proprio e si preparano i loro corredi. Le forestiere, che amano il lavoro, frequentano la scuola privata di merletti, e so di alcune giovanette che, lasciando l’Aquila, portarono seco per molte migliaia di lire di questi pregiati lavori fatti colle proprie mani. Il metodo adoperato per insegnare a fare i merletti è semplice, e ad onore della gente aquilana debbo dire che essa non è punto gelosa, come altre, della sua specialità, ma volentieri e con disinteresse l’insegna a chiunque voglia apprenderla.” La Scuola privata di merletto si trovava in Piazza S.Maria di Paganica, Palazzo Franchi e nel 1888 era ancora attiva.

Merletto eseguito all’Aquila per la Regina Margherita, con più di 2000 fuselli

La Comunità Europea all’interno del Programma Socrates ha finanziato nell’anno 2001 il progetto “Soft Art”, che prevede il reclutamento di 18 esperti nella formazione dell’arte del merletto, che fanno parte degli stati membri della Comunità. La seconda fase prevede convegni, mostre, un sito web e tutto ciò che potrebbe dare un maggior impulso all’arte del merletto.

Nel Novembre del 2002, all’interno di tale progetto si è svolto un seminario di studi a L’Aquila, presso il Castello Cinquecentesco. Tra gli argomenti trattati si è parlato della storia e delle tecniche del merletto di Scanno con le esperte : Maria Carmela La Monticella in rappresentanza del Comune di Scanno e la Maestra Merlettaia, Anna Maria Pizzacalla.

 

In Abruzzo nasce una scuola per artigiani del merletto.

 

Il progetto è stato finanziato dalla Comunità europea con un contributo di 170 mila euro in due anni, divisi tra la Regione Abruzzo e la Fidapa (Federazione Donne Arti Professioni e Affari) con sede al L'Aquila. Il progetto Soft Art si articola in due fasi, la prima prevede il reclutamento di 18 specialisti, nell’ambito dei Paesi partner, esperti di formazione e organizzazione museale. La seconda fase invece prevede mostre, convegni e la realizzazione di un sito Web. L’arte del merletto in Abruzzo è una tradizione antichissima, molto apprezzata anche dai turisti.

Particolarmente significative le realtà di Scanno e del L’Aquila.

(15-01-2001 Articolo tratto dal sito http://www.labitalia.com)

 

  

 Soft Art: una ricetta per l’antica arte del merletto


Con enorme successo, per il secondo anno, l’Abruzzo coordina il progetto, nell’ambito della soft art, per il recupero della storia del merletto in collaborazione con l’Alte Spitze tedesco e il museo Alicante spagnolo.
I patner coinvolti hanno sottolineato l’importanza di questo progetto comune, ottimizzando le risorse e riportando alla luce questo tipo di lavoro conferendogli una nuova collocazione tra le più moderne arti di artigianato.

(Articolo tratto dal sito     http://www.labitalia.com)

Maria Cristina Bravi

Nella città dell’Aquila vive e lavora Maria Cristina che gestisce il laboratorio” Le mani d’oro”dove si può trovare una diversità di articoli: dai classici centri, agli originali gioielli.

Maria Cristina Bravi, con il suo tombolo ed alcune sue opere:

Centro donato alla First Lady Carla Bruni in occasione del G8 all’Aquila, luglio 2009

  

“La Rinascita”

Il 6 Aprile 2009 alle ore 3,32 ora locale, la terra abruzzese ha tremato. Molte persone hanno lasciato per sempre i loro cari, molti feriti, case distrutte, vite che si sono fermate….per poco tempo perché la gran voglia di ritornare come prima, voglia di riprendersi la vita e dimenticare i brutti ricordi è stata forte, come il sisma. Cristina ha perso il suo laboratorio, ma questo sorriso dice tutto.

  

Cristina si è ripresa il tombolo tra le macerie e ha voluto ritornare alla normalità. Nella seconda foto vediamo l’inaugurazione della sua piccola casetta-laboratorio, nel Villaggio del Commercio Via Carlo Gonfalonieri-località impianti sportivi di Verdeacqua-L'Aquila.

Aielli ( AQ)

Ad Aielli, un paesino in provincia dell’Aquila, Pierina Rico  si dedica al merletto a tombolo nel suo laboratorio artigianale. Apprese l’arte del tombolo presso la scuola di merletto di Scanno.

Ecco alcune sue opere:

Un sontuoso copriletto

Tovaglia da 12 persone

Scanno

scanno_card_20

Costume tradizionale di Scanno

Il merletto di Scanno ha delle caratteristiche peculiari: è realizzato con un filo di cotone sottilissimo e le coppie di fuselli variano da tre a dodici e viene realizzato, a volte, senza disegno. La lavorazione può essere a filo non continuo, cioè si spezza il filo terminata una parte del lavoro, per poi riattaccare i fuselli, continuando un'altro motivo facente parte dello stesso lavoro. Il tombolo fa parte del corredo, delle giovani spose di Scanno, che fin da bambine hanno assaporato l'arte del merletto dalle loro nonne e madri. Il tombolo e la "sceda (disegno), facevano parte dell'arredo di casa. Durante l'estate si possono vedere le merlettaie,  sedute sulle scale dei tipici vicoletti del paese, intente nella lavorazione del tombolo.

 

      

Federica Silvani e Francesco Rotolo unendo l’arte del tombolo e l’arte orafa hanno creato una considerevole collezione di gioielli. “Il gioiello del tombolo”, Scanno

 

 

Scannocomp       scanno

Merlettaie di Scanno

Presso l'Asilo Comunale gestito da Suore, alcune volontarie organizzano dei corsi, per poter tramandare l'arte. A Scanno si trova "Il Museo della Lana" dove si possono vedere reperti delle lavorazioni artigianali del passato, tra cui il tombolo. Molto bello è il costume tradizionale che non a caso viene nominato come "Il Costume degno di una Regina". Un giovane imprenditore scannese ha realizzato delle statuine in oro e argento che rappresentano la donna di Scanno nel costume tradizionale.

Il costume tradizionale di Scanno (tratto da “Poliorama pittoresco”, 1855-56)

“Il Signor Giuseppe Tanturri di Scanno, nell’occuparsi della monografia di quel circondario che deve far parte del Regno delle due Sicilie descritto e illustrato, ci ha gentilmente inviato un disegno a colore del bizzarro costume delle donne di quel paese, e da esso il valoroso Signor Mattej ha tratto la graziosa vignetta che accompagna questo articolo.

Le donne di Scanno indossano panni di lana in qualsivoglia stagione. La gonnella, che forse non impropriamente chiamano casacca, è di colore verde cupo, scarlatto negli sponsali, con fitte pieghe al di dietro, che raccolte e congiunte ad un pezzo di panno a foggia di camiciola, tolgono a chi la indossa ogni garbo di vita; la quale perciò non rimane quasi per nulla spezzata. Il giustacuore, “comodino”, diviso dalla gonnella, è di panno turchino scuro, a larghe maniche pieghettate sulla spalla e ne’ polsi, e guarnite di ricamo colorato nell’estremità; nel di dietro ha piccola faldina sporgente ad uso di coda; nel davanti chiude esso il petto quasi sino al collo; ma nuovo e bizzarro è il modo di stringerlo ed abbottonarlo. Divisa la lunghezza delle due faldine in tre parti, nella prima parte superiore sono quattro bottoni di argento disposti verticalmente che le chiudono; nel mezzo sono altri sei bottoni disposti in due ordini su piccolo pezzo quadrilatero di panno intagliato, che chiamano “pettiglia”; e nella parte inferiore vengon chiuse con quattro “ciappette” anche di argento; le quali in certo modo stanno a sostegno della non piccola dovizie del petto. Nel giro del collo il comodino è guarnito di merletto increspato. Il grembiule, denominato “mantesa”, suol’essere di tessuto di lana non gualcato (infeltrito), e di colore o scarlatto, o cremisi, o cenerino, o violetto. Dividono i capelli dal sincipite all’occipite in due porzioni, che accolgono posteriormente in due ciocche; le quali intrecciate con lacci di seta di varii colori, girano sul capo, a mo’ di corona, lasciando dietro le orecchie due trecce con bel garbo disposte a semicerchio, le quali solamente sono visibili, mentre il rimanente resta più o meno coperto da un originalissimo “cappelletto”. E’ il “cappelletto” una specie di turbante, che diversifica da quello de’ Musulmani perchè di poco più alto, con coda più lunga, per nulla increspato nel davanti, ed è amovibile senza che resti scomposto. La “tocca” , il “fasciatoio”, e il violetto ne sono i componenti. La “tocca” è una fascia di bambagia a più pieghe, alta mezzo palmo circa, che si avvolge dalla fronte all’occipite e da questo a quella, e costituisce, direi quasi, l’ossatura del “cappelletto”. Il “fasciatoio” è un pezzo di merinos, ovvero di tessuto di lana non gualcato, di colore turchino oscuro, della forma di un’asciugamani, la cui metà spiegano sul vertice, nel mentre adattano il lembo destro sul sinistro, e l’estremità anteriore rovesciano sulla posteriore, facendo rimanere dalla fronte in su un quadrilatero più o meno allo; e quindi col piegare il lembo sinistro sul destro, arrotondano gli angoli anteriori, e ritengono con spille nel di dietro all’orlo superiore della tocca le due parli ristrette, che vanno cosi a cader penzoloni fin presso alla regione infrascapolare. E’ questa l’“incappatura”, che corrisponderebbe alla piccola tenuta, o tenuta giornaliera. Ma l’incappatura, non è il cappelletto. Per aversi questo bello e formato, occorre il “violetto”, cioè una seconda fascia di bambagia, ma grezza e di lento tessuto la quale coi suoi giri , mentre copre perfettamente la prima, ed in parte anche il “fasciatoio” lascia nel suo ultimo giro delle liste verticali intessute di seta a varii colori, ed anche a filigrana. Le calzette sono o bianche, o color cece, o turchine; e non raramente veggonsi le scarpe guernite di fibbie d argento. Sopraccaricano poi il collo di lacci di oro a maglie sottilissime, dai quali scendono due, tre e talvolta quattro ciondoli, anche di oro, chiamati “gioie” che fissano lateralmente alla “pettiglia”, a guisa di altrettante insegne cavalleresche. Usano pendenti più o meno grandi alle orecchie, una quantità di anelli con castoni ben grandi alle mani. Le altre particolarità di questo veramente bizzarro costume, con talune considerazioni, si leggeranno nel Regno delle Due Sicilie scritto e illustrato.”

Pescocostanzo

Merlettaie di Pescocostanzo che lavorano all’aperto in Via Colle di S. Maria delle Grazie*

A Pescocostanzo, tra il 1400 e il 1700, si stabilì una colonia di artigiani proveniente dalla Lombardia, che influenzò le varie espressioni artistiche della città, quindi anche il merletto ricevette una certa influenza nella sua realizzazione.

 

       

     

Alcuni esemplari antichi di trine pescolane, gli ultimi due esempi sono eseguiti liberamente senza l’ausilio del disegno.

 La trina pescolana è realizzata con filo di lino e sovente il lavoro è a filo continuo. Si va da un minimo di sei coppie di fuselli per il pizzo rinascimentale, ad un massimo di trenta per quello sciolto e i motivi caratteristici sono : la giara, l'aquila, il pesce, la rosa. 

 

“ I Pupi”, merletto del XVIII secolo* ( Collezione Fam. Colecchi, Pescocostanzo)

 

 

“Le Pupe”, particolare di un merletto del XVIX secolo, similare al precedente e conservato al “Cleveland Museum of Art”, Cleveland, Ohio, USA. Dono di

 

 

Merletti pescolani, collezione Fam. Sabatini

Per poter tramandare la tradizione alle nuove generazioni il Comune di Pescocostanzo ha istituito nel 1992, presso il Palazzo del Governatore, la "Scuola del Merletto a tombolo", finanziata con una specifica legge regionale dove i ragazzi possono seguire lezioni gratuite da giugno a settembre.  Presso Palazzo Fanzago, antico convento di clausura, è ospitato il museo del merletto. 

Merlettaia di Pescocostanzo in Via Del Corso

Alcuni sampler del XVIII secolo

Atri (Teramo)

Costume tradizionale delle contadine di Atri^

Bonafede Matilde Oddo nel 1888 descriveva così il costume di Atri: « Le contadine di Atri coprono il loro capo con largo fazzolo di forma quadrata, ripiegato per diagonale e rimboccato nei due lati sopra la testa. Un tempo fu di panno lino orlato di merletto o (pizzillo) poscia si fece di percalla ricamato all’ intorno ed oggi di tullo (tulle) ancor messo a ricami più o meno ricchi. Gli orecchini (sciacquagli) sono alcuni cerchietti di oro, poligoni più o meno grandi, ornati nel mezzo con una catenella smaltala. La collana, o è di coralli ad un filo, a due e tre e fino a quattro, l’uno più lungo dell’altro, cosicché stringono ed abbracciano per intero il collo; oppure la collana può essere fatta di tante pallottoline di oro ( poste d’oro) anche a più di un filo. L’apertura della camicia è orlata di merletto. Una specie di corsettino (sacchetto) stringe la vita ;questo ha maniche spezzate, raggiunte da nocche di fettucce, e n’escon fuori alcuni rigonfi della camicia appunto là sopra le spalle. Il grembiule (parnanza) per lo più è bianco. La gonna (guarnello) ha finissime pieghe dette codde, ed è ornata nella parte inferiore con una balzana di fettuccia. Un tempo, quando correva un’età sobria e pudica, il vestire delle nostre contadine era per lo più di panno lano tinto in casa con iscorze di alberi e fiori campestri. Oggi appena si è conservata la foggia di quel semplicissimo vestire; e spesso oggi fra le genti del contado le meglio stanti, si usa la seta in luogo del modesto fustagno.”

Canzano (Teramo)

Canzano, città del merletto”, questa dicitura si trova in una targa posta all’ingresso del paese, qui le donne sono orgogliose della loro scuola di ricamo e merletto dove abili e sapienti insegnanti impartiscono la loro conoscenza. La Regione Abruzzo ha sostenuto e continua in tempi odierni a sostenere la tradizione delle lavorazioni artigiane artistiche, riconoscendone il patrimonio culturale. Nel 1990 la Regione assegnò al Comune di Canzano un contributo per una mostra sul merletto# . La Giunta Regionale con 2 delibere ( 3469/97 - 2864/99 ), ha permesso al Comune di Canzano di portare nelle scuole elementari la conoscenza del ricamo e del merletto e la possibilità di recuperare una tradizione che stava scomparendo. Dal 1-8 al 9-8-2006 si è svolta la mostra  di merletti antichi e moderni. Tutti gli anni nella prima quindicina di Agosto si svolge la “ Mostra del Ricamo e del  Merletto, Antico e Moderno”.

Gessopalena ( Chieti)

 

antico merletto prodotto a  Gessopalena

    

Merletti del XVIII secolo eseguiti senza ausilio del disegno

Merletto attribuito a Gessopalena* (Campanari, Roma)

Guardiagrele ( Chieti)

Guardiagrele, alle falde della Majella, ha una sua storia legata soprattutto all'artigianato e qui tutti gli anni, si svolge la Mostra dell’artigianato legata ad un concorso. La prima mostra si svolse nel 1971,  nel 1988 venne introdotto anche il concorso per il merletto a fuselli. Il primo premio a tema libero, venne assegnato a Rosati Paolina di Corropoli (TE).

In questo Comune, nasce nel 1998 l’Associazione “ Le Arti Antiche”, con sede nell’ex convento delle Suore Francescane; l’associazione ha come scopo principale, mantenere vivo l’interesse verso la tradizione nazionale e abruzzese, del ricamo e del merletto.

artiantiche

Vasto (Chieti)

A Vasto, presso il Palazzo d'Avalos, ha sede una collezione prestigiosa di costumi tradizionali. Possiamo ammirarne uno che rappresenta l'abito per le feste importanti ed ha il grembiule impreziosito con merletti realizzati al tombolo e così anche la "tovaglia" o "velo da testa".

vasto

Costume esposto nel Museo di Vasto

Tocco da Casauria ( Pescara)

A Tocco da Casauria, si è svolta una mostra di merletti, nell’anno 1998.

Tocco, merletti di inizio 800 alla cantina Filomusi Guelfi, di Walter Teti

TOCCO DA CASAURIA - L'occasione del concerto del duo Ciavatta-Ciolino che la sezione di Pescara di Italia Nostra propone questa sera, alle ore 20.30, nella sede della cantina dei Filomusi Guelfi di Tocco, dà l'opportunità a Lorenzo Filomusi Guelfi, titolare dell'omonima enoteca, di esporre al pubblico antichi merletti, pizzi, e trine risalenti alla prima metà dell'Ottocento. La scelta di far svolgere il concerto nella prestigiosa tenuta Guelfi rientra nell'ambito delle iniziative per la valorizzazione del patrimonio architettonico storico regionale, che Italia Nostra ha realizzato in collaborazione con il Conservatorio di musica di Pescara "Luisa D'Annunzio". Scovati in due "stanze morte" della immensa casa di famiglia di Popoli dalla moglie Amelia Genco, dove probabilmente sono rimasti sepolti per almeno un secolo, i preziosi capolavori artigianali sono stati portati nell'antica residenza dei nobili Filomusi Guelfi di Tocco, «dove potranno fare bella mostra di sé sistemati vicino alle opere in legno e in pietra che adornano la casa, anch'essa un gioiello di ricchezze storiche e architettoniche», spiega la signora Amelia. «I reperti», precisa Lorenzo Filomusi Guelfi «costituivano i corredi di nozze di nobildonne entrate nella nostra famiglia: è nostra intenzione condividere con tutti l'apprezzamento di questi autentici capolavori». (Questo articolo è apparso sul quotidiano “il Centro”, il 13 settembre 1998)

 

Negli anni ’50 era in circolazione questo francobollo su”Il tombolo in Abruzzo e Molise”, del valore di 6 Lire.

1853 Mostra Industriale, Napoli

Nel maggio del 1853 si svolse a Napoli la mostra dei prodotti dell’industria del regno di Napoli, all’epoca l’Abruzzo faceva parte del regno e portò in esposizione una quantità considerevole di merletti. Vi parteciparono la Real Casa De Medici per gli Abruzzi, lo stabilimento delle scuole Pie di S. Paolo per l’istruzione delle alunne povere, le scuole Pie di S. Giuseppe per l’istruzione delle donne povere dell’Aquila, il conservatorio di S. Maria della Misericordia, il conservatorio della SS. Annunziata dell’Aquila.

Onore alle merlettaie di un tempo

Leone Anna

Anna viene citata nell’ “Annuario del Ministero dell'Educazione nazionale” del 1940 come maestra di laboratorio per trine e merletto presso la “Regia Scuola Professionale Femminile”, P.zza San Basilio. In quell’anno c’erano 51 alunne che frequentavano la scuola.

 

 

 

 

Scuole, Associazioni, Musei

Museo e scuola del merletto  P.sso Palazzo Fanzago (Antico convento di clausura) P.zza Municipio  Pescocostanzo ( AQ) Tel. 0864-640003       

"Museo della Lana "di Scanno   Casa Comunale Via Calata S.Antonio   Scanno (Aquila)   tel. (IAT) 086474317

"Mostra annuale del Merletto e Ricamo" P.sso  Palazzo De Bernardinis  Canzano (Teramo)            La mostra si svolge nella prima quindicina di agosto

Mostra Regionale dell'artigianato artistico tradizionale L'Aquila           1-20 agosto

Mostra Artistica della Majella   P.sso Edificio Scolastico Via Cavalieri  

Guardiagrele (Chieti)  La mostra si svolge tutti gli anni dal 1 al 20 agosto, c'è anche un concorso a premi per ogni settore artistico.

            info@artigianatomajella.it                http://www.artigianatomajella.it/storia.htm   

 

Video

https://www.youtube.com/watch?v=id8p03daPPM

 

Ringraziamenti

Per la collaborazione si ringraziano i siti:

http://www.fondazionelions.org/sezioni/museo_costume.htm

http://www.scanno.org

www.isinet.it/abrunet/artigian/tombolo/tombolo.htm

http://www.abruzzoitalico.it/Paese.asp?ID=6&Paese=Scanno

www.lemanidoro.com

http://www.sposavip.it/paesaggi.htm

http://www.wildflowersewingstudio.com/lace.htm

http://www.scannonline.it/artigianato/tombolo/home.asp

http://www.lartedeltombolo.it/index.html

 

*tratto da “Altipiani d'Abruzzo” di Agostinoni Emidio, 1912

^ tratto da “ Poliorama pittoresco”, 1836

#LEGGE REGIONALE N. 29 del 03 04 1990FONTE BOLLETTINO UFFICIALE REGIONALE 23 5 1990 N. 12

La foto del merletto per la regina Margherita è tratto da Exhibition of Abruzzese Art at Chieti, Modigliani, Ettore. The Connoisseur, Vol. 14 (1906)

« Guida della città dell'Aquila », Bonafede Matilde Oddo 1888

 

Home page